«È una Reggiana rock»
Il centrocampista granata Elvis Kabashi ha grinta e un cuore grande In settimana ha visitato a sorpresa un giovane tifoso in riabilitazione
Reggio Emilia Elvis Kabashi, ragazzo dal cuore d’ oro. Fosse stato per lui il gesto di cui sui è reso protagonista ad inizio settimana sarebbe rimasto riservato, un fatto privato, lontano dalla ribalta. Ed invece è venuto alla luce.
Ma di cosa si tratta? Saputo da una fisioterapista che Matteo, un ragazzo in riabilitazione per problemi cerebrali si era dichiarato suo tifoso, è andato a consegnarli personalmente un paio di calzoncini autografati in occasione del 15° compleanno del ragazzo.
«Mi ha colpito l’attimo di stupore - commenta - mi sono messo nei panni di quel ragazzo e della sua famiglia, se nel mio piccolo sono riuscito a dargli un sorriso, un momento di serenità nel percorso che sta seguendo per me è tanto, gli applausi li cerco in campo, non nella vita quotidiana».
A cinque giornate dal termine Kasbashi è più che mai focalizzato sull’obiettivo.
Quello di squadra, non tanto personale anche se va fiero dei 5 gol segnati (lui reclama anche quello che per alcuni è autorete del portiere del San Donato), e che sotto sotto conta di implementare, magari su punizione, e degli altrettanti assist. Del resto lo ha sempre sostenuto, è qua per quello, non importa chi realizza, l’importante è che la Reggiana vinca.
Ultimamente lo si vede sempre più partire defilato sulla destra per poi accentrarsi e calciare col piede preferito, il sinistro, richiesta di Diana o peculiarietà propria?
«Dipende dagli avversari, dalla partita che si vuole interpretare, contro Cesena ed Entella, squadre con un centrocampo a due, mi è stato chiesto di allargarmi per determinare superiorità numerica, del resto a me quel tipo di azione piace, giocare qualche metro più avanti o indietro non è un problema, poi Diana in fase offensiva ci lascia una certa libertà di manovra».
Sabato la Reggiana è attesa a Rimini da una squadra che ultimamente in casa sta faticando, manca l’appuntamento con i 3 punti addirittura da dicembre, vantaggio o difficoltà ulteriore?
«Può essere un’arma a doppio taglio, contro di noi tutti vogliono fare la partita della vita, ma noi abbiamo piena consapevolezza che davanti a noi, a prescindere dall’avversario, c’è una strada sola, giocare per vincere».
A Rimini si annuncia un altro esodo in massa dei tifosi granata, quasi come a Cesena, non fosse per la minor disponibilità di biglietti, responsabilità in più ?
«Certo, ma avere tifosi al seguito di aiuta, la pressione aumenta ma avvertirla è tipica delle grandi squadre e noi nel nostro universo lo siamo e vogliamo dimostrarlo».
Giocare su un campo in sintetico ed in anticipo rispetto alla concorrenza può rappresentare un handicap?
«Niente affatto, ormai siamo abituati a giocare su ogni tipo di terreno, quanto al giocare prima o dopo cambia nulla, comunque devi giocare per vincere, se noi lo facciamo Entella e Cesena avranno lìassillo di rispondere, se noi no loro comunque l’ansia della vittoria l’avranno».
Come arriva la Reggiana al rush finale?
«Bene, fisicamente ormai abbiamo recuperato tutto l’organico, mentalmente la pressione è inevitabile che aumenti, il margine di errore si assottiglia, bisogna essere bravi a portare l’episodio dalla tua parte, si è visto anche contro la Torres, una volta sbloccato il risultato ci siamo come liberati, abbiamo insistito, avuto occasioni per il raddoppio. Dai...siamo ancora una Reggiana rock».
Quattro punti di vantaggio sono sufficienti?
«Possono essere tanti o pochi, non è il momento di fare calcoli, l’imperativo dev’essere sempre quello di vincere, poi è vero che rispetto alle altre abbiamo il jolly di una partita sbagliata, ma vorrei tenerlo e giocarmelo per l’ultima». l
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