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Grazioli, il gregario di Merckx torna ragazzo: «Vedrete come sarà bella la mia Scandiano»

Aldo Spadoni
Grazioli, il gregario di Merckx torna ragazzo: «Vedrete come sarà bella la mia Scandiano»

Il ciclista che ha vestito le maglie di Luxor e Faema tra i simboli di questa tappa

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Scandiano Gregario di Vittorio Adorni e Eddy Merckx, Grazioli tra il 1966 e il 1968 ha gareggiato con le gloriose maglie di Salamini-Luxor Parma e Faema affiancando campioni del calibro di Vittorio Adorni ed Eddy Merckx. Cosa rappresenta per la sua Scandiano la partenza di una tappa del Giro d’Italia? «Un grande risalto per tutta la nostra comunità da sempre vicina al mondo delle due ruote, basti pensare che a Scandiano si è organizzato sul finire degli Anni Sessanta il Circuito degli Assi con i più grandi campioni dell’epoca e pochi anni fa partenze ed arrivi della Settimana Coppi & Bartali. Scandiano inoltre ha quattro importanti realtà ciclistiche, si tratta di Arcetana, Polisportiva Scandianese, Ciclistica Boiardo e Team New Motor Bike. Il ciclismo qui è di casa è amato: sino al 2019 abbiamo seguito con passione ed affetto le imprese di Eugert Zhupa, scandianese di adozione».

Come pensa che gli scandianesi accoglieranno il Giro d’Italia?

«Con tanta passione ed entusiasmo, sono sicuro. Poi la bellezza del Villaggio di partenza e il poter vedere da vicino i tanti campioni rappresentano un momento unico ed irripetibile, certamente sia le autorità comunali che commercianti e cittadinanza renderanno la nostra cittadina una spettacolo».

Ci spieghi la differenza tra il suo ciclismo e quello attuale...

«Ai miei tempi le società ciclistiche erano poche, formate da dieci atleti tutti di grande qualità tecnica, in totale un centinaio che facevano tutte le corse. Molti di noi arrivavano da famiglie umili, il ciclismo era uno sport di fatica e ci si allenava una volta terminato il lavoro. Io ero un idraulico e Eddy Merckx si guadagnava da vivere in una salumeria».

Questo fino a quando non si approdava al professionismo...

«Ma non era facile: diventavi professionista grazie alle qualità che possedevi, inoltre i posti da professionista era pochi, un massimo di sei atleti per stagione passavano dai dilettanti ai professionisti. Ora ci sono tantissime squadre ed i professionisti sono tantissimi e questo porta poi ad avere meno qualità, una squadra è composta da 30 elementi che gareggiano in tre differenti competizioni nello stesso periodo».

È cambiata anche la bici...

«Certo, negli anni c’è stata una evoluzione nella bici e persino nel vestiario. L’abbigliamento al giorno d’oggi è quanto di più tecnico ci sia, ai miei tempi si gareggiava con maglie di lana, se pioveva assorbivano tutto e diventavano pesantissime, se c’era caldo rischiavi di disidratarti».
 

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