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«Così seleziono i giocatori per costruire la Unahotels»

«Così seleziono i giocatori per costruire la Unahotels»

Lo scout Talamazzi a caccia di profili interessanti

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Reggio Emilia Altri tre anni insieme. È un bell’attestato di fiducia quello che Pallacanestro Reggiana assegna a Michele Talamazzi, da due anni team manager e responsabile scouting del club biancorosso, un biennio in cui ha lavorato con attenzione e con buoni risultati su entrambi i fronti, quello dell’organizzazione e della logistica e quello della valutazione dei giocatori potenzialmente utili alla causa. Ieri la società ha annunciato di aver prolungato il contratto di Talamazzi (in scadenza a fine giugno) per altre tre stagioni, sino al giugno 2025, con una opzione di uscita in favore del club al termine della stagione 2023/2024. Il 40enne di Cremona è arrivato a Reggio nel 2020 dopo una lunga esperienza nel club della sua città, la Vanoli.

«Mi fa grande piacere proseguire, devo dire grazie alla presidente Bartoli, ad Alessandro Dalla Salda, ai soci, mi messo in ottime condizioni di lavoro e mi hanno dato grande fiducia e ora me ne danno di ulteriore, in un percorso di cresciuta professionale, sono entusiasta, molto felice, e siamo già in ballo, perché finita la stagione abbiamo tirato solo un attimo il fiato», racconta.

Ha vissuto due anni intensi, decisamente.
«Sono stati due anni di cambiamento, in parte di evoluzione, in tutti i campi e in tutti i ruoli, a Reggio non è mai mancato nulla per fare bene, né per l’organizzazione per il lavoro di team manager, né per lo scouting, anche se ovviamente per questa parte per un periodo non abbiamo potuto fare altro che guardare in tv o online. Appena è stato possibile, però, siamo ripartiti».

Come valuta i giocatori?
«È sempre stato un lavoro collettivo, ho sempre avuto la fiducia dell’allenatore e del ds Barozzi, c’è sempre un dialogo e confronto continuo su ogni aspetto del nostro lavoro. C’è una parte di scouting di valutazione dei giocatori, c’è il confronto su quello che fa la squadre concretamente nelle settimane di allenamento e nelle partite, e c’è ovviamente per la parte di logistica».

Organizzazione che, con le coppe, diventa ancora più complessa?
«Le trasferte si preparano per tempo, quando c’è un calendario definito ci si può attivare, il lavoro da fare c’è ma si può cadenzare su vari giorni per arrivare in tempo agli appuntamenti, ci vuole un po’ di organizzazione poi si può fare tutto.

Eccezioni?
«Nelle fasi ad eliminazione ci si muove per forza di fretta all’ultimo, non si sa se si passa il turno e chi sarà l’avversaria, ma non abbiamo mai avuto problemi».

Anche nel 2022/23 sarete in Europa. Ma ancora è difficile capire in che competizione. Un aspetto che non aiuta?
«Speriamo di avere chiarezza, le coppe cambiano il mercato, cambiano la preparazione, di certo la partecipazione europea è da sempre molto importante per Pallacanestro Reggiana».

Cosa vi portate dall’esperienza di Fiba Europe Cup?
«Molte volte la coppa ha permesso a giocatori e squadra di ritrovare fiducia dopo una sconfitta, senza rimuginare troppo, ed ha aiutato a fare gruppo. Siamo stati bene insieme. Per me è stata la prima vera esperienza del genere, l’anno precedente c’erano state quelle mini “bolle” ed è stata un’esperienza positiva, ha permesso di girare, visitare luoghi, conoscere dirigenti».
 
Le prossime avventure le vivrete con Max Menetti. Contento della scelta?
«Siamo entusiasti del suo arrivo. Lui è motivato, di carne al lo staff in buona parte è confermato e dal punto di vista organizzativo partiremo già un minimo rodati. Ho conosciuto Menetti come avversario e a qualche cena quando venivo a vedere le partite di Reggio ma ora è un’altra cosa, si lavora insieme, bisogna capire il linguaggio comune per parlare dei giocatori».

Il mercato è bloccato in attesa della finale scudetto. Cosa potete fare, in queste settimane?
«Si prendono contatti e si fa scrematura, per capire quali possono essere i giocatori adatti fra quelli osservati in inverno. E a quel punto si approfondisce, per vedere se ci sono margini di manovra, perché magari hanno altre ambizioni e puntano ad altre leghe».
 
In più, riprendete gli allenamenti. Vi aiuterà?
«Decisamente, questa è un’attività molto utile, che fanno poche realtà e che ritengo preziosa. Possiamo vedere dal vivo ragazzi che stiamo già osservando in A2 e in B e che se non sono pronti ora, magari lo saranno fra due o tre anni».
 
Farlo direttamente è un’altra storia?
«Sì, è interessante poterli osservare a casa ed è sicuramente un plus per l’attività di scouting. Dal vivo ci si accorge di tanti aspetti».
 
Poi ci sono i giocatori che tornano dai prestiti.
«Il discorso vale anche per loro – conclude –, sono atleti che vengono da un anno di esperienza, vanno monitorati per capire bene quali progressi abbiano fatto».

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