Le radici antiche della Boxe Reggiana
Presentato il libro di Mazzali e Giovannini sui cento anni del pugilato in città
Reggio Emilia Lo sapevate che negli anni '20 un pugile fenomeno antifascista, poi costretto all'esilio in Francia, e il suo compagno di guantoni camerata si allenavano insieme in uno stallino di via Parisetti? O che il nostro "Gino" Bondavalli, prima di essere il campione dei campioni, era considerato una mezza tacca nella palestra "Dux"? Tutte chicche, curiosità portate alla luce dal volume "Il pugile reggiano", frutto di una ricerca storica condotta da Giacomo Mazzali e Giacomo Giovannini e finanziato da Olmedo, dove si ricostruiscono i 100 anni di storia della boxe reggiana, con alcune scoperte sensazionali.
In una serata di gala andata in scena nella sede di Olmedo, main sponsor della Reggiana Boxe, il presidente Luca Quintavalli (che è anche direttore sportivo della Reggiana Boxe) ha accompagnato i tanti ospiti invitati in un viaggio nella memoria, fino ai successi dei giorni nostri. Un centinaio di partecipanti, tra cui alcuni giocatori della Reggiana, membri del Gruppo Vandelli e l'atleta paralimpica Francesca Porcellato (11 ori in carriera) e grande amica di Quintavalli.
Commovente il ricordo di Sergio Cavallari, che per 40 anni tondi ha retto le sorti del pugilato reggiano, fino al passaggio di testimone di due anni fa. «Lascio in buone mani la boxe reggiana. E sono convinto che presto i risultati che ho raggiunto io saranno probabilmente superati», è stato il bel messaggio lanciato dal "grande vecchio" della noble art di casa nostra.
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