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«Non era questo il momento di uscire dalla Reggiana»

Wainer Magnani

	Carmelo Salerno, presidente della Reggiana
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Carmelo Salerno, presidente della Reggiana

Salerno sugli ex soci Quintavalli, Carretti, Reggiani e Roberto

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Reggio Emilia Le sedie vuote in occasione della presentazione dell'inizio della nuova stagione sportiva della Reggiana hanno certificato l'uscita dei soci Cesare Roberto, Luca Quintavalli, Mauro Carretti e Iller Reggiani.

«Chi mette anche un solo euro nella Reggiana va rispettato e apprezzato - ha commentato il presidente Carmelo Salerno -. Quintavalli, Carretti, Cesare Roberto e Reggiani sono usciti ma in questi anni hanno messo tanti soldi. Dovrei anche ringraziare chi è scappato in un'altra squadra (il riferimento è a Marco Arturo Romano presidente della Viterbese, ndr) ma questi quattro soci reggiani sono stati i fondatori della rinascita della Reggiana e se sono presidente lo devo a loro, per questo motivo li ringrazio. Devo però rimarcare che hanno scelto il momento sbagliato per andarsene. Questo è l'anno peggiore per uscire».

Salerno si ferma un attimo a riflettere e poi aggiunge: «Ho fatto di tutto per convincerli a rimanere, questa è la stagione in cui abbiamo più bisogno di aiuto. Potevo anch'io decidere di uscire perché a volte mi chiedo “ma chi me lo fa fare” ma avrei lasciato Amadei con il 95% di quote. Non me la sono sentita anche se ci ho pensato più volte, perché quello che spendo è insostenibile per le mie possibilità. Ho deciso di rimanere e allo stesso tempo impostare un progetto nuovo che renda la gestione della società sostenibile per mettere in sicurezza la Reggiana. Non sarà nell'immediato ma nel giro di pochi anni dobbiamo raggiungere questo obiettivo perché altrimenti nessuno può reggere questi esborsi, anche Amadei si può stancare. Io non potrò reggere per tanto tempo ma a prescindere da questo non ritengo logico avere disavanzi di quattro o cinque milioni. Non è sostenibile anche per me che lo faccio per la passione e per gratitudine nei confronti di Amadei. Non mi vergogno a dire che abbiamo bisogno di aiuto. Non è il mio ultimo anno. Quando sono arrivato a Reggio mi hanno fatto firmare un impegno triennale che ho onorato, anzi l'investimento che ho fatto è otto volte superiore a ciò che mi era stato chiesto. Sono felice di avere fatto questa scelta, spero di aver dimostrato l'attaccamento alla Reggiana anche se vengo da Modena. E ricordatevi che la Reggiana non è mia».

«Ho fatto di tutto per poter ridare una casa alla Reggiana: nessuno ci credeva sia dentro la società sia all'esterno. Adesso è venuto il momento di essere aiutati - incalza il presidente granata - Amadei se lo può permettere, ma non lo farà all'infinito. Se riusciamo a concretizzare il progetto che ho in testa, allora la società potrà andare avanti da sola senza dover mettere ingenti capitali. Se molte società cambiano proprietà ed è successo anche alla Reggiana, questo è il motivo. Ma ripeto che come hanno fatto Empoli o Perugia si può creare una società che si autofinanzia. Ci vorranno due o tre anni ma è possibile».

«Questo è l'anno più difficile sia per la gestione societaria sia tecnica - insiste - per questo ringrazio i soci ma mi dispiace che ci abbiano abbandonato proprio ora. Chi coprirà le quote? La città, i tifosi. Non sto scherzando. Vorremmo che quel 20% che vale 800 o 900mila euro e che ci verrà a mancare fosse garantito dall'aiuto degli sponsor, dei tifosi, dal Comune in pratica dall'impegno della città di Reggio Emilia. Un gesto d'amore e aiuto».


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