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Luca Bigi annuncia l’addio al rugby giocato: «Ho vissuto una carriera di emozioni»

Luca Bigi annuncia l’addio al rugby giocato: «Ho vissuto una carriera di emozioni»

Il reggiano, già capitano della nazionale italiana, farà il dirigente del Valorugby

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Reggio Emilia Sono giorni di grandi emozioni in casa Valorugby, tra la soddisfazione per la conquista del primo posto in regular season e l’attesa per il doppio “derby del Po” con il Viadana che mette in palio la finale Scudetto del 2 giugno a Padova. In mezzo, domenica al termine del match contro Mogliano, c’è stato il saluto ai giocatori che, terminata la stagione, lasceranno il gruppo squadra. Tra questi, uno dei più emozionati era Luca Bigi: il 35enne rivaltese tallonatore, già capitano della nazionale italiana, chiuderà infatti a fine stagione una lunga carriera iniziata dalla Canalina che lo ha visto calcare i più importanti scenari del rugby internazionale.

«Ci tengo a sottolineare che fino al 2 giugno sono un giocatore del Valorugby a tutti gli effetti, purtroppo l’infortunio nella finale di Coppa Italia (rottura del tendine brachiale, ndr) mi ha fatto un brutto scherzo, privandomi della possibilità di dare ai miei compagni un aiuto in questo momento cruciale. Ma sono orgoglioso di quanto stanno facendo e fiducioso su quello che ancora saranno in grado di fare» sottolinea Bigi.

In attesa dei playoff è arrivato il primo risultato storico, la vittoria della regular season del massimo campionato italiano.

«Che questo avvenga nel periodo in cui festeggiamo gli 80 anni del rugby a Reggio lo trovo molto significativo e per nulla casuale. Credo che sia frutto di un percorso di crescita iniziato sul finire della scorsa stagione. A monte ci sono le scelte di una dirigenza sportiva competente che ha messo una rosa solida in tutti i ruoli a disposizione di uno staff tecnico giovane, ma di altissimo livello. Aver mantenuto l’imbattibilità del Mirabello ha alimentato la fiducia di un gruppo che ha dimostrato una crescita costante e consistente. Le due vittorie esterne a Roma e Padova, nell’ultimo mese, hanno fatto il resto. Ma ripeto, nasce tutto da una cultura di club che sta contagiando ogni elemento della famiglia Valorugby sviluppando consapevolezza in tutti noi». In rosa sono pochissimi i giocatori ad aver vinto qualcosa di importante, potrebbe essere un limite in vista del rush finale? «Preferisco vederlo più come una motivazione. Siamo arrivati fino a qua, ed ora ci attende un altro gradino da scalare. Fin da luglio ci siamo detti che avremmo voluto essere “il miglior Valorugby di sempre”, ci manca ancora un passaggio e non intendiamo fermarci proprio ora. Conosciamo bene Viadana, è un avversario ostico che nelle ultime due annate ci ha eliminato in semifinale. Faremo di tutto per invertire la tendenza e prenderci una finalissima che ci sentiamo di meritare».

In panchina c’è l’allenatore più giovane della Serie A Elite: sorpreso da quanto sta facendo Marcello Violi?

«“Marci” ha una conoscenza del rugby straordinaria che sta mettendo a frutto nella gestione del gruppo che è poi la competenza principale per un capo allenatore. Quello che sta facendo è sotto gli occhi di tutto. È riuscito a creare una sintonia e sinergia nello staff che la squadra riconosce e rispetta. Questo rende l’ambiente sano e stimolante pur nella competizione che è naturale ci sia. Equilibrio, organizzazione, merito: è l’allenatore perfetto per la cultura del nostro club». Parla già da dirigente in pectore: pronto a passare dal campo alla scrivania? «Sì, credo sia il momento giusto, una decisione razionale condivisa con la mia famiglia. Nel luglio scorso è maturata la scelta insieme alla proprietà e dirigenza di Valorugby: una stagione di transizione in cui al contributo in campo avrei affiancato un ruolo manageriale inizialmente limitato a progetti specifici come le attività per gli 80 anni del rugby nella nostra città, l’organizzazione delle “legacy”, l’accompagnamento di alcuni giocatori nel percorso di “dual career” nelle aziende del gruppo E80. Credo di aver ben lavorato e sono pronto a mettere a frutto la laurea in Sport Management e le esperienze maturate in Italia e all’estero per contribuire a far crescere il progetto Valorugby in tutti i suoi aspetti».

Ricorda ancora l’esordio in maglia Rugby Reggio? «
L’esordio in prima squadra avvenne alla Canalina in un match contro l’Alghero nella stagione 2010/11. La partita più emozionante però fu al Mirabello l’anno successivo contro Rovigo. Con me in squadra c’erano giocatori come Cristian Bezzi, Antonio Mannato, Viliami Waki, ragazzi che hanno fatto la storia del rugby reggiano».

Quando ha capito che sarebbe potuto diventare un campione di livello internazionale?
«Non c’è un momento preciso. Sicuramente la svolta è stata l’incontro con Marco Bortolami che era l’allenatore degli “avanti” alla Benetton Treviso. Poi è stato tutto così veloce, la convocazione in nazionale l’esordio alle Summer Series di Singapore contro la Scozia, la fiducia del commissario tecnico O’Shea che mi fece giocare tre partite da titolare».
Il momento indimenticabile?
«La partita dei Sei Nazioni a Roma contro l’Inghilterra poche settimane dopo la nascita del mio primo figlio Edoardo. Devo riconoscerlo, la Coppa del Mondo è stato il coronamento di un sogno che tutti i rugbisti coltivano, ma le emozioni che ti trasmette il Sei Nazioni sono qualcosa di indescrivibile».
Le prossime emozioni in arrivo sono quelle dei playoff.
«Sogno un Mirabello strapieno per il match del 16 maggio. Credo che questo gruppo si meriti l’affetto e il supporto di tutti reggiani. Vogliamo scrivere una pagina di storia indelebile e condividerla con tutta la città». l © RIPRODUZIONE RISERVATA