La miglior difesa dell’anno non è bastata alla Unahotels
Sabato sera Brescia ha vinto dominando in area con Bilan
Reggio Emilia La miglior prestazione difensiva della stagione biancorossa non è servita a regalare la vittoria contro Brescia. Il 70-77 di sabato racconta sia delle qualità della Germani prima della classe, della sua forza e completezza, sia della crescita della Unahotels nell’affrontare gare tirate e fisiche, contro avversarie che hanno stazza e sanno mettere le mani addosso.
Con Venezia e Tortona, realtà con caratteristiche similari, era finita molto peggio, le settimane di lavoro hanno permesso al gruppo biancorosso un discreto salto in avanti in questo senso. In un match ai 70 punti, in cui i tiratori hanno sofferto e in cui Brescia ha saputo togliere il respiro a Galloway con una staffetta aggressiva, Reggio è comunque sempre rimasta a contatto, e con maggiore lucidità nelle scelte negli ultimi 5’ avrebbe potuto portare a casa il referto buono senza che nessuno potesse contestarne il merito, come ribadito anche dal coach ospite Magro.
Cosa è cambiato?
Il gruppo di Priftis ha saputo impegnarsi con costanza, accettando di mettere il corpo nei mille contatti della sfida, senza cedere alla potenza altrui. La pressione costante sui registi, guidata da un Weber elettrico e bravissimo sia a scippare palloni sia a deviarne parecchi, ha funzionato a dovere e pure sotto canestro tutti hanno cercato di sporcare tiri, palle vaganti e tagli. Una nota di merito, al riguardo, va senza dubbio a Uglietti e Chillo. I due veterani italiani sono qui dare energia, grinta e cattiveria e nelle ultime gare lo hanno fatto al massimo, i quintetti capaci di parziali difensivi vedono sempre la presenza di almeno uno di loro in campo.
Pure Faye e Atkins hanno fatto il possibile dietro, tutto sommato. Il centro croato Bilan ha dominato, con 24 punti, 11/14 da due e 8 rimbalzi, servito scientificamente vicino al ferro e bravissimo a finalizzare con tecnica e uso del corpo. Un maestro, o un unicorno per usare le parole di Magro, che la Germani ha cavalcato sapendo delle difficoltà biancorosse in mezzo all’area. E ciò nonostante i due centri hanno sempre lavorato contro di lui in uno contro uno, senza aiuti, rimediando colpi e falli fischiati, senza arrendersi. Il discorso porta alla gestione tattica di Priftis, che ha alternato luci e ombre. Il coach ha scelto di non raddoppiare Bilan per evitare precisi scarichi sui tiratori lombardi e ha avuto ragione, così come ha funzionato la scelta di spostare le marcature delle ali: l’ala reggiana è stata spesso spostata sul poderoso 3 bresciano Burnell, lasciando un piccolo a occuparsi del 4 Gabriel, più perimetrale. Un trucchetto che ha tolto ritmo. La perplessità principale riguarda invece l’impiego di Smith, senza dubbio l’esterno biancorosso più in ritmo. Smith ha chiuso con 14 punti in 14’, ha guidato il parziale che mandato Reggio avanti alla fine del terzo quarto, è stato tolto per quello che si presumeva essere un breve riposo durato invece quasi 10’. Quando è rientrato, a un minuto dalla fine, Brescia si era rimessa avanti sfruttando la siccità biancorossa e la luna storta di Hervey e Galloway. Rinunciare all’attaccante più caldo non ha pagato, decisamente, e Priftis ha ammesso a fine gara di aver probabilmente fatto la scelta errata al riguardo.
La riflessione porta all’ultimo punto, il rendimento offensivo. Con le squadre di fascia alta, la Unahotels ha bisogno di buone percentuali dall’arco, perché la pericolosità nel pitturato rimane sempre relativa. Il 7/33 con la Germani non ha aiutato, quasi impossibile vincere contro simili difese con il 21.2%. Ma ancora più che la mira, la questione riguarda le scelte. Galloway, sempre in controllo, ha preso solo 3 triple perché Brescia lo ha braccato e ha preferito non forzare. Reggio deve avere schemi e organizzazione per costruirgli buone soluzioni in ritmo anche a ritmi lenti, e avere presenza interna aiuterebbe. Hervey, dal lato opposto, ha chiuso con 1/10 dall’arco, e diversi tentativi in solitaria negli ultimi minuti hanno inciso. Va detto che l’ala Usa, con la sua infinità facilità atletica, può sempre prendersi tiri contro chiunque e che quelle che sono apparse forzature erano sembrate buone scelte con Pesaro, quando tutto entrava. Ma, e si torna alla crescita per l’alta classifica, con certe rivali questa leggerezza può trasformarsi, a volte, in un fardello.
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