Il basket reggiano in Africa: «Una grande avventura umana e sportiva»
A guidare la “spedizione cestistica” il presidente provinciale della Fip Davide Giudici
Reggio Emilia Una settimana di partite, di confronti, di conoscenza nel nome del basket, fra tutti i linguaggi possibili uno dei più universali. È stata un’esperienza intensa, quella vissuta dalla delegazione della Fip reggiana fra Sud Africa e Mozambico, all’interno del gruppo partito da Reggio per rinnovare i rapporti istituzionali e sociali con le due Nazioni. Della spedizione cestistica, facevano parte giovani di club della provincia e il presidente Fip Davide Giudici, che quasi vent’anni fa aveva trascorso un anno in Mozambico.
«Aver rappresentato la città in un'occasione così importante e a quelle latitudini è stato senz'altro motivo di grande orgoglio - spiega Giudici - abbiamo fatto da capofila tra le varie società cittadine a testimonianza del buon lavoro che stiamo facendo in termini di aggregazione. L’ottimo rapporto instaurato fin da subito con la Fondazione e con l'amministrazione comunale ci rende un interlocutore apprezzato e credibile per far crescere il nostro movimento».
Non è la prima esperienza di questo genere. In estate ha fatto tappa nei Balcani, ora in Africa Australe. È davvero un basket senza confini?
«Assolutamente sì, parliamo di uno sport praticato in ogni angolo del pianeta, con un punto di riferimento globale come la NBA. Il basket è un acceleratore incredibile in termini di relazioni, permette di abbattere barriere linguistiche e culturali nell'istante in cui si mette un piede nel campo di gioco».
E Reggio?
«Dobbiamo continuare a ritagliarsi sempre di più un piccolo ruolo da protagonista, perché la nostra passione per il basket è unica».
Nel vostro tour africano, avete trovato tracce di amicizie e cooperazioni antiche. Conosceva queste vicende?
«Constatare che Reggio rappresenta un simbolo di libertà in luoghi così lontani è stato molto emozionante. Da piccolo tenevo una corrispondenza con un mio coetaneo di Pemba, un’iniziativa stupenda organizzata dalle scuole, che mi ha fatto intravedere ben presto quanto mondo c’è là fuori. Sarebbe importante ripristinarla. Inoltre, avendo vissuto in Mozambico, è impossibile non venire a conoscenza della storia di Bruna e Giuseppe Soncini, dell'appoggio politico reggiano alle lotte per l'indipendenza e per i diritti civili».
Nel concreto, come sono stati coinvolti i ragazzi che ha accompagnato?
«A Johannesburg abbiamo partecipato ai Tambo e Soncini Cohesion Games, una manifestazione sportiva che coinvolge centinaia di ragazzi provenienti dal Gauteng. Scendere in campo in un contesto così diverso è stato stimolante per i ragazzi, che hanno dovuto adattarsi, confrontandosi con coetanei di altre culture e con modalità di gioco diverse. Una sfida che hanno senz’altro vinto al di là dei risultati sul campo. Imprescindibili anche le tante visite ai luoghi di Gandhi, Mandela e Tambo».
Lei, lo ha ricordato, ha vissuto un anno in Mozambico. Che effetto ha fatto tornarvi? Si è ritrovato?
«La vita a volte ti fa dei regali inattesi e il mio ritorno in Mozambico dopo diciassette anni è stato un susseguirsi di emozioni forti. Ho riabbracciato tanti amici e rivisto luoghi che non pensavo avrei più rivisto, mi è dispiaciuto solo non aver avuto con me Cecilia, con cui ho condiviso quell'esperienza indimenticabile».
Ha trovato nuovi compagni di viaggio?
«Con me c’era l'ad della Pallacanestro Reggiana Dalla Salda, che si è innamorato di quei luoghi, insieme abbiamo incontrato tante persone con cui ora siamo in contatto per provare a sviluppare progetti comuni. Perché l'Africa sarà sempre nel mio cuore».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
