Sei anni fa la morte di Kobe Bryant. L’amico reggiano Davide Giudici collabora al documentario sulla stella dei Lakers
Davide Giudici in giro per l’Italia con Max Whittle per il progetto di Sport Illustrated: «Chi come me lo ha conosciuto non può che confermare quanto fosse determinato a diventare un giocatore Nba»
Reggio Emilia Il gran tour d’Italia sulle tracce di Kobe. Nei giorni del sesto anniversario dalla scomparsa di Kobe Bryant e della figlia nell’incidente in elicottero in California, uno dei suoi più cari amici reggiani, Davide Giudici, ha girato su è giù per lo stivale per accompagnare Max Whittle, autore britannico impegnato nella realizzazione di un documentario su Bryant, una delle principali icone sportive mondiale degli ultimi 30 anni. Giudici, per decenni giocatore di alto livello, ex presidente provinciale Fip e oggi consigliere regionale Fip e responsabile della scuola basket di Pallacanestro Reggiana, è una delle figure sempre coinvolte nei lavori su Kobe, caro amico e compagno di squadra negli anni in cui la futura superstar viveva nel reggiano al seguito del papà Joe, allora principale realizzatore di Pallacanestro Reggiana. Il gruppetto dell’epoca è sempre rimasto in contatto, sino alle ultime visite reggiane di Kobe al campetto di via Franchetti. E ora tocca proprio a Giudici fare da anfitrione in un cammino che collega le due Reggio, Emilia e Calabria, entrambe città in cui la famiglia Bryant ha vissuto, con tappe pure a Rieti e Pistoia.
Giudici, di cosa parla questo nuovo progetto?
«È un "road movie" attraverso l'Italia, alla scoperta dei luoghi e delle persone che sono rimasti nel cuore di Kobe e della famiglia Bryant durante la permanenza nel nostro paese».
Come è stato coinvolto?
«Il docufilm uscirà sull'americana Sport Illustrated, che non è più solo un magazine. L'autore è Max Whittle, volto noto della tv sportiva britannica, cresciuto con i poster di Kobe appesi in camera e che progetta questo film da anni. Quando il progetto si è concretizzato mi ha chiesto di accompagnarlo in questa avventura».
Difficile dire di no, giusto?
«È così. Abbiamo visitato diversi luoghi dove il basket ha grande tradizione, a partire proprio da Reggio Calabria» .
State girando "l'Italia di Kobe", con città piene di testimonianze e omaggi. Ennesima dimostrazione della figura unica di cui parliamo?
«In ogni città ci sono allenatori, compagni di squadra, amici di famiglia: i Bryant, non solo Kobe, hanno lasciato un bellissimo ricordo dappertutto».
Il cammino si concluderà, e non poteva essere diversamente, in via Guasco. Cosa farete a Reggio?
«Nella nostra città sono in programma alcune interviste, inoltre verranno effettuate riprese sia durante la partita della Una Hotels contro Cantù (giocata ieri, ndr) che in occasione della commemorazione pubblica in programma nella piazza dedicata proprio a Kobe e alla piccola Gianna».
Questi omaggi sono sempre densi di emozioni per milioni di fan. Ma per lei, amico d’infanzia di Kobe, sono qualcosa di più, qualcosa di differente. È difficile mettere tutto insieme?
«Credo che chi ha avuto la fortuna di giocare con una leggenda debba mettersi a disposizione per raccontare quel vissuto, Kobe rappresenta ancora un punto di riferimento per tante persone e la sua mentalità vincente continua a ispirare gente di tutto il mondo».
E con merito, no?
«Chi come me lo ha conosciuto non può che confermare quanto fosse determinato a diventare un giocatore Nba, nonostante fosse poco più di un bambino. Confesso che quando accompagno le persone nel luogo dove ci siamo salutati l'ultima volta nel 2016 mi emoziono sempre molto».
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