Reggiana-Cesena, sacrificio e spirito di squadra: ecco cosa serve ai granata
Oggi alle 17.15 la partita al Mape Stadium contro i romagnoli: squadra temibile con uomini di valore
Reggio Emilia La Reggiana si deve ritrovare la sua anima battagliera e pugnace, quella che ha conquistato quindici punti nelle prime dieci partite. Lo spirito di una squadra che sa di dover lottare su ogni pallone per avere la meglio sull’avversario. La Reggiana “operaia” e umile che ha superato il Modena col sacrificio di tutti coloro che sono scesi in campo. Questo è ciò che i granata dovranno tornare a mettere in campo oggi (ore 17.15) se vuole avere la meglio sul Cesena. È quello che hanno chiesto loro i tifosi subito dopo la sconfitta col Venezia: la tattica non basta, la prestazione nemmeno ma serve qualcosa in più. C’è chi lo definisce il “cuore” di una squadra, chi chiama in causa il senso di appartenenza o l’identificarsi nel popolo granata. Sta di fatto che per pensare a una Reggiana vincente occorre ritrovare la squadra dei tempi migliori. Il tecnico Dionigi ha rimarcato, anche giustamente, che la Reggiana raramente ha sbagliato l’approccio alla partita, così è stato anche nelle ultime quattro sconfitte di fila.
La squadra granata ha sempre interpretato bene lo spartito tattico ma ciò non è bastato. Spesso sono stati i particolari a fare la differenza: una corsa in meno, un contrasto portato senza la giusta cattiveria, una minor attenzione nei movimenti. La Reggiana ha giocato poco da squadra, ha consentito che gli errori individuali pesassero sul risultato finale. I granata non hanno difeso in modo compatto, anzi hanno concesso agli avversari, pur bravi, di andare in gol con troppa facilità. Occorre rivedere la squadra da battaglia di Castellammare, di Mantova o del Manuzzi contro il Cesena nella gara d’andata. Oggi serve ritrovare l’unità d’intenti, la coesione per affrontare un avversario di valore come quello rimagnolo. La formazione di Mignani è reduce da due sconfitte di fila e quindi avrà il dente avvelenato e la stessa determinazione nell’uscire imbattuta dal Mapei. L’avversaria è particolarmente temibile nelle ripartenze perché ha uomini di valore: il reggiano Castagnetti è il regista della squadra, Berti il fantasista, Shpendi è il bomber e Ciervo la spina nel fianco delle difese avversarie. I romagnoli in trasferta sono micidiali e hanno conquistato 16 punti (solo il Frosinone ha fatto meglio con 21 punti) frutto di 5 vittorie, un pareggio e quattro sconfitte. Il che significa che non hanno mezze misure. La Reggiana deve ritrovare tante certezze e tra queste il fattore campo. Nella prima parte di stagione il Mapei era stata la roccaforte dei granata.
La sicurezza si è smarrita dalle tre sconfitte consecutive tra le mura amiche e un misero bottino di 12 punti. Decisamente pochi. Non è poi pensabile subire ancora un’ingiustizia com’è stato in occasione del rigore concesso al Venezia, poi parato da Motta. La Reggiana aspetta un rigore da 141 giorni e merita rispetto. Quello di oggi sarà un derby orfano dei tifosi romagnoli cui è stata vietata la trasferta. Ed è un vero peccato perché uno spettacolo calcistico senza i tifosi è come assistere a un film muto. Oggi non ci sarà, quindi, il pubblico delle grandi occasioni ma i granata devono anche riconquistare la fiducia del suo popolo e ridare loro entusiasmo e ottimismo per una salvezza che sarà sempre più difficile e complicata. La Reggiana deve porsi l’obiettivo di conquistare 24/25 punti in questa seconda parte di stagione. Il che significa che i granata devono cambiare passo e ritrovare quella verve che li aveva posti al centro delle attenzioni quale squadra rivelazione. È vero che la squadra è orfana di Magnani, Marras e Tavsan - che in settimana hanno lasciato Reggio - ma proprio per questo deve essere la forza del gruppo a fare la differenza. l © RIPRODUZIONE RISERVATA