Il Montagna formato ridotto ha fatto il pieno di pubblico
Con i tifosi di nuovo sugli spalti si chiude la70esima edizione. Società e Csi rinnovino la formula per portare più squadre
A di Ametta. Stefano e Gabriele, fratelli, trascinatori local della corazzata Borzanese protagonisti con gol pesanti in semifinale col Cervarezza e nella finalissima di sabato. Chiudono rispettivamente con tre e due reti segnate. Senza dimenticare l’altro fratello, Francesco. Anzi, don Francesco, neo sacerdote reggiano con un passato da calciatore, nella Borzanese, ovviamente, ieri a bordo campo a tifare per i suoi.
B di Borzanese e Baiso. I primi si sono laureati per la settima volta nella loro storia campioni del Torneo della Montagna categoria Giovanissimi (o Allievi). Sette sono anche i titoli per la squadra dei calanchi, nella categoria Juniores. Borzanese e Baiso sono le regine delle rispettive categorie.
C di Cervarezza e Casina. Ma anche Collagna e Cerrè Sologno. E pure Cavola, Carpineti e Castelnovo Monti. Per le prime quattro, si può parlare di piccole e grandi delusioni. Dai campioni del Cervarezza, fermati in semifinale dalla Borzanese, al Casina, vice campione che non ha passato nemmeno la fase a gironi. Così come Collagna e Cerrè Sologno, eliminate prima della seconda fase, pur tuttavia con ambizioni molto diverse. Cavola, Carpineti e Castelnovo Monti sono grandi assenti che speriamo di riabbracciare presto nel Montagna dell’anno prossimo.
D di Davide contro Golia. È un evento piuttosto raro, ma l’esempio del Felina, partito a fari spenti e con ambizioni minime, è lì a dimostrare che anche i “piccoli” soprattutto nello sport e nel Montagna, possono dire la loro e diventare grandi battendo tutti i pronostici.
E di Esterni. C’è chi pensa che cinque siano troppi. Qualcuno pensa che siano troppo pochi. La verità è che i “forestieri” per fare la differenza devono amalgamarsi alla comunità locale o anche solo legarsi allo spirito di questo torneo. L’esempio del Felina, ancora una volta, è lì a dimostrarlo.
F di Felina. E ci mancherebbe. Partito con un pareggio e una sconfitta, la vittoria nella fase a gironi per 3-0 – guarda caso – contro la Borzanese, ha svoltato il torneo dei blu. Vettus e Baiso ne hanno fatto le spese nei quarti e in semifinale. Miscela esplosiva di giocatori esterni talentuosi e calati nello spirito della competizione montanara e gruppo di locali che prima del Covid avevano smesso di conoscere il significato della parola vittoria. Il terzo titolo del Felina su tre finali disputate nella sua storia è a suo modo un piccolo record.
Da sorpresa del torneo, a solida realtà.
G di Guccione. L’esterno proveniente dal Montecchio Maggiore (Serie D veneta) è stato semplicemente implacabile. Capocannoniere del Torneo della Montagna, con 7 reti segnate (una tripletta nei quarti al Vettus e una doppietta in finale) ha trascinato il Felina al successo. Menzione speciale per Simone Spezzani, giovane dirigente del Baiso scomparso quasi un anno fa a cui è stato intitolato il premio di miglior giocatore della finale, assegnato proprio a Guccione.
I come “Il Montagna è questo qua”. Passano gli anni, ma il vecchio adagio coniato dal guru del Montagna Bigio Braglia non tramonta mai. Il Montagna è questo qua: discussioni infinite, senso di identità, campanilismo, voglia di ergersi protagonisti sulla “ingombrante” pianura e tante altre cose.
L come La Vecchia.
La squadra del comune di Vezzano ha vinto il primo Torneo dell’Amicizia, categoria del Montagna legata ai giocatori amatori, erede del torneo Uisp inventato da Arturo Borghi tre anni fa. Il futuro del Montagna?
M come Mangiare.
Al campo sportivo, gnocco fritto e panini, con salsiccia e salumi vari, annaffiati da litri di birra. Il Montagna non è solo calcio, è anche mettere le gambe sotto al tavolo prima (e dopo) la partita, gustandosi le prelibatezze nostrane. Si chiama turismo eno-sportivo-gastronomico.
N di Noia. Non fraintendeteci, ma un Torneo della Montagna senza megasqualifiche, senza discussioni accese sul regolamento (ci hanno anche tolto le riunioni in presenza!) era da un po’ che non si vedeva. Forse non era mai successo. Se il Torneo si “normalizza”, c’è da preoccuparsi.
O di Organizzazione. Il grande caldo ha fatto slittare di un’ora in avanti le partite del pomeriggio, poi ci si sono messe le società che, d’accordo con il Centro Sportivo, hanno fatto di tutto per fare uno spezzatino della fase a gironi e dei quarti di finale. L’obiettivo era cercare più afflusso di pubblico? Obiettivo centrato a metà. Il Montagna ha sempre vissuto la contemporaneità delle partite senza soffrirne, anzi. Mediaticamente, poi, giocare alla sera non ha fatto altro che affaticare la copertura sulla carta stampata.
P di Peli. Il faro dei campioni in carica ha acceso la luce nei momenti di difficoltà, sfogliando dalla margherita delle sue giocate migliori, assist al bacio, padronanza sulla trequarti rivale, gol pesanti e “slalom speciali” degni del migliore Alberto Tomba tra le gambe degli avversari. Semplicemente, il miglior giocatore del torneo.
Q di Querciolese. Il club di San Giovanni non partiva con grandi ambizioni, ma l’accoppiata Italo Bonini-Mauro Zannoni prometteva bene. E’ finita con la Querciolese eliminata nella fase a gironi. Ma una soddisfazione, il buon Italo, se l’è tolta: la vittoria del titolo di capocannoniere nella categoria Giovanissimi di Victor Ogboy, con 7 gol realizzati.
R come Rinnovamento. Dodici squadre nella speciale edizione numero 70 non possono che lasciare qualche pensiero agli organizzatori. Del resto, di strade da prendere per rilanciare il torneo ce ne sono tante: separare i Giovanissimi dai Dilettanti?
Aprire a un “bacino montanaro” da cui pescare per la categoria Giovanissimi? E tante altre idee.
Società e Csi dialoghino, anche con la stampa e altri amanti del torneo per dare nuova linfa e ripartire con slancio nell’edizione numero 71.
S di Stampa. Ci venga concesso, un grande applauso ce lo facciamo anche noi giornalisti: dalla carta stampata, ai siti online, dalle tv, alle radio. Il Torneo della Montagna vive e si autoalimenta anche grazie alla straordinaria copertura mediatica offerta dai media reggiani e alla passione dei collaboratori. Pur con qualche ostacolo di troppo (vedi i posticipi serali, per giunta mai in contemporanea).
T di Tumma e Tinca. All’anagrafe, Tommaso Manfredi e Michele Tincani. Allenatore e presidente del Felina, dopo il successo del 2013 hanno fatto il bis dieci anni dopo con tanta competenza, gentilezza e dedizione, stringendo i denti negli anni di vacche magre, seminando con pazienza e raccogliendo i meritati frutti.
U di Ultras. Ma anche semplici tifosi e appassionati. Ce n’erano duemila al Centro Coni per la finale. Su alcuni campi, ad esempio Roteglia, i tifosi hanno sempre risposto presente con entusiasmo regalando coreografie emozionanti. Il pubblico è parte fondamentale dell’anima del Montagna.
V di Vettus. La regina del torneo con 7 scudetti è anche la più “odiata”, dal momento che chi vince risulta sempre antipatico. Tuttavia, ai nastri di partenza è una garanzia. C’è sempre e sempre lotterà per costruire una squadra che possa ambire alla vittoria vincere. Il suo cammino si è interrotto ai quarti, col Felina.
Z di Zannoni. Altra stirpe nel Montagna, che per questa occasione si è legata ai colori del Felina causa assenza di squadre della “capitale” Castelnovo Monti. Maicol è stato eletto miglior portiere del torneo, Cristian – terzino destro – ha vinto il torneo da protagonista in finale e Stefano, direttore sportivo, ha costruito una squadra vincente cominciando a fare telefonate da gennaio.
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