Per 43 volte di fila da Ciano a Rossena: l’Everest in bici di Mauro Carpi
Coprendo il dislivello ad ogni salita si arriva agli 8.848 metri del monte più alto al mondo
Canossa Sull’Everest in bicicletta è impossibile arrivarci, principalmente per le condizioni atmosferiche e ambientali. Ma simularne la scalata, questo è possibile e il 54enne montecchiese Marco Carpi lo ha dimostrato, compiendo un’impresa sicuramente unica. In bici sulla salita che collega Ciano a Rossena – lunga 3 chilometri e 200 metri – il ciclista che corre per i colori della Foodness di Curtatone (Mantova) ha centrato il suo obiettivo, quello di percorrerla 43 volte nello stesso giorno, per raggiungere – calcolando gli oltre 200 metri di dislivello di quel pendio – gli 8848 metri dell’Everest.
Carpi pratica il ciclismo da un decennio, ha partecipato alle mitiche granfondo “Nove Colli” di Cesenatico e “Maratona delle Dolomiti”, mentre in Mtb al “Tuscany Trail” ed il “Beach to beach”, ama praticare nel periodo invernale il ciclocross.
Come le è nata l'idea di questa impresa del tutto particolare nel suo genere?
«Era un po’ di tempo che avevo in mente di provare a portare a termine questo risultato, per un atleta che pratica questo sport sa che non è tanto la distanza che si percorre ma il dislivello; quando si fa un giro di allenamento con gli amici o una gara si raggiungono i 4000 metri di dislivello e tra noi diciamo tanta roba, figuriamoci quando se ne fanno quasi 9000».
Come si è preparato per questa impresa?
«Da qualche mese che ho cominciato a preparare l’Everesting, l’ultimo più intensamente, con allenamenti mirati e un buon recupero. Ho seguito anche una alimentazione adeguata, con alimenti che mi dessero le energie per quello che avrei dovuto affrontare».
Come si è svolta la prova?
La salita che da Ciano conduce a Rossena misura complessivamente 3 chilometri e 200 metri e ha un dislivello di 207 metri. Io l’ho percorsa per 43 volte per raggiungere i 8848 metri del Monte Everest per un totale di 140 tutti di salita. La prova si è conclusa dopo 17 ore e 56 minuti».
Durante la prova ha avuto il supporto di altri ciclisti ed amici, come si è alimentato e soprattutto ci sono stati momenti di particolare difficoltà?
«Avevamo preparato un punto ristoro lungo il percorso per chi veniva a trovarmi e una zona per me dove mi alimentavo, lavavo e cambiavo; lungo il percorso ho sempre avuto qualcuno che saliva con me, direi che sono stati fantastici e li ringrazio tutti veramente di cuore. Un pensiero speciale a mia moglie Tiziana, la prima a credere in me».
Durante la prova non ha mai avuto la tentazione di rinunciare?
«Alla vigilia, la mia paura più grande era la testa, perché salire e scendere sempre dalla stessa strada dopo un po’ puoi andare in crisi, gli amici mi hanno aiutato».
Molti parlano di impresa da Guinness World Record, lei cosa ne pensa?
«Al mondo sono tanti che hanno realizzato questo “primato”, ma io credo che se non hai uno staff che ti supporta, è difficile portalo a termine».
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