Da Rubinacci a Bisoli, perché la Reggiana non è cambiata
Calcio Serie B: anche nello scontro diretto con il Pescara la squadra granata si è spenta davanti alla prima difficoltà
Reggio Emilia Ci sono tante verità e molteplici ragioni che spiegano la disfatta della Reggiana ma una motivazione è incontestabile: la mancanza di personalità di questo gruppo di giocatori. Non importa la formazione che scende in campo, l’assetto tattico scelto e perfino l’allenatore che siede in panchina poiché alle prime difficoltà i granata si smarriscono e perdono tutte le loro poche certezze. Se poi aggiungiamo la fragilità difensiva e le inevitabili disattenzioni, si spiegano le ragioni di un fallimento. La conclusione che nel post Pescara si deve trarre è che da Rubinacci e a Bisoli non c’è stata alcuna differenza o, se vogliamo, poco o niente. Le sconfitte hanno infatti tutte lo stesso denominatore: errori difensivi e resa alla prima difficoltà, nell’incapacità di rimontare lo svantaggio.
La sconfitta col Pescara è la perfetta fotografia di una Reggiana che non sa reagire alle prime difficoltà, che non sa stare in partita, che concede tutto e di più agli avversari e anche quando prova a reagire, com’è successo nella ripresa, è preda delle sue amnesie difensive. È un ritornello che si ripete perché le debacle contro Bari, Entella e Pescara hanno le stesse connotazioni, cambiano solo, ma di poco, i minuti in cui i granata passano in svantaggio. Il tecnico Rubinacci ha pagato dazio per questa fragilità mentale della squadra, il sostituto Bisoli ha dovuto farci subito i conti. Forse Bisoli pensava di poter ovviare a questo aspetto attraverso un nuovo assetto tattico (difesa a quattro) nella scelta di altri giocatori (Papetti terzino e Vicari centrale) e nella sua carica emotiva. La realtà è ben diversa: la Reggiana ha confermato di non avere una propria identità ma soprattutto si smarrisce alle prime difficoltà, tenendo conto che gli avversari con troppa facilità trovano la via del gol. Solo quando la Reggiana si è trovata in vantaggio è riuscita a gestire, seppur a fatica, la partita.
Si spiegano in questa logica le vittorie col Mantova e al “Picco” contro lo Spezia, come i pareggi contro Empoli e Avellino. Una capacità di soffrire che via via la squadra ha smarrito, perdendo con questa anche smalto e ritmo agonistico. La sconfitta col Pescara è l’esatta prosecuzione del trend che si era innescato con la sconfitta di Bari e non a caso la Reggiana si è sciolta nel momento in cui era chiamata a giocare una partita fondamentale per la sua stagione. Ancora peggio contro il Pescara perché aveva la gara era da “dentro o fuori”. Paura? Tensione? Sembra abbastanza banale e non corretto nei confronti di giocatori navigati e con tanta esperienza. Non è più una Reggiana versione baby dato che contro il Pescara in campo non c’era nessun Under. Resta un interrogativo da sciogliere: perché tutto questo non si è manifestato sotto la gestione Dionigi? In effetti il campionato della Reggiana ha avuto tanti segmenti e se prendiamo in esame le prime dieci partite dobbiamo evidenziare che i pareggi contro Empoli, Catanzaro e Spezia, le vittorie a Cesena e col Bari avevano sempre visto i granata ribaltare lo svantaggio. Lo stesso è successo anche successivamente nelle sconfitte a Monza, ad Avellino, in casa col Padova e a Pescara dove i granata sono sempre riusciti a trovare il momentaneo pareggio.
Una delle spiegazioni, senza chiamare in causa il mercato invernale, sta nel fatto che Dionigi aveva riposto le sue certezze sotto la conoscenza tattica della partita e la capacità di correre più degli avversari. Quella era una Reggiana che si sentiva forte per aver studiato a memoria l’avversario e nella capacità di andare a colpire quelli che erano i loro punti deboli. Questa è forse l’unica spiegazione certa, altrimenti dobbiamo chiamare in causa le uscite di Motta, Magnani, Marras e Tavsan oppure i mancati arrivi di giocatori di categoria che il mercato di gennaio non può offrire, soprattutto se non si hanno certe disponibilità economiche. Ora mancano cinque partite e Bisoli ha una sola possibilità per rendere onorevole questo finale di stagione: dare un’anima a questa Reggiana. Come? Certamente attraverso scelte anche drastiche ma inevitabili e poi trasferendo ai giocatori il suo spirito di combattente. Non ci sono molte altre ricette. I valori tecnici sono questi e la classifica non lascia molte speranze soprattutto perché le squadre che sono in crisi sono quelle che stazionano in zona retrocessione: Spezia, Reggiana, Entella e occorre aggiungere il Padova. © RIPRODUZIONE RISERVATA
