«Niente calcoli: dobbiamo solo vincere»
L’ala Filippo Baldi Rossi svela il mantra della Unahotels: «Siamo concentrati, con Cremona e Varsavia gare decisive»
REGGIO EMILIA. Filippo Baldi Rossi è tornato. In verità non se ne è mai andato, né - tiene a far sapere - ha mai avuto l’idea di lasciare la Unahotels.
Dopo essere rimasto sul pino per alcune gare, il lungo bolognese è tornato in pieno nelle rotazioni. Con buoni risultati, pure. Come s’è visto a Varsavia nell’andata dei quarti di Fiba Europe Cup.
Sulla sua uscita dalle rotazioni s’è scatenata la fantasia popolare. Come sono andate le cose? Ci sono stati screzi col coach Caja?
«Litigi col coach non ce ne sono mai stati né a livello sportivo né extrabasket. Penso che il coach abbia semplicemente ritenuto, per quelle due o tre partite, che ci fosse bisogno di rotazioni di altro tipo, come far giocare Olisevicius in posizione di quattro. Erano gare importanti che servivano, ad esempio, per blindare il passaggio del turno in coppa, così ha fatto determinate scelte tecniche. Non c’è stato davvero nulla con lui».
Come ha vissuto quei momenti a margine delle rotazioni?
«Con la consapevolezza che avrei dovuto farmi trovare pronto quando sarebbe stato il momento. Che è poi quello che mi è stato chiesto sin dal primo giorno. So di dover dare intensità in difesa e poi da lì dare il mio contributo in attacco».
È mai stato sul mercato?
«Non ho mai chiesto di andarmene. Né la società mi ha mai comunicato di voler percorrere altre strade. Da quel che so, la società non mi ha mai messo sul mercato».
Sgombrato il campo dalle voci che l’hanno vista protagonista, quando è stato richiamato in causa ha fornito buone prestazioni, come a Varsavia. Che gara è stata?
«In primis c’è da dire che è stata di una sportività assoluta. Non c’è stato alcun eccesso da parte dei tifosi. Abbiamo giocato in un palasport piccolino e gremito di tifosi. Chiaro che c’era un grande calore verso la squadra di casa. Noi siamo stati in partita con la consapevolezza che non sarebbe finita là. Abbiamo tutto ciò che ci aveva chiesto il coach a livello di dettagli e di frenesia difensiva, e abbiamo sempre ripreso la gara quando i nostri avversari hanno provato a fare il break».
Il successo dell’andata vi dà una certa serenità in vista del match di ritorno di mercoledì a Casalecchio?
«Il +3 dell’andata non ci consente di fare grandi calcoli e l’obiettivo di mercoledì è di vincere. Non facciamo calcoli di altro tipo: noi dobbiamo vincerla».
L’impressione è che il livello si sia alzato notevolmente rispetto alle fasi iniziali del torneo.
«Sicuramente c’è stata una bella scrematura. L’intensità fisica s’è alzata sempre di più. Il Legia è una squadra forte con tanto, ma tanto talento nei piccoli. Come s’è visto, ci sono americani pericolosi che possono produrre molti punti. I lunghi, poi, sono solidi e preparano blocchi importanti per il gioco per le guardie. C’è bisogno di grande attenzione ai loro schemi. Bisognerà preparare anche la gara di ritorno nei minimi dettagli. Il mantra sarà: vincerla senza fare calcoli».
Al di là del lato sportivo la trasferta in Polonia non è stata come tutte le altre...
«Sicuramente. È stato molto toccante sul lato umano. Appena arrivati al check-in dell’hotel ci è venuta la pelle d’oca. La hall, che era molto ampia, era piena di profughi ucraini: bambini, con mamme e nonne che non si sapeva dove sarebbero stati mandati. Nei loro occhi si leggeva ciò che stavano vivendo. Dai tg italiani ci si può fare un’idea di quello che sta loro succedendo, ma non si percepisce realmente l’incubo che queste persone stanno passando. Nel nostro hotel erano di passaggio, venivano smistati nei diversi saloni a seconda delle loro destinazioni. Assistere a tutto questo ci ha segnato. C’è stato un confronto fra di noi, con i compagni e lo staff. In queste situazioni si comprende quanto si è fortunati. Sembra una frase fatta, ma è così. Quando vedi figli e mogli separati dai padri e dai mariti, capisci che siamo davvero fortunati a vivere in Italia».
In Polonia avete avvertito particolari pericoli? Siete stati sottoposti a particolari controlli?
«Girando l’Europa in un periodo di pandemia avevamo già vissuto una situazione straordinaria a livello di controlli. Certo, abbiamo visto tanta polizia in giro. Un rafforzamento delle forze dell’ordine».
Tornando al basket: siete soddisfatti del vostro percorso fra campionato e coppa?
«L’obiettivo della società, del coach e della squadra era sin dall’estate quello di fare un’annata sana e limpida per salvarsi bene in campionato senza arrivare con l’acqua alla gola come l’anno scorso, e in Europa di fare una bella avventura, arrivando il più avanti possibile. Adesso siamo lì in entrambe le competizioni, ma non facciamo sogni o calcoli. Pensiamo solo a farci trovare pronti alla prossima partita».
Domani sarete a Cremona in una gara che potrebbe essere lo spartiacque della stagione.
«È una partita importantissima, ne siamo consapevoli. All’andata eravamo senza Olisevicius e senza Cincia e avevamo perso. Il primo obiettivo sarà quindi riscattare quella sconfitta facendo una buona gara. Come ho detto, noi ragioniamo gara per gara pensando a vincere e basta. Senza guardarci né avanti né indietro».
Come vede la Vanoli?
«Si è rinforzata inserendo un giocatore esperto come il lituano Juskevicius. In casa Cremona ha fatto imprese importanti, in più in palio ci sono punti pesanti in chiave salvezza. Arriva dal successo con Napoli nel recupero, schiera lunghi imprevedibili e la squadra gioca a un ritmo partita molto alto. È un’avversaria che richiederà il massimo rispetto e il massimo impegno da parte nostra. Dovremo essere duttili e dovremo imporre il nostro ritmo partita e non seguire il loro».
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