Mamba Day: canestri al campo del Noce sotto lo sguardo di Kobe e Gianna
Successo ieri pomeriggio per l’iniziativa reggiana. I cestisti si sono incontrati per giocare dei 4 contro 4 vinti dalla prima squadra che arrivava a 24
Giovedi pomeriggio al campo del Noce si è celebrato il Mamba Day, un’occasione per ricordare Kobe Bryant, indimenticabile campione della pallacanestro che ha con la sua prematura morte nel 2020 ha lasciato sgomento tutto il mondo.
Si è scelto il playground dove è stato fatto un grande murales in ricordo di Bryant e la figlia e il giorno 24/8 che comprende i due numeri di maglia che lui ha vestito in carriera. Nessun compleanno come aveva erroneamente scritto su Fb il sindaco Luca Vecchi, subito ripreso sui social dagli amici reggiani di Kobe e dagli estimatori del Black Mamba.
I cestisti reggiani si sono incontrati per giocare dei 4 contro 4 che anziché arrivare ai classici 21 o 31 punti, venivano vinti dalla prima squadra che arrivava a 24 per restare in tema. Tra di loro anche Ibrahima Cham ex pallacanestro reggiana ora fermo x mancanza di idoneità sportiva.
Nessun torneo, nessuna coppa da alzare, solo il gusto di giocare lo sport di cui Bryant era maestro.
L’organizzatore Michele Olivi, spiega il significato di quella giornata: «Ci siamo ritrovati al Noce come da 3 anni a questa parte perché è il campo più frequentato di Reggio, con giocatori di tutti i livelli dalla serie A agli amatori. Ci siamo trovati tra amici come si fa spesso, ma in questa giornata si sente qualcosa di speciale. È bello giocare con l’immagine di Bryant che ci guarda dal murales». Tanti i ragazzi intervenuti e ognuno ha un ricordo particolare del campione americano che ha vissuto anche qui a Reggio e ognuno ne ha un proprio ricordo.
Un curioso aneddoto lo racconta Andrea Bulgarelli: «Ricordo che incontravo Bryant da piccolo in una sala giochi del centro. Lui era già altissimo, io piccolo piccolo, giocavamo a Nba Jam e lui prendeva sempre i Boston Celtics anche se diceva di tifare Lakers».
Alessandro Razzini aggiunge: «È stato uno dei più grandi interpreti dello sport. Ci siamo trovati per fare quello che amiamo e che anche lui amava: giocare a basket! Anche lui andava al campetto, amava ogni sfaccettatura del basket, e noi scendiamo in campo cercando di battere l’avversario come avrebbe fatto lui».
«Kobe è una leggenda, chiunque abbia giocato a pallacanestro sa chi è. Lo amo, è sempre stato uno dei miei giocatori preferiti, fin da piccolo, e quando ho scoperto che ha vissuto qui il mio affetto per lui è cresciuto ulteriormente» racconta Massourou Gampena, mentre Andrea Trivelloni aveva un rapporto un po’ particolare col campione americano: «Io non sono mai stato un amante di Kobe Bryant perché era troppo forte e ho sempre detto che quelli troppo forti non fanno per me , ma in realtà era solo invidia perché vedendolo giocare pensavo che fosse impossibile quello che faceva. Ricordo i momenti decisivi quando lo vedevi marcato da 2-3-4 avversari e lui prendeva palla e segnava ugualmente . È una delle cose che mi è rimasta più impressa della sua mentalità: non preoccuparsi di quanti difensori hai addosso se credi nelle tue possibilità e sai che puoi far canestro».
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