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Reggiana, Fumagalli rompe il silenzio: «Il mio gesto per Cragno? Troppo clamore, per me era normale fermarmi»

Wainer Magnani
Reggiana, Fumagalli rompe il silenzio: «Il mio gesto per Cragno? Troppo clamore, per me era normale fermarmi»

L’attaccante granata parla dopo il bel gesto di fair play nella partita con il Sudtirol

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Reggio Emilia Tommaso Fumagalli fino a pochi giorni fa era un attaccante che i tifosi granata invocavano per cambiare le sorti dell’attacco della Reggiana, poi è diventato un esempio di fair play quando anziché approfittare dell’infortunio del portiere Cragno ha mandato la palla in fallo laterale per consentire ai sanitari di prestargli soccorso. È diventato famoso per un gol mancato rispetto a un gol realizzato. «Preferivo farlo ma non in questo modo. Mi sembra esagerata tutta questa attenzione mediatica. È stato un gesto istintivo, non ho salvato una persona. Ne ho parlato anche con i miei genitori proprio perché ritengo strano tutto questo clamore».

Ha ricevuto tanti messaggi?

«Mi sono reso conto di quanto è successo quando mi sono svegliato mercoledì mattina e ho visto sul cellulare i tanti messaggi e chiamate. Sul momento mi è sembrata una scelta naturale nei confronti di un collega che si era infortunato seriamente. A proposito faccio un caloroso in bocca al lupo a Cragno».

A distanza di ventiquattro ore il suo esempio non è stato imitato perché Di Nardo ha segnato nonostante il Frosinone si fosse fermato per l’infortunio di Cittadini.

«Non voglio fare il salvatore della patria, ognuno si comporta come ritiene più opportuno. Ho visto in televisione l’episodio e non so cosa ha percepito Brugman che ha fatto il lancio che ha propiziato il gol per il Pescara. Nel mio caso sono andato a pressare Cragno ma se il portiere non si fosse infortunato non sarei mai arrivato su quel pallone. Mi sono sentito di fermarmi perché avevo percepito la gravita del suo infortunio».

Il tecnico Rubinacci ha rimarcato che il suo gesto nasceva dal cuore e si è posto l’interrogativo: chissà cosa sarebbe successo se avesse fatto gol.

«Sono d’accordo col mister: cosa sarebbe accaduto se avessi fatto il contrario? Vedo cosa succede per Bastoni che viene fischiato in ogni stadio. È giusto in qualche modo punire i simulatori ma non bisogna mai esagerare nel colpevolizzare un giocatore e soprattutto va capito».

Le fa piacere essere stato paragonato a Paolo Di Canio?

«È stato un giocatore importante per il calcio italiano e inglese. Sarebbe straordinario ripercorrere la sua carriera. Per ora ci accomuna un gesto di fair play».

È stata anche singolare la stretta di mano dell’arbitro Zanotti.

«Mi hanno ringraziato, sia lui che il suo collaboratore. Così come mi hanno fatto piacere le parole del presidente del Sudtirol».

Forse in Italia non siamo abituati alla lealtà sportiva. Cosa ne pensa?

«Tanti lo fanno, ad esempio il portiere del Palermo Joronen ha ammesso all’arbitro di aver toccato la palla con la mano».

Forse è arrivato il momento di privilegiare la lealtà sportiva?

«Io non sono uno stinco di santo, qualche giocata di furbizia l’ho fatta. Potrebbe essere un piccolo contributo per migliorare il calcio».

Veniamo alle vicende di casa granata. Come giustifica l’umiliante sconfitta col Sudtirol?

«È stata una partita complicata perché il Sudtirol ha grande fisicità e in questo momento è in grande condizione. Il secondo gol ci ha tagliato le gambe. Un risultato pesante ma che non ci deve scoraggiare. Sabato abbiamo un’altra partita e sarà un’occasione per rifarci».

Avete subito tre gol nei quindici minuti finali, si può parlare di resa?

«No, in campo non ti arrendi mai, però c’è anche la bravura dell’avversario. Il terzo gol è arrivato grazie a una magistrale punizione di Casiraghi».

Com’è stato il suo impatto con la Reggiana?

«Sono contento della scelta fatta a gennaio, perché ho trovato un gruppo di bravissime persone, con tanti valori morali. Sono stato accolto bene. Spero di dare il mio contributo per raggiungere la salvezza».

È in prestito dal Como ma in futuro si vede ancora con la maglia granata?

«Me lo auguro perché significherebbe che ho fatto qualcosa di buono».

Per ora, però, è stato poco utilizzato…

«È normale, perché sono arrivato l’ultimo giorno del mercato di gennaio. Nella gestione di un gruppo ci sta di entrare gradatamente nelle rotazioni, non sono stupito».

Cosa può dare alla Reggiana?

«Spero di segnare quando avrò l’occasione. Ho tanta voglia di fare bene con la Reggiana. Mi ritengo una seconda punta ma sono a disposizione del mister e pronto a qualsiasi soluzione tattica».

È un attaccante che ha la conclusione facile?

«È una delle mie caratteristiche perché ritengo di avere un buon tiro e appena ho un briciolo di spazio ne approfitto per calciare in porta. Non sempre, però, riesco a segnare, soprattutto in B dove il livello degli avversari è molto alto».

La Reggiana ha bisogno dei suoi gol per la salvezza.

«Spero di sbloccarmi al più presto».

La classifica dice che avete solo un punto di vantaggio sui play out.

«È ancora tutto in gioco, c’è grande equilibrio. Dietro di noi hanno fatto punti, chi era davanti ha perso. Sarà una lotta punto a punto».

Domani la trasferta a Venezia appare proibitiva.

«Iniziamo da zero a zero e tutte le partite si devono giocare. Noi veniamo da una brutta sconfitta e avremo una motivazione in più per portare a casa punti. Conosciamo i valori del Venezia, dovremo fare una partita perfetta».

Il gioco di Rubinacci è criticato per l’assenza di una precisa identità? «Rubinacci è arrivato in un momento delicato del campionato granata e per me ha fatto le cose giuste. Contro lo Spezia o con l’Avellino, a tratti, abbiamo dimostrato di poter giocare un buon calcio».

Col Venezia non vi potete permettere di essere passivi.

«Devi giocartela perché se rimani chiuso nella tua metà campo prima o poi il gol lo prendi».l© RIPRODUZIONE RISERVATA