Lamberto Boranga a 83 anni torna fra i pali: giocherà una gara in Prima con la Trevana
Calcio: il portiere tesserato dal club umbro: «Non voglio fare brutte figure, voglio arrivare al 60%»
Reggio Emilia Avere più di ottanta anni – il prossimo 30 ottobre spegnerà 83 candeline ma non diteglielo, per lui gli anni si vivono e non si festeggiano – e non sentirseli addosso. Tutt’altro. Lamberto Boranga, il mitico “Bongo” per i frequentatori del Mirabello di un epoca ormai passata (163 partite in granata in due riprese dal 1967 al 69 e poi dopo un intermezzo a Brescia dal 1970 al 73) invece d andare e portare i nipotini a vedere i cantieri torna in campo. Sì, torna a giocare. Boranga è appena stato tesserato per la Trevana, formazione umbra di Prima Categoria e conta di giocare una partita a ottobre. Una sola per chiudere il cerchio. Si sta allenando con Marco Bonaiuti, che all’Inter aveva seguito Samir Handanovic e dice, il Bongo, di avere buone sensazioni.
«Sono al 20 % debbo lavorare per arrivare almeno al 60%» dice. Del resto lui si tiene in forma, si sta preparando per i campionati europei master di atletica leggera in programma a Madeira. Si cimenterà nel salto in lungo, triplo, salto con l’asta. Come mai l’idea di tornare a parare a Trevi? Perché lì tutto è cominciato. La Trevana fu la sua prima squadra. «Di recente- spiega Boranga - ad un convegno organizzato per presentare il suo libro “Parare la vecchiaia”, sindaco, assessori, presidente della società mi hanno proposto di tornare lì, giocare l’ultima partita dove avevo giocato la prima ed alla fine mi hanno convinto, ho detto, perché no, proviamoci». A Trevi, una sessantina di chilometri da Perugia, lui che è originario di Foligno, ci finì per caso. Troppo irrequieto da ragazzino e suo padre decise di metterlo a scuola dai Salesiani. Il primo approccio con il pallone fu da attaccante ma dice sorridendo: «Ero troppo bravo, con me non c’era partita e allora un bel giorno mi misero in porta, ma non è vero come letto da qualche parte che non lo avessero fatto forse sarei diventato io il numero uno al mondo al posto di Maradona, con Diego condivido la data di nascita, ci scambiavamo auguri, mai pensato di essere migliore di lui con la palla tra i piedi». Boranga, che continua a lavorare come cardiologo a Perugia, al telefono tiene a sottolineare un punto importante. «Non ho intenzione di fare brutte figure, il problema non sta tanto nei riflessi, ma nel buttarsi da un palo all’altro». A Reggio l’ultima volta è stato per la presentazione del suo libro, ma conta di tornare. Anche per vedere la Reggiana. «Ha un sacco di tifosi meravigliosi, meriterebbe tutte le fortune del mondo, è un poco come il Perugia, grandi e appassionate tifoserie, squadra così così». Per quanto a Empoli gli sia piaciuta. «Ha giocato bene, idee chiare, squadra solida, certo le manca qualcosa» chiarisce. Da portiere cosa ne pensa dell’idea di lanciare tra i pali un giovane di 20 ann, Edoardo Motta? «Bene, io che posso dire che a Perugia ero titolare a18 e mezzo, Motta è bravo, gli va da tempo di crescere, certo sul gol ha commesso un errore, ma ne ho fatto anche io e non solo quella che a Reggio ricordano ancora di Roma con la Lazio, bisogna tener presente quello che mi diceva il miglior allenatore che ho avuto, uno che lì conoscete bene, Pippo Marchioro”. . E cosa le diceva? «Ragazzo mio...tu devi imparare a parare i tiri facili, quelli difficili sono un extra».l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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