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Priftis chiama già il tifo per la sua Unahotels

Adriano Arati
Priftis chiama già il tifo per la sua Unahotels

Il nuovo coach si è presentato alla città: «Ok i risultati, ma noi giochiamo anche per la gente»

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Reggio Emilia Si presenta parlando di un’idea di basket offensivo, che possa coinvolgere il pubblico, il nuovo coach della Unahotels Dimitris Priftis.

Il 55enne allenatore greco ha incontrato ieri la stampa nel suo secondo giorno reggiano, dopo l’arrivo di lunedì speso fra visite alle palestre e una cena con la proprietà. Dopo la conferenza, è poi partito verso Castelnovo Monti, per visitare la struttura dove la formazione biancorossa passerà il ritiro ad agosto.

A introdurlo, alla presenza di gran parte dello staff e della proprietà, l’uomo che lo ha voluto a Reggio, il general manager Claudio Coldebella.

La scelta del gm

«Ci sono tre anni di condivisione e conoscenza fra noi, per portare avanti un nuovo progetto condiviso volevo un allenatore che mi conoscesse, e ringrazio la proprietà che ha condiviso la mia scelta», ha detto.

Ha parlato di voglia di novità anche Priftis, dopo aver elogiato la squadra tecnica greca. Reduce da anni ai vertici europei, ripartirà da una società che non potrà fare le coppe.

«Noi giochiamo per i risultati ma prima ancora per la passione di una città, per l’affetto dei tifosi, e so che questa è una piazza che ama il basket. Basta guardare quanti giornalisti ci sono qui oggi, mi ricorda la passione che c’è a Salonicco. A questo punto della mia carriera sento il bisogno di scrivere un nuovo libro, con tante pagine da riempire», ha raccontato.

E il salto non era nel vuoto, anzi: «La presenza di Claudio è stata fondamentale, abbiamo parlato tanto, le sue impressioni sul club sono molto positive e di lui mi fido. Reggio è un abbassamento di livello? In ogni realtà ci sono determinate condizioni, e noi tutti cerchiamo sempre quelle migliori. L’aspetto che più ha impressionato Claudio, e che ha mi ha convinto, è la presenza di persone di qualità, che garantiscono le condizioni ideali per il nostro lavoro», ha sottolineato.

«Il livello è importante, ma queste condizioni sono altrettanto importanti, e sono qui per accettare la sfida».

Inevitabile poi iniziare a ragionare di mercato e di squadra.

Attacco o difesa?

«Sono un coach offensivo? In Grecia mi considerano un coach difensivo, ma è una coincidenza, perché nelle mie prime esperienze ho avuto la fortuna di avere buoni difensori, e tutti vogliono una difesa solida. Vorrei costruire una squadra che si sappia passare la palla, che possa trovare più punti possibili, e che possa dare un basket che i tifosi vogliano vedere, che faccia divertire», ha precisato.

«Come ottenerlo? Ci sono tanti giocatori e c’è la nostra posizione sul mercato, tutti vorrebbero i migliori, noi dobbiamo capire dove siamo, capire che tipo di giocatore può arrivare qui, anche in base al budget, e poi ragionare su quali giocatori possano esserci utili».

Serve pazienza

Niente nomi, per ora. «Come chiunque, vorrei un basket che vince e che piace, che coinvolga i tifosi. Prima di tutto, ed è la parte più difficile e lunga, bisogna creare una base per il futuro, una connessione forte e duratura fra squadra, società e città. E ci vogliono pazienza, fiducia e forza, per costruire tutto questo. Poi, potremo mettere il basket in questo contesto», è la riflessione del nuovo coach biancorosso.

Che poi conclude con un messaggio che sembra rivolto a città e tifosi: «In Grecia, la prima volta che conosci una persona la saluti, la seconda gli stringi la mano, e poi si crea confidenza. Così dovremo fare noi, dovremo trovare fondamenta stabili per un approccio emozionale e non solo professionale».  

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