Reggiana-Mantova, prima prova per mister Rubinacci: stasera alle 20 la partita
Reggio Emilia: al Mapei Stadium il primo match del dopo Dionigi. Il neo allenatore: «Il cambiamento deve essere psicologico»
Reggio Emilia La Reggiana affronta stasera il Mantova (ore 20) in un derby che ha il sapore di ultima spiaggia, anche se nessuno lo vuole ammettere, per primo il neo-allenatore granata Lorenzo Rubinacci. «Non possiamo pensare che sia così – ha sottolineato ieri in occasione della sua presentazione ufficiale -. È un concetto che non condivido. Il calcio fino a quando non c’è la matematica offre sempre una possibilità, soprattutto in serie B». Eppure proprio contro il Mantova la Reggiana ha vinto la sua ultima partita. Era l’8 dicembre. «Capisco che l’ambiente è scoraggiato e vuole vedere nuovamente la Reggiana vincere e noi lo dobbiamo fare per la nostra gente che deve tornare allo stadio felice. I tifosi ci devono dare una mano».
Che Reggiana sarà stasera è difficile da dire anche se Rubinacci ha sottolineato un aspetto: «Ho visto una squadra viva che ha combattuto, a volte con errori a volte perdendo per sfortuna o per non aver saputo sfruttare le occasioni». Rubinacci conosce lo zoccolo duro della squadra e forse anche da loro è arrivata la spinta per andare in questa direzione. «Il cambiamento deve essere mentale, psicologico – ha detto -. Ho iniziato questo percorso proprio puntando su questo elemento perché non c’è tempo anche se è la base per ripartire». La Reggiana ha un difetto cronico: prende sempre gol. Di questo Rubinacci ne è cosciente. «Il segreto è riequilibrare. Certo, bisogna vincere le partite e tutto sta a come ottenere i successi. A volte serve una partita fortunata, altre volte occorre “sporcarsi” le mani altrimenti non porti a casa il risultato. L’equilibrio difensivo è importante, soprattutto bisogna stare sempre stare dentro la partita».
La Reggiana è un malato grave e ovviamente Rubinacci cerca di usare le medicine a pronto effetto. Non può fare diversamente per ridare morale e fiducia alla squadra. «Questa è la serie B, basta poco per cambiare il corso di una stagione, nel bene e nel male. Se vinci tre partite pensi di essere bravo ma poi vai a sbattere, così come dalla serie negativa si può invertire la rotta, come del resto ha fatto il Mantova». Rubinacci tocca un altro tasto importante: «Adesso si usa dire che siamo nel frullatore ed è proprio la capacità di saper soffrire che ci consente di uscire dalla crisi attraverso un percorso di cambiamento emotivo. Non c’entra niente l’aspetto tattico ma intervenire con la tua sensibilità per toccare le corde giuste e riuscire a riaccendere la luce con un clic. Voglio entrare nel cuore dei giocatori. Una squadra la puoi allenare solo se la ami». Al Mapei arriverà un Mantova in grande fiducia per la striscia di risultati che l’hanno portato in zona salvezza. «È una squadra che ha cambiato stile di gioco e con la giusta mentalità per la categoria. Noi dobbiamo dare di più per reggere il confronto» ammette. «Essere stato scelto dalla Reggiana - aggiunge quindi - è motivo d’orgoglio perché significa che ti riconoscono dei valori. La passione è la mia grande qualità ed è l’aggettivo che mi rappresenta di più. Quello che faccio mi piace, io mi esprimo con il lavoro che amo. Allenare la Reggiana è una grande opportunità. Tutti sognano di allenare la Reggiana e dal primo istante mi sono sentito a casa, con tanti amici e collaboratori. Quando mi sono cambiato negli spogliatoi mi sono sentito felice». Ha quindi un moto d’orgoglio quando gli viene fatto notare che è sempre stato un vice allenatore. «Non mi sento debuttante – ha ammesso – ho esordito nel 1997 in C2. Mi esprimo con il calcio: essere vice o primo allenatore per me è la stessa cosa. Sono un professionista. Nesta? Alessandro è un maestro e un amico. Lui è qualcosa di grande, sarà il nostro primo tifoso».l © RIPRODUZIONE RISERVATA