Tedeschi, Torrente e Beretti puntano su Pellegrini
«Ha grandi qualità e con Lanini forma una coppia perfetta»
Reggio Emilia Jacopo Pellegrini, ha festeggiato da pochi giorni i 22 anni e oggi è l'uomo copertina perché grazie al suo gol ha sbloccato una partita che contro il Montevarchi sembrava complicata.
Si può dire che Pellegrini era un predestinato anche se il suo percorso ha richiesto pazienza, tenacia e una maturazione tecnica e caratteriale. Gli inizi nelle giovanili del Santos, poi l'approdo alla Reggiana dove rimane fino al 2018 e sotto la guida di Paolo Beretti prima, del duo Tedeschi-La Rosa e di Marco Bertacchi.
«È stato con me e La Rosa un mese – rimarca Andrea Tedeschi – dopo abbiamo lasciato la Berretti a Marco Bertacchi per sostituire Menichini. Le qualità tecniche si vedevano ma gli mancava ancora la grinta necessaria per emergere, forse perché aveva alle spalle una famiglia benestante. Era un bravo ragazzo ma non aveva quella fame agonistica necessaria. Una maturazione caratteriale avvenuta in seguito perché parlando con Cris Gilioli del Sassuolo mi aveva parlato di uno Jacopo cambiato. Ero certo che sarebbe arrivato nei professionisti perché aveva tutto: strapotere fisico, velocità e qualità tecniche. Avessi avuto io le sue doti tecniche».
Paolo Beretti lo ha accompagnato nell'età più delicata, quella della crescita. «Veniva va un campionato giovanissimi nazionale – spiega – e quando è passato agli allievi ha mostrato tutte quelle che sono le sue qualità ma c'è un aspetto che mi ha colpito: la sua capacità di migliorare nelle sue conoscenze tecniche individuali. Jacopo è un ragazzo intelligente e lo ritengo un partner ideale per qualsiasi attaccante proprio per questa sua conoscenza. È sempre stato un professionista anche se all'inizio non percepiva il senso d'emergenza che poi ha acquisito perché altrimenti non arrivi nei professionisti. In quel gruppo di ragazzi ce n'erano molti con delle ottime qualità, Jacopo aveva qualcosa in più, tanto che nel secondo anno pretendevo sempre di più da lui. È stato molto aiutato anche dai genitori, soprattutto dal papà che lo spronava, sempre con molta discrezione».
Nel 2018 arriva il fallimento della Reggiana e Jacopo Pellegrini, assieme ad altri ragazzi, viene prelevato dal Sassuolo e sotto la guida di Morrone e poi di Turrini compie la piena maturazione. Nel 2019 esordisce in Coppa Italia con il Sassuolo e l'anno successivo inizia il suo percorso professionale al Gubbio dove segna sei gol in 31 presenze.
«È un attaccante calcisticamente che cerca la profondità – rimarca Vicenzo Torrente, suo allenatore al Gubbio – tecnicamente molto bravo. A Gubbio veniva dall'esperienza di un campionato Primavera e nei primi mesi, come sempre accade, c'è stato bisogno di un periodo di ambientamento ma Jacopo con grande intelligenza ha avuto pazienza e alla fine ha segnato sei gol, giocando molte partite titolare e dimostrando le sue qualità. Mi ero raccomandato con lui di avere pazienza e mi ha ascoltato perché è un ragazzo eccezionale che ha una sana cattiveria sotto porta. Un attaccante che ha talento, può giocare sia da solo come prima punta o in coppia. Con Lanini è un tandem perfetto perché entrambi attaccano la profondità. Jacopo contro il Montevarchi ha fatto un gol da punta d'area di rigore: furbo e rapido. È un giocatore giovane che ha grandi potenzialità. Non mi ha sorpreso il suo impatto positivo con la Reggiana. Forse dopo l'esperienza a Gubbio ha sbagliato a puntare alla serie B col Pordenone. Doveva fare un altro percorso: dopo un club di serie C come il Gubbio era necessario andare in una società ambiziosa come la Reggiana. Adesso ha fatto la scelta giusta: giocare in un club ambizioso per disputare un campionato importante. So che è un reggiano e tifoso della Reggiana per cui avrà maggiori motivazioni nell'indossare la maglia granata. E' vero che è difficile essere profeti in patria ma quando giochi per la squadra della tua città hai una spinta in più». Vincenzo Torrente vede per Pellegrini un luminoso futuro. «Ha solo 22 anni e fisicamente ha già una buona struttura e può solo migliorare. Non credo nemmeno possa soffrire la concorrenza, perché alla fine nel calcio contano i numeri. All'attaccante si chiede di fare gol e se Jacopo continua a segnare nessuno lo può scalzare. Ricordo ancora il suo primo gol nei professionisti: eravamo a Legnago, all'ultimo minuto dovevamo battere un rigore, l'incaricato era Gomez che ha preferito cedergli la palla e Jacopo con sicurezza si è presentato sul dischetto e ha trasformato il penalty. Dopo quel gol si è sbloccato e ha continuato a segnare e fare bene».
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