Reggiana, nel ritorno Goretti punterà solo sui giocatori disposti a lottare
E al mercato di gennaio si sfoltirà la rosa
Reggio Emilia Da Reggiana “bella ma senz'anima” a una squadra “operaia” che ha fame di risultati, in grado di gettare il cuore oltre l'ostacolo. L'amaro pareggio contro il Brescia ci ha consegnato questa indicazione e un messaggio ben preciso che il ds Roberto Goretti saprà cogliere: per agguantare la salvezza occorrono giocatori votati al sacrificio, gente in grado di rimboccarsi le maniche e lottare fino alla fine. Del resto questo è lo spirito che amano i tifosi reggiani e che apprezzano nei granata che vanno in campo.
Gli errori e la svolta
Quanto inciderà questo concetto lo si vedrà nelle scelte del tecnico Alessandro Nesta per le ultime tre partite che segneranno la fine del girone di andata ma soprattutto nelle mosse di mercato del direttore sportivo Roberto Goretti. L'impressione è che ci sarà un'inversione di tendenza rispetto a un organico ricco di giocatori dall'illustre passato e di buone qualità tecniche ma che in questa prima parte di stagione hanno offerto poco o niente alla Reggiana. E' vero, questi primi quattro mesi e mezzo sono stati caratterizzati da errori di valutazioni iniziali, scelte che si sono rivelate azzardate, indisponibilità per infortuni cronici o ripetitivi, anche sfortuna vedi la rottura dei legamenti crociati a Vido e Vergara avvenuti a distanza di tre giorni. Tutto vero, però ciò che è sempre mancato a questa Reggiana è l'anima di una squadra che sa che per centrare la salvezza deve lottare fino all'ultimo secondo. Ci si è illusi sfogliando il curriculum dei giocatori che sono arrivati, soprattutto nelle ultime battute del mercato ma l'almanacco Panini non serve per fare una squadra.
Ipotesi e realtà
Nei pensieri di Goretti e nella testa di Nesta la formazione ideale della Reggiana doveva essere Bardi, Sampirisi, Szyminski, Romagna, Pajac; Crnigoj, Bianco, Melegoni, Portanova, Pettinari, Gondo. Una squadra esperta, di categoria, di qualità.
Benedetti giovani
Ma alla resa dei conti – e anche per colpa di una infermeria sempre piena – ci siamo aggrappati ai giovani Girma, Pieragnolo, Marcandalli, Antiste, e Varela; sono stati rispolverati i senatori Rozzio e Cigarini. L'unico che ha tenuto fede alle premesse è stato il portiere Bardi.
Eppure la Reggiana, diciamo delle seconde scelte, ha finalmente mostrato di avere la giusta mentalità da salvezza ed è su questo che Goretti e Nesta punteranno per il futuro. Ovviamente nessuno sarà escluso, ma questa dovrà essere la nuova mentalità della Reggiana: una squadra “proletaria” che sa rimboccarsi le maniche, conquistare le vittorie col sudore, con le buone o con le cattive. Il che non significa tralasciare di praticare un calcio offensivo e propositivo ma in un contesto diverso, di una squadra che lotta con i denti punto su punto.
Porte girevoli
Siamo nei giorni cruciali per il mercato di gennaio che aprirà i battenti tra venti giorni e l'intenzione della Reggiana è di seguire questa filosofia di rigenerare la squadra attingendo da giocatori giovani ma soprattutto affamati di vittorie. Un concetto che sarà illustrato dal ds Goretti al gruppo e ovviamente è possibile che alcuni, per scelta o per imposizione, non faranno più parte della Reggiana. È possibile che qualche atleta non si senta in condizione di poter rientrare in questa filosofia e decida di cambiare aria, com'è ipotizzabile che sia lo stesso ds Goretti a compiere queste scelte. Di sicuro alla ripresa del campionato il 13 gennaio ci saranno dei volti nuovi in squadra.
Probabilmente non saranno quei giocatori dall'importante pedigree che i tifosi si aspettano ma ragazzi che hanno voglia di conquistarsi un posto in serie B e che vedono la Reggiana come l'occasione della loro vita sportiva. A volte pensiamo che Reggio Emilia e la Reggiana siano l'ombelico del mondo ma non è così: il club granata negli ultimi 24 anni ha fatto solo della serie C e un passaggio rapido in serie B.
Pur con tutti i pregi (vivibilità, centro sportivo, passione dei tifosi, serietà della proprietà, stadio magnifico) non è detto che sia per alcuni giocatori una piazza stimolante, anzi.
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