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Ultras reggiani pestati ad Atene: tre gare a porte chiuse per l’Aek

Adriano Arati
Ultras reggiani pestati ad Atene: tre gare a porte chiuse per l’Aek

Lo storico club greco dovrà pagare diecimila euro di multa

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Reggio Emilia Tre gare a porte chiuse, compresa la prossima col Pinar, e 10mila euro di multa. Come tutto sommato prevedibile, è una sanzione non particolarmente pesante quella comminata all’AEK Atene dopo l’aggressione subita mercoledì 7 dicembre dai tifosi reggiani all’ingresso nel palasport greco dove la Unahotels stava per disputare la sfida di Basketball Champions League contro il club giallonero.

Dopo aver analizzato i vari referti e le documentazioni prodotte sull’accaduto, il Giudice Unico della Basketball Champions League ha formalizzato due provvedimenti disciplinare contro la società ateniese: disputare senza pubblico le prossime tre sfide di coppa, a partire dallo spareggio qualificazione col Pinar Karsiyaka del 21 dicembre, e pagare una sanzione da 10mila euro.

Una decisione accolta con molta amarezza, e tanta rabbia, da moltissimi sostenitori biancorossi, che si sarebbero aspettati punizioni molto più dure, ma certo non inaspettato, pensando anche a casi precedenti.

Il risultato del campo, il 68-57 a favore dell’AEK, è stato subito omologato e non è mai stato messo in discussione, e in tempo reale ogni richiesta della Unahotels in questo senso era stata respinta al mittente senza margine. Certo, tre match a porte chiuse non sono il massimo, per una formazione con un pubblico capace di farsi sentire a ogni livello, ma rappresentano un carico leggero rispetto a una vicenda piuttosto seria, che avrebbe potuto avere conseguenze fisiche anche peggiori.

Il 21 dicembre, l’AEK sarà senza tifo mentre si giocherà la qualificazione agli spareggi con i turchi del Pinar Karsiyaka. Chi vincerà sarà certo di accedere ai “play-in”, chi perderà dovrà guardare al Bigi e sperare che Bonn, già sicura del primo posto, batta la Unahotels.

Se Reggio supera i tedeschi, è sicura del terzo posto, se cade in casa è eliminazione certa.

Sul piano sportivo la questione si chiude qui, il Giudice Unico di BCL è l’unico organo titolato a prendere decisioni in materia. Diverso esito potrebbe esserci sul piano penale, se le indagini avviate dopo l’aggressione, anche su pressione delle autorità italiane, portassero mai ad identificare alcuni dei cinquanta ultras AEK che prima della palla a due hanno prima creato una cortina fumogena con petardi ed estintori e hanno poi assalito con cinghie, bottiglie e sassi quindici esponenti degli Arsan, arrivati per seguire Reggio in trasferta. Diversi fra loro hanno dovuto ricorrere poi a cure mediche. Un’azione tante violenta quanto rapida, palesemente preparata con anticipo e precisione, che sta portando a cercare di capire le motivazioni. Il 12 ottobre, all’andata in via Guasco, non vi erano stati attriti particolari, se non vocalmente. Quella dell’AEK è una delle rappresentanze più attive e radicate dell’intera Grecia, di suo Nazione in cui il tifo gioca un ruolo importantissimo, basti pensare ad altre realtà organizzate come quelle di Panathinaikos, Paok Salonicco e Olympiakos.

Gli ultras gialloneri hanno rivendicato l’agguato, sui vari portali tematici. Ben diversa la reazione a Reggio, dove l’accaduto ha generato tanta rabbia che la sentenza del giudice sportivo di ieri ha rialimentato, con centinaia di commenti amareggiati e delusi.

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