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«A Reggio Emilia dall’Eritrea per correre in bicicletta»

Aldo Spadoni
«A Reggio Emilia dall’Eritrea per correre in bicicletta»

Angelo Gabriele si è trasferito da Asmara in Emilia nel 2021

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Reggio Emilia Dalla scorsa estate, il ventenne Angelo Gabriele fa parte della squadra ciclistica Under 23 dell’XPC Beltrami Cooperatori, ma la sua storia sia di vita, che sportiva, è veramente del tutto particolare. A cominciare dal suo “cognome” che in realtà è il nome di battesimo del padre, come prevede la legge eritrea.

La famiglia di Angelo ha vissuto per decenni ad Asmara – sia la madre sia il padre hanno origini italiane – prima di tornare in Italia nell’estate del 2021. In Eritrea, Angelo ha frequentato la scuola italiana della capitale, fondata durante la colonizzazione, così come il nonno e il papà.

Angelo, come si è avvicinato al ciclismo?

«Avevo 13 anni quando mi avvicinai a questa disciplina sportiva, che praticamente rappresenta lo sport nazionale, unitamente all’atletica leggera».

Davvero è così importante il ciclismo?

«In ogni weekend le strade principali delle città vengono chiuse per consentire la disputa di gare giovanili, soprattutto perché la bicicletta è' il mezzo di trasporto più utilizzato e quasi tutti la posseggono».

Cosa pensavano i suoi genitori della sua passione per la bicicletta?

«All’inizio non è stato facile iniziare a gareggiare: la mia famiglia non era favorevole, ma io di nascosto mi allenavo e un giorno ho decisi di fare una gara scolastica, dove sono arrivato inaspettatamente primo».

E da quel momento...

«Quella è stata la svolta: ad assistere alla gara c’era un amico di mio padre che lo chiamò. Ricordo che si precipitò sul posto. Io ero terrorizzato, temevo che avrebbe reagito male, ma invece abbi finalmente il via libera dei miei, che mi permisero di continuare. Da quel momento mi sono sempre stati vicini, appoggiando ogni mia scelta».

Come è approdato a Reggio Emilia ed all’XPC Beltrami?

«Arrivato in Italia volevo continuare questo percorso, ma nessuno mi conosceva e nonostante abbia bussato a tutte le porte, nessuna società dilettantistica pareva disposta a scommettere sul sottoscritto. Chi mi conosce sa che sono caparbio e non mi arrendo facilmente, ma davvero sembrava impossibile per me coronare il sogno della vita. Ho provato in ogni modo a cercare una soluzione per ben sette mesi, quando ho visto che non c'era più speranza, ho deciso di lasciar perdere ed abbandonare il mio sogno sportivo per andare a lavorare in fabbrica».

La bici sembrava un capitolo chiuso e invece...

«Improvvisamente, ho avuto poi un colpo di fortuna e grazie ad alcuni conoscenti di famiglia mi sono messo in contatto con alcuni dirigenti dell’XPC Beltrami Cooperatori, che a differenza degli altri mi hanno subito dato fiducia, dimostrandosi persone eccezionali».

Come ti sei trovato con la squadra e quali sono state le difficoltà che hai trovato nelle tue prime gare tra gli Under 23?

«Direi che ho trovato una seconda famiglia, i risultati sono l’ultimo pensiero in un mondo dove se non li ottieni immediatamente, puoi scordarti di continuare nella tua passione sportiva; direttori sportivi, dirigenti e compagni di squadra mi sono sempre stati vicini, dandomi consigli importantissimi. Dopo due mesi di allenamenti, dallo scorso luglio ho partecipato alle mie prime gare, nonostante le difficoltà e la poca esperienza sono riuscito a finirle e mi sono anche piazzato nei primi venti dell’ordine d’arrivo, per molti non sarà tanto, ma per me è stato importantissimo».

Quali programmi ha per il futuro?

«Il primo obiettivo è quello di prendere il diploma di geometra e riguardo al ciclismo è quello di fare più esperienze e stare in forma per poi riuscire a competere a livelli anche professionistici».

E poi?

«Una volta raggiunti questi obiettivi spero di poter tornare in Eritrea e condividere le mie esperienze con le nuove generazioni, perché nonostante nessuno conosca il movimento ciclistico locale, a mio avviso ci sono molte potenzialità tra i ragazzi che lo praticano».

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