Bazooka Cantagalli esulta: «Sono loro i nostri eredi»
Il coach cavriaghese della Conad due volte campione del mondo
Reggio Emilia C’era nel 1990 a Rio de Janeiro al primo oro Mondiale dell’Italvolley, c’era ad Atene nel 1994 per il secondo - vincendo poi anche tre ori Europei e un argento alle Olimpiadi di Atlanta - e ora non ha dubbi: «Siamo di fronte a una nuova Generazione di Fenomeni». All’indomani del trionfo della Nazionale all’arena di Katowice, l’emozione del cavriaghese Luca Bazooka Cantagalli è palpabile come lo è la felicità «per questi ragazzi, per Fefè e per l’intero movimento».
Partiamo proprio dai ragazzi, cosa ci insegnano Giannelli e compagni?
«Tante cose, a partire dal fatto che giocare con il sorriso fa la differenza, vederli all'opera fa innamorare. Riuniti a casa con amici e familiari, li abbiamo tifati tantissimo, sanno giocare una pallavolo di altissimo livello. Usciti ammaccati dalla National League si sono rimboccati le maniche, hanno fatto mente locale sul loro potenziale e con la forza del gruppo sono andati a prendersi il Mondiale contro una Polonia davvero agguerrita. Se lo sono strameritati, onore e merito a loro e a loro condottiero».
Fefè De Giorgi, già, compagno di trionfi mondiali e altre mille battaglie: che dirne?
«Fefè è un uomo incredibile, grande giocatore è sempre stato il collante del nostro spogliatoio per il suo carisma e il suo umorismo incredibile. Ora sta mettendo la sua intelligenza e il suo talento a servizio della Nazionale e i risultati parlano da soli: ha dato sicurezza a tutti i giocatori mettendoli nelle migliori condizioni per esprimersi, ha davvero lasciato la sua impronta su questa vittoria».
Il ricordo più bello insieme?
«Sicuramente la vittoria contro Cuba che ci ha regalato il primo oro in Brasile, poi ci sono state tante altre vittorie bellissime ma quello che conta di più è averle vissute con un gruppo fantastico. Ora però è il momento di questa nuova Generazione di Fenomeni, il palcoscenico è tutto loro, sono giovanissimi e hanno ancora tanta strada davanti per continuare a crescere».
Ma certe notti, come si festeggiano?
«Eh questa è una parte che non si racconta, da telecamere spente. Fino all’alba si canta, si balla e si brinda, tanto, perché certi risultati è giusto festeggiarli alla grande. Anche perché il tempo per goderseli è davvero poco, questi ragazzi come noi all’epoca, tra pochi giorni saranno già in palestra per preparare il campionato, i club aspettano. L’importante è che l’entusiasmo del movimento continui a galoppare».
Ce n’è bisogno?
«Sì, soprattutto nel settore maschile. L’esempio di Giannelli e degli altri spingerà tanti giovani ad avvicinarsi al nostro bellissimo sport e dobbiamo essere bravi a cavalcare l’onda. La Federazione è sempre all’opera ma tutti noi addetti ai lavori dobbiamo fare una seria riflessione su questo punto, pronti a sfruttare la grande vetrina che ci hanno dato le vittorie di Europeo e Mondiale nel giro di un anno soltanto».
A proposito di Giannelli, d’accordo con il doppio premio a lui, Mvp e miglior palleggiatore?
«Che sia un fenomeno è certo da tempo, i premi ci stanno tutti. Avrebbe però meritato un Mvp anche Lavia, che com’è proprio del suo stile è un silente e fa le cose benissimo nella massima traquillità, senza clamore, in questo mi rivedo alla sua età».
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