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Sbrocco non fa prigionieri: «A Colorno per vincere»

Sbrocco non fa prigionieri: «A Colorno per vincere»<br>
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Il terza linea del Valorugby parla del derby

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Reggio Emilia Nicolas Eduardo Sbrocco, classe 1994, terza linea originaria di Tucuman, in Argentina ma di passaporto italiano, è al suo secondo anno al Valorugby.

Arrivato lo scorso anno nella rosa dei Diavoli, Nicolas si è messo subito in evidenza per il brillante giocatore che è: ottimo placcatore ed eccellente “ball carrier”, tanto da meritarsi alla sua prima stagione in Italia il ruolo di n. 7 di un’ipotetica formazione ideale del Top10 da parte di diversi blog di settore. Ed è lui uno dei punti di forza su cui coach Properzi punta per fermare sabato prossimo i “cugini” del Colorno. La sua grinta e la sua potenza saranno di stimolo a tutta la squadra nel derby dell’Enza. Il kick off è alle 15.

Nicolas, siamo alla quarta giornata di campionato. Come vede la partita di sabato?

«Per me è una partita come le altre. Tutta la squadra sta lavorando bene, per portarla a casa. Fino ai play off le partite sono tutte uguali: bisogna entrare in campo, portare avanti il nostro gioco, fare tutto il possibile per vincere. Sta all’avversario impedircelo».

Cosa teme del Colorno?

«Non penso mai ai punti di forza dell’avversario. Certo, il Colorno è una squadra ordinata e con una bella efficacia nel gioco al piede. In estate sono arrivati tanti ragazzi a Colorno, e siamo all’inizio del campionato. Bisognerà vedere quanto sono stati bravi a diventare squadra perché non dimentichiamo che siamo solo all’inizio del campionato. Ma lo ripeto, non serve guardare a loro. Pensiamo a noi, entriamo determinati, facciamo le cose bene. Questo è importante».

Se la sente di fare un pronostico?

«Mai. Non faccio mai pronostici, nemmeno quando sembra facile, perché il rugby è uno sport complicato. Sono sicuro di due cose: che sarà una bella partita e dunque u buon sabato di rugby; che chi farà le cose meglio, porterà a casa la partita».

Questo è il suo secondo anno a Reggio. Come va?

«Benissimo. Ancora meglio dell’anno scorso. Al Valorugby mi sento a casa. Siamo un gruppo fantastico. La società ci mette nelle condizioni di lavorare bene. Con Roberto (Manghi, direttore generale del club ndr) ho costruito un rapporto di grande fiducia dal primo giorno e con il nuovo allenatore ci stiamo conoscendo e tutto va per il meglio».

Anche sua moglie, nel frattempo, è entrata a far parte della grande famiglia del Valorugby...

«Sì anche lei si è inserita nel club. Bernardita è laureata in scienze dell’educazione e già da l’anno scorso fa l’educatrice con i bambini più piccoli. Le piace molto. E domenica scorsa anch’io sono andato al torneo di Cittadella di Padova con i bambini, che sono tanti e stupendi».

Da quel che dice si direbbe che abbia davvero trovato qui quello che cercava...

«È così, anche se non del tutto. Mi dispiace, ad esempio, che la Federazione italiana Rugby continui a considerarmi uno straniero perché io amo da sempre l’Italia e qui a Reggio Emilia mi piacerebbe immaginare il mio futuro sportivo e personale. Ho il doppio passaporto e mi sento italiano. Non credo che sia il luogo di nascita a definire l’intensità del legame tra una persona e un paese soprattutto perché generazioni di Sbrocco si sentono italiani da sempre e hanno il passaporto italiano».

 

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