«Sono tornato alla Pallacanestro Reggiana per sviluppare il talento di giovani e veterani»
Il coach Giuseppe Mangone arricchisce lo staff tecnico societario: «Cinciarini è un grandissimo professionista che dà l’esempio a tutti»
Reggio Emilia L’uomo della crescita individuale.
Lo staff tecnico biancorosso si è arricchito con il ritorno di un allenatore già ben noto a Reggio, Giuseppe Mangone, per anni parte del gruppo delle giovanili di Andrea Menozzi e reduce da esperienze come coordinatore di settori junior a Casale Monferrato e Cremona.
Arrivato a fine agosto dopo aver guidato la Nazionale Under 16, in questa stagione Mangone si concentrerà sulla prima squadra come player development coach, deputato allo sviluppo e al miglioramento tecnico individuale di tutti gli atleti della rosa.
«L’esperienza con la Nazionale è stata molto gratificante, anche perché per me era la prima con quelle dinamiche» racconta.
Cosa intende?
«Di solito coi giovani sono abituato a lavorare in prospettiva, almeno annuale, in questo caso c’era da preparare un torneo e con un’annata, quella 2006, fra le più penalizzate dalla pandemia e dalle varie sospensioni. In un campionato che prevedeva la retrocessione alla fascia inferiore».
Come è andata?
«Meglio di ogni aspettativa, a partire dalla vittoria con la Turchia, abbiamo chiuso 5-2, siamo molto soddisfatti».
Finita l’avventura azzurra, è tornato subito a Reggio, con un nuovo ruolo. Conosceva già qualcuno dei suoi nuovi giocatori?
«Diversi li ho allenati direttamente, Strautins e Stefanini, altri come Diouf l’ho allenato nei suoi primi mesi, quando iniziava a venire a Reggio. E alla prima amichevole avevo di fronte Cremona, dove ho lavorato sino all’anno scorso. C’erano almeno otto atleti che ho affiancato, fra Reggio, i giovani della Vanoli e Denegri, con cui ho lavorato a Casale Monferrato e che oggi è un titolare in A2».
Fa pensare?
«Eh sì, di anni ne sono passati».
Dopo tanti anni nelle giovanili, ora cambia parzialmente prospettiva, dedicandosi alla cura dello sviluppo tecnico della prima squadra. Come mai questa scelta?
«Era un’esperienza che volevo vivere e che, non fosse stato per Reggio, avrei affrontato all’estero».
Aveva già proposte fuori dall’Italia?
«Ci stavo ragionando, poi ho parlato con Max Menetti, ho visto l’attenzione e la serietà con cui si voleva affrontare questo percorso e ho accettato la proposta. C’è davvero un grande sforzo, e non sono solo io coinvolto, nelle prime settimane ha lavorato tanto su questo anche Marco Rossetti».
Come è iniziata l’esperienza?
«Sono rimasto contentissimo dal primo giorno, perché sin dal principio tutti i ragazzi hanno mostrato una grande mentalità, per trovare il tempo prima o dopo gli allenamenti per concentrarsi sulle proprie lacune, anche grazie a un grande esempio».
Quale?
«Andrea Cinciarini, è sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, ogni giorno, tiene talmente alto il livello di autoesigenza che tutte le persone sono spinte a impegnarsi. Vedere che il capitano è il primo ad allenarsi ulteriormente sul tiro, sul trattamento di palla, rende tutto molto più facile».
Nel concreto, come si svilupperà il suo lavoro?
«Alterniamo lavoro individuale a quello di piccoli gruppi con giocatori dello stesso ruolo, è un percorso pensato per migliorare il giocatore e per migliorare la qualità del nostro gioco. C’è stata una fase di valutazione in precedenza, ho studiato il cammino di ogni atleta, come è evoluto in determinati fondamentali. Poi c’è la fase attuale: il giocatore capisce cosa serve alla squadra per alzarne il livello e io devo essere bravo ad essere di supporto a ragazzi per il loro miglioramento anche futuro individuale».
Si concentra più sulle forze o sulle debolezze, dei singoli atleti?
«Non c’è un percorso così rigido, ogni atleta ha un percorso diverso, esigenze diverse, cambia molto anche in base all’età. Ci sono ragazzi giovani che possono migliorare e crescere in ogni aspetto, altri atleti più formati che vogliono concentrarsi su un aspetto, e io devo essere bravo a capire cosa vuole, e loro devono potersi fidare di me».
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