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La Reggiana riparte da Diana ma Salerno si appella ai tifosi

Il presidente ribadisce l’impegno della società per un «campionato di vertice» e avverte: «Per fare un calcio sostenibile non bastano i soldi dei soci»


16 giugno 2022 Luigi Cocconcelli


Reggio Emilia Stesso budget, nonostante nelle casse sociali venga a mancare circa un milione e 200 mila euro del paracadute per la retrocessione, identici gli obiettivi. Non vuol parlare di vittoria ma di squadra di vertice sì, anche perché i 21 giocatori sotto contratto hanno dimostrato con i fatti di esserlo. Il presidente granata Carmelo Salerno tranquillizza i tifosi.

Ieri mattina ha colto l’occasione della presentazione ufficiale di Aimo Diana per riprendere la parola. E nel farlo si è scusato per il mese, o quasi, di silenzio. Dettato dalla grande amarezza, la rabbia per la conclusione del campionato. Zitti sì ma non fermi: «In questo mese – abbiamo lavorato duramente per ripartire» ha detto il presidente che è tornato su concetti a lui cari.

LA CHIAMATA ALLE ARMI
«Una squadra di calcio – ha ribadito Salerno – è proprietà della comunità, dei tifosi, della città, non dei dirigenti, quelli passano e quando se ne vanno mica si portano con loro la società». Da qui la necessità di remare tutti nella stessa direzione: «La tifoseria, a cui chiediamo di continuare a starci accanto, a cominciare dalla prossima campagna abbonamenti. Poi gli sponsor, che tramite la squadra di calcio possono veicolare le loro eccellenze e infine l’ Amministrazione comunale».

Invero, soprattutto all’inizio della sua conferenza stampa, il massimo dirigente granata nominerà più volte l’amministrazione comunale, tanto da far subito pensare che volesse porre l’accento sui costi del centro sportivo di via Agosti, i cui lavori, ancora di là da partire hanno contribuito ad alimentare l’incertezza di queste settimane.
«No – chiarisce Salerno – sui lavori di sistemazione di via Agosti, il Comune non ha colpe. Semmai la colpa è della burocrazia, ma comunque adesso sembra davvero che ci siamo. Sono ottimista e se riusciamo a far partire i lavori in queste settimane allora davvero la Reggiana potrebbe avere a disposizione due campi d’allenamento in erba naturale già a ottobre-novembre» ha detto il numero uno granata.
No, il riferimento all’Amministrazione, le doglianze sono per le spese per affitto ( 600 mila euro 2 anni fa, 574 la stagione appena conclusa) dei campi di allenamento e del Mapei Stadium per le partite, oltre a tutti gli altri campi dove le altre squadre granata sono costrette ad allenarsi proprio per l’assenza del centro sportivo. «In tutto – ha ricordato Salerno – spendiamo per queste voci 1 milione 200mila euro. Tutte risorse sottratte alla prima squadra».

ROMANO E DORIANO
Gli chiedono se adesso, dopo l’uscita di scena di Doriano Tosi, non si senta l’uomo solo al comando. E lui prima risponde con diplomazia («Non mi sento un uomo solo al comando, le scelte in società vengono prese da tutti i soci, ma sono comunque costretto a metterci la faccia, perché Amadei per impegni in azienda e l’età non può essere una presenza costante»), ma poi tocca il tema delicato del braccio di ferro che ha caratterizzato i giorni successivi all’uscita della Reggiana dalla corsa per la B. E lo fa ringraziando Amadei («senza il quale – ha detto Salerno – questa società non ci sarebbe nemmeno”) «perché – ha detto Salerno – non dev’essere stato facile, per lui, assecondare la proposta di un nuovo modello organizzativo, sacrificare a quella scelta anni ed anni di collaborazione con Doriano Tosi». Salerno svela di aver messo per iscritto in una missiva inviata ad Amadei questa sua convinzione di dover cambiare qualcosa prima ancora della conclusione del campionato e la nota si chiudeva con un «a prescindere da come si chiuderà l’annata sportiva».

DIANA BIS
La scelta di Diana è stata facile. Due partite sbagliate non possono cancellare quanto di buono fatto durante l’anno, la stima reciproca è tanta, conosce ambiente, giocatori, era la prima scelta,. Mai contattato o preso in considerazione altri tecnici. Già prima dei playoff , ammette il presidente, aveva avuto più di un colloquio con il tecnico, aveva accennato all’ipotesi dei rinnovo. Si è atteso per la comunicazione ufficiale che lui desse la disponibilità e, soprattutto, un confronto con il nuovo direttore sportivo.
«Del resto – ha chiosato Salerno – Diana ha sempre dichiarato di considerare la Reggiana e Reggio una piazza non di serie C ma di serie superiore, si è avviato un lavoro, c’è da concluderlo».

ECCO GORETTI
Non c’è stato nessun casting, per correttezza il presidente ha parlato con i 6-7 che in qualche modo erano stati proposti e che “a Reggio sarebbero venuti a piedi”,la scelta era già fatta. Quando è scoccata la scintilla? «Qualche mese fa, Cosenza è la mia città d’origine, la conosco, mi incuriosiva il perché un dirigente esperto come Goretti avesse accettato una situazione con solo 5 giocatori sotto contratto, al primo incontro sul tavolo avevo un disegno, ha riconosciuto i campi di via Agosti, che mi prendesse in giro o meno ha convenuto sulla necessità, per fare un calcio sostenibile, di avere strutture, siamo subito entrati in sintonia, non pensavo che uno con un passato in serie B, uno dei migliori in circolazione in quella categoria, accettasse di scendere in C ed invece ha risposto entusiasticamente».

IL VIVAIO
Per ricostruire un vivaio occorrono strutture, tempo e danaro.
L’ottica, però, è di investire di più, fermo restando che «Fico, Cattani e gli altri che vi operano stanno facendo un gran lavoro in condizioni disagiate. A breve – dice con soddisfazione – finalmente si metterà mano alla risistemazione dello spogliatoi per il settore giovanile, attualmente in condizioni pietose».

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