Gazzetta di Reggio

Sport

Calcio Serie B

Rozzio e la Reggiana, un amore infinito: «Undici stagioni in granata, voglio chiudere la carriera qui»

Wainer Magnani
Rozzio e la Reggiana, un amore infinito: «Undici stagioni in granata, voglio chiudere la carriera qui»

Il capitano, che ha rinnovato il suo contratto fino al 2027, suona la carica in vista del finale di stagione: «Basta scuse, ritroviamo la vittoria. Rubinacci ci ha dato freschezza»

5 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Paolo Rozzio ha rinnovato il contratto con la Reggiana anche per la stagione 2026/27 e per lui si aprirà l’undicesimo campionato consecutivo in maglia granata. «Non posso che sottolineare la mia soddisfazione nel proseguire il cammino con questa maglia. Sono undici stagioni e ogni anno che passa sono sempre più emozionato - ha detto -. È doveroso ringraziare tutte le componenti del club. Sono grato a tutti i tifosi che in queste ore mi hanno scritto, fa piacere avvertire l’affetto della gente. Sono ancora più carico e determinato nel concludere al meglio questa stagione per poi ripartire alla grande».

Non deve essere stata una trattativa lunga.

«Velocissima, perché non sono qui a chiedere più soldi, la mia volontà la conoscete da tempo. Spero di concludere la mia carriera a Reggio Emilia anche se nessuno può ipotecare il futuro. So di dovermi conquistare il rinnovo, perché la maglia granata te la deve meritare».

Dopo un rientro faticoso da tre partite viene sempre indicato come il migliore in campo, cos’è cambiato?

«Mi conosco e so che dopo un lungo stop faccio fatica e ho bisogno di tempo. In questo momento mi sento bene».

Nel contratto è prevista anche la serie C?

«Per un aspetto puramente burocratico. Alla serie C non ci voglio nemmeno pensare, anzi la Reggiana si deve consolidare per poi ambire a qualcosa di più della salvezza».

Da Dionigi a Rubinacci: come ha vissuto il cambio dell’allenatore?

«In carriera ho vissuto tanti cambi in panchina ed è sempre un fallimento, perché in campo ci andiamo noi. La società ha fatto le sue valutazioni e deciso per il bene della Reggiana».

Cosa ha portato il nuovo allenatore?

«Un cambio porta sempre una ventata di freschezza. Rubinacci è arrivato carico e motivato, anche se lo è sempre stato anche con Nesta. Sono scambiate alcune tipologie di allenamento ma il tempo è ancora poco, dovremo essere bravi noi giocatori ad assimilare in fretta le sue indicazioni. Venivamo da un momento pesante e dopo sette sconfitte di fila, dobbiamo tornare ad abituarci alla vittoria».

Quando arriva un esonero ci si chiede se la squadra seguiva o meno l’allenatore. Da capitano si sente questa responsabilità?

«Non nascondo che ho sentito anch’io queste dicerie e un po’ mi dispiace, perché vanno a minare la mia professionalità e integrità morale. Mai mi sono permesso di chiedere l’esonero di un allenatore e mai avuto tale potere. La società ha fatto le sue valutazioni. Noi siamo sempre stati col mister Dionigi. Giocare contro l’allenatore significa giocare contro te stesso. È successo anche con Viali, forse la società ha pensato che c’era bisogno di un cambiamento».

Ha vissuto l’amara retrocessione con Alvini, la "pareggiana" di Nesta, la miracolosa salvezza con Dionigi: ora cosa occorre per salvarsi con Rubinacci?

«Abbiamo bisogno di una maggiore consapevolezza nei nostri mezzi. A luglio la squadra è cambiata molto rispetto allo scorso anno, è stata nuovamente ritoccata a gennaio e dunque dobbiamo ritrovare la strada giusta. Forse con Rubinacci abbiamo giocato col freno a mano tirato ma possiamo e dobbiamo esprimere tutto il nostro potenziale e sono sicuro che verrà fuori la qualità dei singoli. Occorre ritrovare brillantezza e lucidità mentale attraverso il lavoro quotidiano e riprendere consapevolezza delle nostre qualità».

La Reggiana ha una buona organizzazione difensiva ma è poco incisiva in attacco. Come si può trovare il giusto equilibrio?

«Avremmo dovuto tenere di più il possesso della palla in certi monennti, per interrompere la pressione degli avversari, perché se difendi ad oltranza prima o poi prendi gol. Occorre anche gestire di più risultato, dato che per tre volte siamo passati in vantaggio».

La Reggiana può giocare con una difesa a quattro?

«A fare la differenza è l’atteggiamento non il modulo».

La trasferta di Spezia arriva nel momento giusto?

«Dispiace per i nostri tifosi che non potranno essere con noi. Affrontiamo uno Spezia che per i valori tecnici non merita l’attuale classifica ma siamo anche consci dell’importante del match».

Quali saranno le maggiori difficoltà?

«Dovremo metterci il caschetto perché sarà una battaglia ma siamo pronti. Di sicuro non possiamo difenderci per tutta la partita».

Nel rapporto con i tifosi lei ci mette sempre la faccia.

«Fa parte del ruolo del capitano assumersi questa responsabilità. Noi ci presentiamo ai tifosi quando c’è da prendere applausi ma anche i fischi o le contestazioni. Succede e continuerò a farlo. A volte mi metto nei panni dei nostri tifosi e li capisco quando mi dicono "svegliatevi" oppure "dovete vincere". Sono cose che sappiamo e che vogliamo anche noi».

Saranno decisive le prossime sei partite con due turni infrasettimanali?

«Credo che si deciderà molto in chiave salvezza».

Cosa ha pensato quando la maglia da titolare era sulle spalle di Magnani?

«Ammetto che è stato un periodo difficile. Quando non si gioca non è mai facile e sei sempre arrabbiato. Ammetto che ho avuto uno scambio di idee con Dionigi, sempre nel rispetto dei ruoli. Si discuteva se potevamo giocare assieme io e Giangiacomo e ognuno aveva le proprie idee ma alla fine le scelte spettavano al mister».

Cosa ha cambiato l’arrivo di Micai tra i pali?

«La sua esperienza è fondamentale, ci basta la sua presenza, sentire la sua voce per capire come muoverci. Sono convinto che Motta diventerà un grande portiere ma si è ritrovato in un contesto non facile».

Libutti le ha ceduto volentieri la fascia di capitano?

«Era contento, non vedeva l’ora di togliersi questa responsabilità».

Altri obiettivi?

«Ci sto pensando. Vorrei rimanere nell’ambiente calcistico e fare il direttore sportivo, la laurea magistrale in psicologia, ma per ora voglio godermi la vita da calciatore». l© RIPRODUZIONE RISERVATA