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L’ex granata Luca Ariatti è ottimista: «Le vittorie sono l’unica medicina»

Wainer Magnani
L’ex granata Luca Ariatti è ottimista: «Le vittorie sono l’unica medicina»

Il procuratore: «La Reggiana deve restare in alto, poi quando tornerà Cigarini...»

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Reggio Emilia Luca Ariatti, scandianese, ex granata, oggi affermato procuratore era domenica al Città del Tricolore in occasione della partita tra Reggiana e Ancona. «Era la prima volta che vedevo dal vivo la Reggiana – rimarca – sapevo che era reduce da una brutta scoppola a Fiorenzuola, non mi aspettavo di vedere una squadra brillante e ho trovato un gruppo preoccupato».

Una vittoria fortunosa ma fondamentale per il prosieguo della stagione?

«La vittoria è la miglior medicina anche se conquistata in questo modo. La qualità tecnica e la profondità dell'organico ci sono tutte per vincere il campionato. L'allenatore è bravo, il ds pure, c'è uno straordinario pubblico, uno stadio che invoglia a giocare a calcio, per cui, davvero, ci sono tutte le condizioni per ritrovare gamba, brillantezza e gioco».

A proposito di preparazione, la squadra è in ritardo di condizione?

«È sempre difficile capire se è un problema di testa o di gambe, però la Reggiana ha un organico di valore. Ci sono attaccanti forti, in mezzo al campo Nardi è forse in questo momento l'unico che ha brio ma anche sugli esterni c'è forza e dinamismo. Poi bisogna dire che l'Ancona ha fatto un'ottima partita anche se quando è rimasta in inferiorità numerica non ha più impensierito i granata».

La Reggiana non convince ma è nei quartieri alti della classifica, come se lo spiega?

«La graduatoria è corta e c'è ancora molta alternanza in vetta. In questo momento per la Reggiana è fondamentale rimanere nel gruppo di testa in attesa di ritrovare equilibrio, autostima, fiducia. Poi a gennaio rientrerà anche un certo Luca Cigarini...».

I fischi a fine primo tempo sono condivisibili o a Reggio c'è un pubblico troppo esigente?

«La Reggiana negli ultimi anni ha fatto campionati importanti e ha vinto anche i playoff per cui è evidente che le aspettative sono alte. Ma se vuoi fare il calciatore a certi livelli devi passare da piazze come Reggio Emilia che nel bene o nel male ti danno tanto. Certo, è un pubblico che pretende ma bisogna prendere gli applausi e anche i fischi, anche se a dire la verità di fischi ne ho sentiti pochi, anzi. Nel corso della partita i granata sono sempre stati incitati e a fine partita sono stati applauditi dai tifosi».

Da ex giocatore, come si spiega questa prestazione della Reggiana?

«Le scoppole lasciano sempre delle scorie. Ci sono delle dinamiche all'interno dello spogliatoio che portano preoccupazioni nella testa dei giocatori. Sicuramente è stata una settimana delicata perché i giocatori tra loro parlano di più, poi interviene l'allenatore, il direttore sportivo e la società. Tutti vogliono dire la loro e si innescano dei pensieri e delle situazioni che alla fine pesano nella testa dei ragazzi. È evidente che in piazze come Reggio puoi andare in difficoltà rispetto ad altre realtà dove non c'è passione e attenzione. E l'unica medicina, come detto, è cercare di vincere ».

La Reggiana deve però ritrovare in fretta la sua identità di squadra, non sempre può vincere in questo modo...

«Se si vuole puntare alla serie B occorre qualcosa di più rispetto a quanto fatto vedere con l'Ancona ma le qualità tecniche dei giocatori, dello staff e la forza della società ci sono per ritrovare in fretta la strada maestra».

C'è un giocatore che non conosceva e che l'ha impressionato?

«Il portiere. Martin Turk mi è piaciuto per la presenza, il piglio e per come sa stare in campo. Penso che sentiremo parlare molto di lui. È un giovane interessante».

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