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«Goretti sarà il ds perfetto per l’ambiziosa Reggiana»

Wainer Magnani
«Goretti sarà il ds perfetto per l’ambiziosa Reggiana»

L’allenatore e amico Bucchi esalta il nuovo dirigente granata

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Reggio Emilia Manca solo l'ufficialità da parte della Reggiana ma ormai è certo che sarà Roberto Goretti a raccogliere il testimone lasciato da Doriano Tosi. 
 
Goretti, 46 anni, da sette anni ha intrapreso la carriera di direttore sportivo. Per lui cinque anni al Perugia con vittoria del campionato di Lega Pro, Supercoppa, quattro stagioni in serie B con l’appendice dei playoff e quest'anno al Cosenza ha colto una salvezza miracolosa.

Chi conosce bene Roberto Goretti, perché è stato suo allenatore nella stagione 2016/17 dove ha conquistato il quarto posto e in semifinale playoff è stato eliminato dal Benevento, è il mister Cristian Bucchi. 
«È un ds che ama lavorare di squadra – rimarca Bucchi, lo scorso anno allenatore della Triestina – ha un’empatia del tutto speciale con l'allenatore, la società e anche con l’ambiente».

A Reggio Emilia raccoglierà una pesante eredità.
«Roberto ama le sfide e sono certo che se accetterà la Reggiana verrà con grande entusiasmo. Non è stato facile essere profeta in patria eppure a Perugia ha fatto grandi cose, come a Cosenza».

Il dopo Doriano Tosi sarà una bella sfida, non crede?
«Tosi è stato il mio ds ai tempi del Modena ed effettivamente lascia un’eredità pesante ma Roberto ha le spalle larghe. È a giovane ma ha esperienza, in piazze anche difficili come Perugia e Cosenza».

Qual è l’aspetto caratteriale di Goretti che vorrebbe sottolineare?
«Il valore umano della persona. Sotto questo profilo sono certo che lascerà il segno, come ha fatto a Perugia e Cosenza, soprattutto nei rapporti con chi è al suo fianco».

Lascerà la serie B per la Reggiana.
«È vero, ma Reggio Emilia è una piazza straordinaria per cultura sportiva, passione e tradizione. Non credo che la Reggiana sia una società di serie C, troverà un grande ambiente».

È un presenzialista?
«Lo è a tutto tondo, nel senso che è sempre presente al campo per gli allenamenti, ha un confronto costante con tutto lo staff e la dirigenza e poi gira molto sui campi. Vede centinaia di partite, non manca mai agli eventi ma in particolar modo segue i giocatori fin dagli esordi».

Non è un caso quindi se ha iniziato come responsabile del settore giovanile?
«Proprio così. È un ds che ama seguire i giovani, la loro crescita sportiva, i vari passaggi della loro carriera»

Con lui ha avuto un ottimo rapporto?
«Abbiamo conquistato il quarto posto in serie B col Perugia che è stato il miglior piazzamento degli ultimi anni. A Roberto mi lega un rapporto particolare perché siamo stati compagni di squadra a Perugia e con l'Ancona».

Sarà stato anche avversario in campo di Aimo Diana?
«Sicuramente perché Diana è più giovane di soli due anni per cui si saranno certamente ritrovati avversari».

Ma è un bene o un male che tecnico e ds siano coetanei?
«Parlano la stessa lingua e hanno vissuto lo stesso calcio, anche se poi alla base c'è un grande rispetto del ruolo. Roberto, ripeto, è un direttore sportivo giovane, dinamico e allo stesso tempo esperto ma soprattutto sa comunicare con i giocatori».
 
Arriva in una società e in una piazza che vuole vincere e per migliorare il risultato dell’ultima stagione c’è solo da arrivare in serie B.
«Chi fa questo mestiere sa con quale realtà deve fare i conti. A Reggio Emilia ci sono le pressioni di una piazza che merita la serie B. Le ambizioni sono inevitabili ma se Roberto ha lasciato la serie B per venire alla Reggiana. Sono convinto che Goretti ha compreso che ci sono le potenzialità per soddisfare le esigenze del club e della piazza. Poi non dipenderà solo da lui».

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