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La Reggiana è in Serie C: fischi e fumogeni in campo. Lo striscione: «Un euro è quello che valete»

La Reggiana è in Serie C: fischi e fumogeni in campo. Lo striscione: «Un euro è quello che valete»

Al Mapei le contestazioni dei tifosi in Curva all’ultima di campionato che sancisce la retrocessione

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Reggio Emilia Fumogeni a non finire sono piovuti sul manto del Mapei. A lanciarli i tifosi della Curva Sud, in protesta contro la squadra e la società, retrocessa in serie C all’ultima giornata al termine di una stagione disastrosa. Prima del lancio dei fumogeni, le Teste Quadre hanno esposto uno striscione, che recitava: “1 euro è quello che valete”. La presa in giro alla scelta di vendere i biglietti per la gara con la Samp a prezzo stracciato è stata così palese da non meritare neanche approfondimento.

Si è vista una curva in rivolta negli ultimi 10 minuti di partita: cori, fischi assordanti e insulti rivolti a giocatori e società. Quando i granata, con Portanova capofila, si sono recati sotto la Sud, per un minuto i fischi sono piovuti incessanti. E poi ancora cori: “Andate a lavorare”, e soprattutto, “Questa curva non retrocede”. La protesta è proseguita anche fuori dallo stadio, coi tifosi radunati che, con canti e cori, insultavano personalmente il presidente Salerno e il ds Fracchiolla. Ma prima della bagarre, ci sono stati migliaia di sostenitori che per 82 minuti hanno tifato come se la Reggiana stesse giocando per i playoff. Alle 20 la Curva Sud era già mezza piena. Mezz’ora dopo avevamo tutti la pelle d’oca. Tantissimi infatti i tifosi granata che ieri sera sono accorsi al Mapei Stadium per sostenere la Reggiana: una città pronta a spingere gli uomini di Bisoli.

Un popolo, quello granata, mai stanco di camminare al fianco dei giocatori. Nonostante tutto, nonostante tutti, loro hanno cantato. Loro erano lì, con le dita incrociate, a sperare nel miracolo playout mentre sventolavano le bandiere. Durante l’annuncio della formazione, i tifosi sono rimasti in silenzio, senza contestare. Loro, ancora una volta, per l’ennesima volta, erano comunque lì, pronti a giocare la loro partita, quella dagli spalti. Hanno alzato le mani al cielo per l’inno della Regia, chissà, magari per chiedere il miracolo. Al decimo, neanche la notizia del vantaggio del Pescara, che in quel momento condannava la Regia in C, ha fermato la curva, che ha continuato a tifare imperterrita. Al 25’, la Reggiana era in C. Al 40’, con il vantaggio del Bari sul Catanzaro e del Pescara sullo Spezia, i granata erano nella tomba. Ma i tifosi hanno continuato a cantare. “La Reggiana siamo noi. Questa curva non retrocede”. Al 50’ con il Bari sul 3-1, la Reggiana era condannata. La C attendeva i granata come il Diavolo alle porte dell’inferno, ma i tifosi della Sud hanno continuato a battere le mani. “Presidente, Ds, mister, giocatori, li avete sentiti anche voi. Ma la vera domanda è una: li meritate? Meritate un popolo che a venti dalla fine, con la squadra già in serie C, vi dedica una sciarpata?”. Loro non sono retrocessi. Hanno gioito al gol inutile di Novakovich al 76’, esultando come se il Bari non stesse vincendo e il Pescara stesse perdendo. E infine, a 8’ dalla fine, è iniziata la protesta.  A.F. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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