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La Reggiana del futuro

Bravo va controcorrente: «Regia, bastano ritocchi»

Luigi Cocconcelli
REGGIANA CALCIO
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REGGIANA CALCIO

Intervista al ds del Sudtirol ai playoff al primo anno di serie B: «Nel campionato cadetto non sempre le rivoluzioni pagano»

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Reggio Emilia La differenza tra la serie C e la serie B di calcio non è tanto tecnica o fisica quanto di carattere. Almeno a sentire Paolo Bravo, direttore sportivo del Sudtirol che alla prima esperienza in assoluto tra i cadetti ha meravigliato tutti , si è già assicurato un posto di rilievo nei playoff a dispetto di chi dispone di risorse ben maggiori.

«La serie A- esplicita il suo pensiero Bravo- è un altro sport, in C ci sono dei valori, delle qualità che però al piano di sopra si assottigliano ed allora viene fuori la forza di volontà, la coerenza, il saper sempre essere se stessi , concentrazione e determinazione, la B è davvero un campionato in cui l’ultima può battere la prima, in cui non esistono partite scontate in partenza, dove recuperi o crolli improvvisi ed inattesi sono all’ordine del giorno ».

Forse è per questo, per l’aspetto caratteriale che ,in caso di divorzio da Diana, circolano voci di un Bisoli in pole position sull’agenda di Goretti?

«Guardi, l’accostamento penso venga spontaneo perché i due si conoscono, hanno lavorato assieme e bene al Cosenza, ma la situazione contrattuale di Bisoli è chiara: non solo con noi ad agosto ha firmato un contratto con clausola di rinnovo automatico in caso di salvezza, ma in questi giorni stiamo ragionando di un prolungamento e poi, scusate, avete Diana che è bravo, giovane, mi sanno chiacchiere senza molto senso».

Il filosofo direbbe che i soldi sono sempre una buona base di partenza, ma il Sudtirol è l’esempio lampante che forse contano più le idee del denaro…

«Dipende dal budget, da quante risorse puoi mettere sul piatto e dagli obbiettivi che la società si prefigge, se hai una 500 e pensi di vincere il campionato di Formula 1, il discorso è già chiuso, sei fuori strada, per come la vedo io più di metà delle squadre di B dovrebbero puntare alla salvaguardia della categoria, poi vedere quel che succede ma senza voli pindarici, io ho già fissato il traguardo per la prossima stagione:se siamo ancora qua salvezza guadagnata anche all’ultimo minuto dell’ultima partita».

La Reggiana dice di non voler commettere l’errore di due anni fa, quando pagò un eccesso di riconoscenza verso chi aveva ottenuto la promozione, lei che ne pensa, cambiare molto o conservare l’ossatura della C?

«Se vinci bene in C, e la Reggiana ha vinto bene, vuol dire che hai qualità, dei valori importanti, io, qua a Bolzano, ho 7/11 del campionato scorso, il Modena ha rivoltato l’attacco, ma ha mantenuto l’intelaiatura, il Bari grosso modo è rimasto invariato, questo per dire che con qualche innesto azzeccato puoi fare bene anche in B, poi mi lasci dire che la vera differenza per la Reggiana con 2 anni fa è che allora, causa covid, i tempi del mercato sono stati brevissimi, adesso il tempo per programmare con calma c’è ».

Con il numero massimo di 18 over in lista, quanto importante è il saper pescare giovani bravi?

«Avere giovani bravi è sempre importante, in qualsiasi categoria, in B ancor più, sia dal lato economico per il minutaggio sia da quello tecnico,impensabile di fare un campionato così lungo ed impegnativo con solo 18-20 elementi e poi in certi momenti la loro freschezza, a volte la spensieratezza possono contare tanto».

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