A Monaco brilla la stella di Riva: «A Rubiera per vincere»
Il mezzofondista azzurro che ha chiuso al quinto posto la gara vinta da Crippa si è trasferito nel Reggiano per farsi allenare dall’olimpionico Stefano Baldini
Rubiera Non solo Zaynab Dosso. A Rubiera non è “sbocciata” solo la ragazza più veloce d’Italia. A Rubiera, con un maestro d’eccezione come il campione olimpico Stefano Baldini si allena anche il 24enne piemontese di Alba, Pietro Riva, che recentemente è giunto quinto nella finale dei campionati europei di Monaco di Baviera sui 10000 metri, nella gara vinta dall’altro azzurro Yemaneberhan Crippa.
Di più: dal 2020, il mezzofondista di origini piemontesi vive a Rubiera e questo gli consente di allenarsi con continuità negli impianti della Corradini Excelsior, sotto l’occhio attento dell’Olimpionico di Atene.
In questa stagione che gareggia con i colori delle Fiamme Oro Padova, la squadra sportiva della Polizia di Stato ha stabilito al Meeting di Laredo, in Spagna, nello scorso marzo, il record italiano sui 10 chilometri con il crono di 27’50, migliorando di 16” il suo precedente primato stabilito nell’ottobre 2021 a Ginevra.
Il record di Riva è stato eguagliato in questi giorni dal 25enne senese Yohanes Chiappinelli ottenuti ad Arezzo, nella classica Scalata del Castello. Ma quello che più conta è il fatto che l’atleta abbia grandi potenzialità, soprattutto se continuerà a seguire i consigli di Baldini.
Come e quando ha iniziato a praticare l’atletica leggera?
«Ho iniziato a tredici anni ad Alba, mia città natale, in precedenza giocavo a calcio, come tanti ragazzini a quell’età. Un giorno un mio compagno di squadra mi chiese di andare al campo di atletica per migliorare le nostre prestazioni in campo, lui partecipò a sole due sedute di allenamento, io ci restai definitivamente, abbandonando il pallone».
Perché ha deciso di trasferirsi a Rubiera e farsi allenare da Stefano Baldini, come si trova ad abitare nella nostra provincia?
«Mi sono trasferito a Rubiera sotto la guida di Stefano Baldini all’inizio del 2020. La decisione derivava dal fatto che negli ultimi tempi avevo avuto dei problemi nella preparazione. In particolare, da qualche tempo alternavo buoni tempi in gare "meeting" a lunghi periodi di infortunio dovuti a miei errori nell'approccio dell'allenamento. A quel punto ho preso la decisione di farmi assistere nella preparazione. E nessuno meglio di Stefano (Baldini, ndr) poteva farlo».
Come si trova in pianura padana?
«Nel Reggiano mi sento a casa, amo le persone molto più aperte e gentili del piemontese medio. Mi piace la vostra cucina. Ecco, forse il clima a volte è l'unico piccolo problema».
Un quinto posto all'Europeo è un grande risultato, cosa le è mancato nell'ultimo 200 metri per agguantare una medaglia?
«Mi sono semplicemente mancate la gambe, dei quattro atleti che mi hanno preceduto almeno due erano nettamente più forti di me, parlo di Crippa e Gressier, gli altri due ai quali sono teoricamente più vicino, sono stati più forti quel giorno; con il francese Schrub che ha conquistato la medaglia di bronzo è la seconda volta che perdo una volata sui 10000 per un paio di secondi. In gara sono sempre rimasto lucido, sapevo di poter valere un tempo sui 27'50", in quanto ho avuto diverse certezze dai riscontri cronometrici in all'allenamento e dai giudizi di Stefano Baldini che mi ha seguito nella preparazione di questa gara che per me era importante, dal momento che mi metteva al confronto con i migliori atleti della specialità».
Ci racconti la sua gara a questi campionati d’Europa...
«Quando ho visto partire tutti molto forte, ho semplicemente aspettato che il passare dei giri segnasse le gambe di chi aveva osato un po' troppo, cercando di mantenere un buon assetto di corsa e con un occhio su come stesse andando la gara in testa. Ai 7 chilometri ero ancora piuttosto fresco ed ero vicino alla testa, mi sono galvanizzato molto e ci ho creduto fino agli ultimi 200 metri, dove gli altri sono stati più bravi ed avevano sicuramente qualche riserva in più nelle gambe».
Qual è il suo rapporto con i compagni di nazionale?
«Siamo tutti molto uniti e ci sosteniamo a vicenda, di base siamo tutti vicini a livello di età, diciamo che tolti i maratoneti, i mezzofondisti hanno tutti tra i 21 e i 27 anni; quindi, siamo cresciuti insieme e ci conosciamo da tanto tempo. Personalmente ho un rapporto molto buono con tutti e sono contento e fiero di aver potuto condividere con loro questa bellissima esperienza».
Quali i suoi prossimi obiettivi in stagione e per il prossimo anno?
«Ho ancora una gara in pista sui 5000 metri dove mi piacerebbe ritoccare il personale, dopodiché qualche gara su strada, tra cui i campionati italiani sui 10 km. e in ottobre una mezza maratona che spero di poter correre in meno di 1h01’; il prossimo anno, come sempre, punto a migliorare consapevole del fatto che non sia scontato e facile e che ci voglia molto impegno».
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