Eberini: «Castigato dal tiro della vita. Turk è giovane, non mettetelo in croce»
L’ex portiere e allenatore della Reggiana: «La sua posizione era corretta»
Reggio Emilia Non sparate sul portiere. Primo perché non abbiamo sufficienti elementi per dire che il gol subito sia effettivamente colpa sua e non piuttosto un combinato disposto di inesperienza (di Martin Turk che all’anagrafe fa 19 anni), di perizia balistica (di Andrea Rizzo Pinna, classe 2000) e perché no, anche di fortuna dato che il suddetto Rizzo Pinna quand’anche provasse cento volte quel tiro, difficilmente otterrebbe lo stesso mirabolante risultato.
Tra coloro che difendono il giovane portiere granata c’è sicuramente Sergio Eberini che da bandiera granata è passato a indossare tutti i ruoli del caso: da portiere ad allenatore dei portieri, ad allenatore tout-court, per finire a spendere ore sui campi delle nostre colline a insegnare ai ragazzi il ruolo più difficile del gioco del calcio. «Esattamente come faceva con me il mio maestro Villiam Vecchi – si lascia andare Eberini – scomparso giusto un mese fa e di cui sento tremendamente la mancanza».
Cosa avrebbe detto Villiam? «Che la posizione del portiere rispetto alla linea difensiva deve restare sempre invariata, per cui se la squadra sale anche il portiere sale. Poi – chiarisce Eberini – ogni portiere ha caratteristiche fisiche a sé. Ci sono portieri più veloci a correre all’indietro, altri che con l’esperienza riescono a leggere la situazione un attimo prima e recuperano in tempo per intercettare il pallone. Ma nel caso di un ragazzo di 19 anni, l’esperienza è proprio quella che accumuli in situazioni come queste».
Un ruolo importante dopo queste situazioni lo riveste, secondo Eberini, il preparatore dei portieri. «Importante – chiarisce l’ex allenatore della Reggiana – non decisivo. Perché la reazione, la voglia di rialzarti dopo la caduta devi averla dentro di te, altrimenti non c’è maestro che tenga».
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