Goretti, un aziendalista alla Regia: «Tener fede agli impegni è tutto»
Il nuovo direttore sportivo inizierà ufficialmente venerdì l’avventura in granata «Mazzone, Sarri, Conte: sono stato allenato dai grandi, da cui ho imparato tanto»
Reggio Emilia Inizierà ufficialmente venerdì la nuova avventura del direttore sportivo Roberto Goretti con la Reggiana. La sua grande impresa, oltre a ciò che ha fatto a Perugia, è stata la miracolosa salvezza del Cosenza, conquistata ai playout col Vicenza ma soprattutto costruita nel mercato di gennaio. Goretti raramente si concede alle interviste «non sono un grande comunicatore, non devo promuovere con le parole il mio operato, non amo fare determinati passaggi e di questo mi scuso ma fa parte del mio carattere. Alle bugie preferisco il silenzio» ma in occasione di una conferenza a Cosenza ha tracciato un profilo di sè e di come intende il calcio.
«Da giocatore ho avuto allenatori importanti come Mazzone, Guidolin, Galeone, Sarri, Conte e forse ne tralascio alcuni. Questi tecnici che mi permettono di avere dei parametri di riferimento, dei modelli per come preparano la partita, parlano alla squadra, per come vivono il rapporto con la stampa e con i tifosi. Da dirigente sono partito dal settore giovanile del Perugia, quindi due anni in serie C con un secondo e un primo posto, quattro stagioni in serie B - aveva dichiarato -. Un dirigente viene giudicato per i numeri, più che per le parole che vengono dette. In sei anni, lavorando in una società con un ingaggio medio basso, abbiamo raggiunto quattro volte i playoff e un decimo posto. Per quanto riguarda il conto trasferimenti, il riassunto parla di 23milioni di plusvalenze per la società prendendo giocatori svincolati, infortunati, che uscivano dalle Primavera cercando di costruire un’identità di squadra».
A questo occorre aggiungere l’impresa col Cosenza vale a dire salvezza in serie B e un paio di milioni di plusvalenza, oltre a una maggiore patrimonializzazione della squadra. Come si può intuire è un ds che si può definire con una sola parola: aziendalista.
«Ho sempre preferito firmare per un anno - aveva rimarcato - per capire alla fine se io vado bene per la proprietà e se la società va bene per me. Ciò che ritengo fondamentale è il rispetto degli impegni presi».
Le difficoltà sono state e lo saranno anche nella Regia, saper coniugare la riduzione del disavanzo di gestione aumentando le plusvalenze e nello stesso tempo raggiungere i risultati sportivi perché è evidente che per poter fare il calcio sostenibile che insegue il presidente Salerno e che predica il ds Goretti la B diventa quasi indispensabile. Questa è la grande scommessa: riuscire a mantenere una rosa di giocatori in grado di lottare per il primato e nello stesso tempo inserire dei giovani di valore per capitalizzare il club attraverso valorizzazioni e plusvalenze. Ecco un elemento che caratterizza Roberto Goretti: il gusto della sfida. Così è stato a Cosenza, lo stesso sarà a Reggio Emilia, seppur per altri aspetti.
A livello di mercato è uno studioso e qualche mese fa ha ammesso: «Tutti noi guardiamo al campionato di serie B francese perché ha una caratteristica che tutti ricerchiamo: la fisicità».
Ma su un aspetto sarà intransigente: vorrà rivedere allenare la Reggiana nel centro sportivo di via Agosti dove lui si è cimentato da giocatore agli inizi della carriera.
«Credo fortemente nella necessità di patrimonializzare la società anche attraverso l’impiantistica».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
