Con l’Unahotels in Champions ora Bortolani è meno lontano
Ecco come possono cambiare le prospettive della stagione
Reggio Emilia Regala decisamente maggior serenità e solidità ai prossimi passi biancorossi, la certezza di disputare la prossima Basketball Champions League.
Dal punto di vista del mercato, della visibilità e della programmazione, logistica ed economica. La principale competizione Fiba garantisce discreti introiti alle partecipanti, una scelta effettuata anni fa dalla federazione europea per strappare squadre alla rivale Euroleague.
PIU’ APPETIBILI
Contano molto le vittorie e i passaggi di turno, che permettono di volta in volta di accumulare gettoni. Dal punto di vista della presenza mediatica, poi, la Champions League ha maggior fascino rispetto alla sorella minore Europe Cup. Nel 2021-22 molte partite della Champions League sono state trasmesse su RaiSport, ad esempio, opportunità che garantisce comunque la possibilità di intercettare un pubblico più ampio, più “generalista” e non solo reggiano. Un pacchetto non da poco da proporre agli sponsor per la stagione 2022-23, e un ulteriore “medaglia” per una società ambiziosa che all’Europa ha sempre guardato, dai tempi di Landi. Per quanto riguarda i tempi, poi, la coppa non inizierà prima di ottobre.
Reggio non avrà bisogno di anticipare troppo il ritiro, come avrebbe dovuto fare se invece fosse stata costretta a passare dalle forche caudine del Q-Round. In un’annata in cui la Supercoppa si asciuga, tornando a un torneo a 4 senza coinvolgere tutte le squadre di serie A, si potrà lavorare pensando al campionato di fine settembre e poi alla Champions League.
MERCATO
Nel concreto? Rimangono vive le speranze di avere già Olisevicius in campo e di poter giocare le gare casalinghe al PalaBigi, altro aspetto non di poco conto soprattutto per la campagna abbonamenti. La coppa rende poi la Unahotels più appetibile sul mercato, italiano ed estero. Per un atleta nostrano si tratta di una vetrina preziosa, magari anche in ottica Nazionale. Il grande obiettivo Bortolani, per fare un esempio facile, è stato nominato giovane della passata Champions League, l’opportunità di poterla giocare nuovamente è un incentivo prezioso rispetto a pretendenti che non avranno competizioni continentali da offrire. E lo stesso vale pure le varie alternative emerse in queste settimane, alcune delle quali giovani e ambiziose (vedi De Nicolao e Ruzzier).
Il discorso è replicabile anche sul fronte stranieri. Che si parli di elementi di scuola statunitense o europea, la coppa rappresenta spesso un discrimine forte per scegliere una proposta di ingaggio o un’altra, mette sul piatto prestigio, possibilità di incroci ad alto tasso tecnico e viaggi. E, aumentando il numero delle partite, diminuisce inevitabilmente quello degli allenamenti.
Per molti ragazzi Usa, più portati alla competitività che alle lunghe sessioni tecnico-tattiche tipiche dei coach di vecchia scuola Europa, conta pure questo. E ora, la dirigenza può andare dai procuratori con calendari e prospettive certe, facilitando la discussione.
Hopkins, rimasto sino ad ora alla finestra in attesa di una (non semplicissima) chiamata dall’Eurolega, sarà più sereno nel sapere di poter essere protagonista a Reggio, come da sua abitudine negli ultimi anni, a Lubiana prima ancora che con la maglia biancorossa. Il lato oscuro? Il livello della Champions è piuttosto elevato, gli sforzi richiesti, in campo e per le trasferte, non saranno pochi, anche con rose profonde qualche momento di appannamento va considerato.
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