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L’omaggio

I 90 anni di Pippo Marchioro, l’uomo che ha fatto grande la Reggiana

Cristiana Filippini
I 90 anni di Pippo Marchioro, l’uomo che ha fatto grande la Reggiana

Da Silenzi a Sgarbossa, passando per Facciolo, Scienza, Sacchetti e Morello: gli ex granata fanno gli auguri all’allenatore milanese della doppia promozione

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Reggiana Se a un tifoso della Reggiana pronunci il nome di Pippo, è certo che non lo confonderà con nessun altro. Perché per tutti Pippo è e sarà sempre e solo Giuseppe “Pippo” Marchioro. Nato a Milano il 13 marzo del 1936, oggi l’allenatore spegne 90 candeline. Il suo nome è legato in modo indelebile alla storia della Reggiana, con la prima storica promozione in serie A e, l’anno successivo, con l’unica salvezza della storia dei granata nel massimo campionato di calcio.

La storia
Cresciuto nelle giovanili del Milan senza mai esordire in prima squadra, la sua carriera da calciatore non è di quelle da ricordare. Il punto più alto resta il gol segnato nella finale di coppa Italia di serie B con la maglia del Catanzaro nella stagione 1965-66. Ben diversa la carriera di allenatore. Nella stagione 1975-76 porta il Cesena a una storica qualificazione alla coppa Uefa. Un traguardo che gli spalanca le porte per approdare sulla panchina del Milan. Ma le cose non vanno benissimo tanto che alla fine del girone d’andata arriva l’esonero da parte della società rossonera. A quel punto deve ripartire dal campionato cadetto e l’opportunità gliela offre il Como. Resta fino alla stagione 1981-82 quando però, per lui, arriva un altro esonero. Questo non gli vieta di ritrovare la serie A con l’Avellino, ma anche lì le cose non vanno bene e dopo cinque giornate arriva un altro esonero. Marchioro si rimbocca le maniche, riparte dalla serie C con il Barletta e al primo tentativo centra la promozione in serie B. Dopo un’altra stagione in Puglia alla guida del Foggia, per il campionato 1988-89 arriva la chiamata della Reggiana, che milita in serie C. Una chiamata destinata a segnare il suo destino e quello della squadra granata. E al primo colpo arriva la promozione in serie B grazie alle reti di D’Adderio e Rabitti nel match vinto contro il Prato nell’ultima giornata di campionato. Qualche stagione di “assestamento” nel campionato cadetto e il 16 maggio del 1993, grazie alla rete di Paolo Sacchetti nel match del Manuzzi di Cesena terminato 1-1, arriva la promozione in serie A con quattro giornate d’anticipo. L’anno successivo si scrive la storia e il 1° maggio a San Siro il gol vittoria di Max Esposito porta alla salvezza. Nella stagione successiva non si ripete il miracolo e alla settima giornata arriva l’esonero. Ma la storia era già stata scritta.

Gli auguri

Sono stati tantissimi i giocatori protagonisti con la maglia granata durante la lunga gestione di Pippo Marchioro, durata sette stagioni. Ma c’è chi ha lasciato il segno più di altri. E alcuni di loro sono facilmente riconoscibili anche solo con il soprannome e non sarebbe necessario aggiungere altro. “Pennellone”? Andrea Silenzi. “Gegio”? Eugenio Sgarbossa. “Speedy pizza”? Massimiliano Esposito. “Rambo”? Nico Facciolo. Ma anche fuori dal rettangolo verde. “Lillo”? Ermano Gaspari. E si potrebbe andare avanti. E ognuno di loro ha un ricordo o un aneddoto legato a Pippo.

Romantico e tenero quello di Renzo Corni, che di quella Reggiana era il direttore sportivo. «Quando al martedì ci si trovava per riprendere la settimana di lavoro – ricorda – il rito da rispettare era quello della partita a bocce. Se la partita della domenica era andata male lo facevo vincere apposta, così si caricava. Non gliel’ho mai confessato ma secondo me qualche sospetto lo aveva. Per non parlare dei teatrini di inizio stagione con il compianto presidente Ermete Fiaccadori, a cercare di far quadrare i conti, e Pippo che mi sussurrava all’orecchio di non vendere i giocatori più bravi. Anni bellissimi e non posso che fargli i migliori auguri di buon compleanno». E se si parla di giocatori forti, la mente corre subito al bomber Andrea Silenzi.

«Per me – dice il mitico Pennellone – Pippo è ancora oggi un secondo padre. Il nostro rapporto non si è mai interrotto e dura ancora oggi. Ricordo che, in uno dei miei primi giorni di ritiro a Civago, durante una partitella sbagliai qualche pallone di troppo e ci fu qualche mugugno da parte di alcuni tifosi. Pippo li affrontò a muso duro e in quel momento mi fu chiaro che su di lui avrei sempre potuto contare. Che dire, i miei auguri partono dal profondo del cuore e non potrebbe essere diversamente». Poche parole ma piene di significato quelle di Eugenio Sgarbossa, che di quella Reggiana è stato una bandiera e negli occhi dei tifosi è ancora impressa la sua corsa sul campo di San Siro con la famosa berretta di lana. «Un uomo libero nel mondo del calcio – ricorda Gegio – ed è stato un onore far parte di quella squadra. Non posso che mandargli un abbraccio forte e fargli i migliori auguri di buon compleanno». L’avventura di Nico “Rambo” Facciolo alla Reggiana inizia prima di quella di Pippo, giusto in tempo per entrare nella storia con i due rigori parati a Domini e Longhi del Modena nel derby del 20 aprile 1986 allo stadio Mirabello.

«Faccio gli auguri a questo grande personaggio – dice Facciolo –: uno straordinario direttore d’orchestra. E non può che farmi piacere che sia arrivato a questo prestigioso traguardo dei 90 anni. E devo solo ringraziarlo per quegli anni e per i tanti ricordi indelebili». La parte scanzonata di quelle stagioni ha la faccia di Beppe Accardi: «Più che un mister – dice – è stato un maestro di vita. Quanti ricordi ci legano e mi dispiace di averlo un po’ trascurato in questi ultimi anni, ma il lavoro mi ha portato spesso all’estero: conto di recuperare al più presto. Intanto gli mando gli auguri per questi meravigliosi 90 anni». Tra i fedelissimi di Pippo Marchioro c’è sicuramente Beppe Scienza, che per l’ex tecnico granata ha una vera e propria adorazione dal momento che il figlio Michele è nato lo stesso giorno. «E questo ci unirà per sempre – dice Scienza – e a lui vanno i migliori auguri, perché gli anni trascorsi con lui sono stati i migliori della mia vita sportiva. È stato il mio maestro, il mio secondo padre e un esempio. Quello che ci ha trasmesso in campo e fuori è stato unico e indescrivibile. 90 anni, come 90 sono i minuti di una partita: quanto ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire». La carriera di Lillo Gaspari come autista della Reggiana iniziò proprio con Pippo Marchioro. «Prima trasferta da solo a Udine – racconta – nel viaggio di ritorno mi fermo in autogrill per fare gasolio. E arriva la tirata di orecchie del mister: “Eh no caro Lillo, non ci siamo proprio. Non ci si ferma a fare gasolio con la squadra“. Morale, riprendo la strada di casa accelerando un po’ per recuperare il tempo perso ma esagero e a Modena Nord ci ferma la Stradale. È Pippo che scende a mediare e la cosa gli riesce piuttosto bene. Racconto questo per dire che, anche se io lo vedevo come un maresciallo, alla fine era davvero una brava persona. E proprio per questo non posso che mandargli i miei migliori auguri». La data del 1° maggio 1994 è di quelle che non si possono dimenticare. Merito di Massimiliano “Speedy pizza” Esposito che con il gol a San Siro ai danni del Milan permise ai granata di raggiungere una miracolosa salvezza, mentre lui entrò di diritto nella storia.

«Devo solo dire grazie a Marchioro – ricorda Esposito – per avermi dato la possibilità di giocare in serie A. Insieme abbiamo coronato il sogno di una salvezza che ancora oggi viene ricordata. A lui vanno i migliori auguri di buon compleanno per questo traguardo incredibile». Non potevano mancare gli auguri del “giovane” Dario Morello. «Di Pippo ho un bellissimo ricordo – dice Dario – a parte il fatto di aver portato la Reggiana in serie A. Abbiamo sempre scherzato sul mio ruolo in campo e quando glielo chiedevano lui rispondeva: “Dategli una maglia e basta, tanto fa sempre quello che vuole. Ma alla fine ha ragione lui, perché lo fa bene”. Auguri Pippo, sei stato un punto di riferimento importante per la nostra crescita». Una firma fondamentale per la prima promozione in serie A è quella di Paolo Sacchetti che, con la rete messa a segno nel derby con il Cesena, fece partire la festa. «Mi associo ai miei ex colleghi per gli auguri al mitico Pippo. Ha raggiunto questo traguardo e gli auguro di andare anche oltre. C’è un episodio che non posso dimenticare. Derby a Modena, siamo sotto 1-0 e viene fischiato un calcio di rigore a nostro favore praticamente a tempo scaduto. Vado sul dischetto, tra l’altro ero un ex, tiro e faccio gol. A fine partita mi avvicina Pippo e mi chiede cosa avessi provato in quel momento. Gli rispondo che non avevo pensato a nulla se non a fare gol. “Beato te – mi rispose Pippo – io me la serie fatto addosso“. Questo era Pippo, severo nel lavoro ma sempre pronto alla battuta». © RIPRODUZIONE RISERVATA