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Unahotels, c’era una volta la difesa

Adriano Arati
Unahotels, c’era una volta la difesa

Con Tortona in campionato e con Atene in Coppa sono emersi i limiti della squadra che in attesa che con molti giocatori fuori condizione mostra di soffrire la fisicità degli avversari

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Reggio Emilia Tanti interpreti in cerca di autore e una difesa ancora da registrare. Le due sconfitte consecutive della Unahotels hanno messo in mostra problemi amplificati dalla forza delle avversarie, due squadre esperte, fisiche e brave a mettere le mani addosso come Tortona e Aek Atene.

Sia Treviso sia Bonn sono formazioni che lasciano giocare, i tedeschi hanno grandi qualità ma cercano punteggi alti e velocità, non i contatti e difese capaci di rompere di ritmi.

Reggio è ancora indietro nel percorso necessario per trovare un’identità precisa, ma in contesti più sciolti se l’è cavata – e molto bene, va ricordato – senza impacci sfruttando le qualità individuali di molti solisti. Piemontesi e greci, con la loro solidità e la bravura a impedire accelerazioni, hanno messo in mostra le sofferenze. La difesa ancora non è ancora particolarmente compatta, i meccanismi degli aiuti e dei cambi non sono oliati e in questa fase toccherebbe più all’attacco trainare.

Il solito Cinciarini non può bastare, in entrambi i match ha faticato in avvio poi, sbuffando, ha trovato punti e passaggi. Ma le altre punte, senza spazi aperti, non sono riuscite a incidere. L’emblema è Robertson, brillante nei successi e particolarmente opaco nei due tonfi, impreciso al tiro e pasticcione in tante forzature nel pitturato. Hopkins rimane affidabile ma se “curato” in continuazione con le cattive, e senza altre alternative, diventa arginabile. Discorso ancor più valido per Reuvers, maltrattato dai lunghi greci. E a oggi non si può chiedere a Olisevicius, pur efficace al debutto, di tirare il carretto. L’assenza di Vitali, esperto, calmo e bravo a trovare sempre lo spazio per qualche cesto, non aiuta di certo. È la difesa a dover alzare l’intensità, prima di tutto.

Nel frattempo, i vari Robertson, Hopkins, Anim e Olisevicius dovranno riuscire, pur faticando, a garantire lucidità nelle scelte, per non sprecare il volume ridotto che al momento Reggio è in grado di produrre.

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