Reggiana, tre partite per gettare la maschera
Dopo la trasferta a Gubbio i granata ospiteranno il Cesena e poi lunedì 24 affronteranno la Carrarese nel posticipo
Reggio Emilia Con la trasferta di Gubbio inizia una settimana fondamentale per il futuro della Reggiana. Domenica a Gubbio, mercoledì al Città del Tricolore col Cesena e poi lunedì il posticipo a Carrara.
Tre avversari di valore con nutrite ambizioni di classifica ma tocca alla Reggiana guardarsi allo specchio per capire quale potrà essere il suo destino. Oggi la classifica dice che i granata sono al comando assieme a Siena e Fiorenzuola ma il campo, anche alla luce della vittoria sull'Ancona, ha posto diversi nodi da sciogliere.
Essere squadra
Il primo riguarda la capacità di essere una squadra vera, con una precisa identità di gioco, la capacità di leggere le partite e di saper governare le fasi del match. Spetta al tecnico Aimo Diana dare un'anima a questa Reggiana, archiviando il passato. In queste sette partite l'allenatore ha cercato di capire il materiale a disposizione alternando sempre gli undici da mandare in campo. Ma è nell'interpretazione della partita che la Reggiana è mancata. Anche quando ha vinto non ha mai dato l'impressione di essere una compagine solida, compattata e in grado di sviluppare un'idea di gioco. Spesso le vittorie, soprattutto al Città del Tricolore, sono state frutto di giocate individuali o comunque sporadiche azioni e non all'interno di un preciso concetto di gioco.
È questo ciò che manca ai granata e che la sconfitta di Fiorenzuola ma anche la vittoria sull'Ancona hanno messo in evidenza.
Primo, non prenderle
Il presidente architetto Carmelo Salerno potrebbe asserire che “una casa si costruisce dalla fondamenta” e così vale per una squadra di calcio: occorre prima di tutto avere una solida e consolidata organizzazione difensiva. Questo è il primo obiettivo, in particolar modo in occasione della trasferta di domani a Gubbio, contro un avversario che negli spazi si esalta.
Saper difendere non significa “mettere il pullman davanti alla porta” ma essere in grado di giocare in dieci dietro la linea della palla, togliere le linee di passaggio agli avversari, chiudere ogni varco soprattutto sulle fasce ma nello stesso tempo essere pronti nel ribaltare il fronte di gioco sfruttando quelle che sono le peculiarità dei granata. A parole è semplice ma nei fatti occorrono anche scelte ben precise negli uomini, proprio ad iniziare dalla difesa. Un reparto che è cambiato poco o niente rispetto allo scorso anno (Hirstov al posto di Camigliano) e che doveva essere una garanzia d'assieme, invece in queste prima sette partite ha mostrato dei sbandamenti preoccupanti, a volte nascosti dalle parate di Voltolini o di Turk. E' il momento di dare delle certezze. Oggi ci accorgiamo dell'importante di Contessa, un esterno sinistro che sapeva dare equilibrio alla difesa. E' questo che il mister Diana dovrà andare a ricercare: conferire sicurezza al reparto.
Il gioco delle coppie
Lo abbiamo più volte rimarcato che questa Reggiana non può imitare, almeno per il momento, la squadra dello scorso anno che faceva del palleggio un'arte, quindi occorre cambiare registro. Guglielmotti, Guiebre, Nardi, Lanini tanto per citare alcuni titolari, fanno della capacità di sfruttare gli spazi la loro peculiarità. Sono pericoloso solo a campo aperto. Il centrocampo è cambiato sostanzialmente in due elementi: Radrezza e Cigarini, dato che Del Pinto è rimasto fuori per infortunio per tanti mesi, sostituiti da Kabashi e Nardi eppure si ha la sensazione che ancora non si sia raggiunta la quadratura del cerchio o se meglio volete una capacità di governare il gioco. Occorre mettere maggiore dinamismo e corsa oppure palleggio? Sono interrogativi che il mister Diana dovrà sciogliere ma occorre anche fare in fretta perché Gubbio, Cesena e Carrara incombono.
Gli avversari, fino a oggi, hanno puntato a sorprendere la difesa granata cercando gli inserimenti sui quinti della difesa, vale a dire i due esterni (Guglielmotti e Guiebre in particolare) che per caratteristiche sanno difendere meno, soprattutto spazi. Forse occorrerà usare coppie diverse per avere un esterno offensivo e uno più votato a compattare la difesa.
Gli attacchi possibili
Lanini e Montalto sono una coppia d'attacco che lavora bene assieme? E' risaputo che Lanini fa della velocità e del tiro una sua prerogativa, Montalto è un uomo che diventa micidiale in area di rigore. Se queste sono le loro caratteristiche riconosciute vanno sfruttati dai compagni di squadra per le loro qualità. Lanini va lanciato nello spazio, Montalto ama la palla sui piedi.
Poi ci sono le alternative che sono assolutamente di ottimo livello: Pellegrini – che tanti tifosi vorrebbero titolare – abbina la forza fisica alla destrezza, Rosafio ha classe da vendere ma soffre l'agonismo.
Varela – che è forse l’attaccante che si è visto meno – è imprevedibile e può essere utile per creare “confusione” ai difensori avversari.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
