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Una Hotels, perché Milano è la più forte di tutte le possibili rivali

Adriano Arati
Una Hotels, perché Milano è la più forte di tutte le possibili rivali

Basket Serie B. L’Olimpia rimane sulla carta una formazione inavvicinabile per chiunque, con una serie di elementi da alta Eurolega per doti tecniche

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Reggio Emilia La più forte, la più profonda, la più massiccia. Di tutte le possibili rivali dei quarti di finale, la Una Hotels ha trovato decisamente la peggiore, se si guarda alla pura qualità e non al momento. L’Olimpia Milano, al di là delle delusioni stagionali in Eurolega e di un cammino ad alti e bassi in campionato, rimane sulla carta una formazione inavvicinabile per chiunque, con una serie di elementi da alta Eurolega per doti tecniche, atletiche e esperienza. Le partite vanno comunque giocate, e gli ultimi ricordano come i milanesi non sia necessariamente invincibili. Né nella loro fase migliore.

Dopo una discreta striscia seguita all’eliminazione dall’Eurolega, l’EA7 ha perso all’ultimo turno a Trento, contro una formazione alla disperata ricerca della qualificazione, mostrando poca intensità. Aspetti non apprezzati dal coach Poeta, uno degli ex della sfida assieme a Beppe Mangone, oggi sulla panchina meneghina dopo tanti anni in biancorosso, e al general manager reggiano Marco Sambugaro, che con l’Olimpia ha esordito in serie A e ha vinto uno scudetto negli anni’90. Sempre a Trento, poi, è uscito in anticipo per un fastidio muscolare il centro Josh Nebo, forse l’elemento più determinante dell’organico. Quando sta bene è uno dei lunghi più dominanti d’Europa per forza, verticalità, rapidità e capacità di proteggere l’area, ma nei suoi anni milanesi è sempre stato limitato da guai fisici. C’è ottimismo rispetto al suo rientro per Gara 1, in alternativa Poeta rilancerà il veteranissimo Devin Booker, professore vero che in attacco può spiegare ancora basket a tutta Europa. Non si casca male, insomma, come normale con una rosa infinita. In vista dei playoff Poeta ha iniziato a cercare rotazioni chiare negli stranieri, per adeguarsi al vincolo dei sei elementi schierabili. L’ossatura prevede quattro esterni, il play Bolmaro, il realizzatore Brooks e i venerabili maestri tuttofare Guduric e Shields, il fortissimo LeDay come ala forte e Nebo in mezzo. Con questo assetto un ruolo importante lo giocano capitan Ricci, come sempre concreto e duttile, e Diop, primi cambi italiani dei lunghi stranieri.

Tra le guardie, l’abbondanza è enorme. Oltre al talentuoso Ellis, spesso in quintetto, Poeta può sempre scongelare il realizzatore Nico Mannion e gli esperti Tonut e Fiaccadori. Dodici elementi veri, e la banalità contiene la verità: è tutta gente che in altri contesti sarebbe titolare. Rispetto ad altre edizioni, questa Olimpia è costruita maggiormente sull’attacco, anche se poi i veri parziali li fa quando alza il livello di fisicità e della pressione con Bolmaro e Ellis, play di grande atletismo e altezza sopra media, e a cascata con tutta la rosa, consapevole di poter rischiare e aggredire grazie al presidio garantito dal troneggiante Nebo. La formazione di Poeta è terza per punti segnati, quasi 87 di media, e per quelli concessi, poco più di 80, qui alla pari con Reggio. Nonostante il potenziale offensivo anche vicino al ferro, è una squadra che appare molto dipendente dalle percentuali dall’alto e su tutto dalla produzione di uno dei giocatori più forti del campionato, la guardia Armoni Brooks, che viaggia a 16 punti di media. È un atleta di livello superiore con un’enorme coordinazione, doti che gli permettono di prendere sempre tiri in equilibrio, anche in situazioni complesse. Si prende 7. 3 bombe a gara segnandone 2. 8, pari al 37. 7%, e quando entra in ritmo diventa inarrestabile, anche perché con la sua esplosività può chiudere in area con enorme efficacia, ribadita dall’eccellente 66. 4% da due punti. I tentativi in area sono 4. 4 a gara, quasi 3 in meno rispetto a quelli da dietro l’arco.

La priorità è il tiro da tre, e quando le percentuali sono elevate l’Olimpia diventa difficile da arginare, perché gli altri solisti trovano maggior spazio, a partire da LeDay e da Shields, l’altro grande creatore di gioco dal palleggio. La variante non è da poco, perché questa Olimpia ha faticato a trovare alternative valide contro difese molto solide, e la Una Hotels rientra nel mazzo, e non ha gerarchie molto definite. Spesso, nelle sere negative di Brooks, sono mancate idee chiare. La superiorità fisica, l’esperienza e la tecnica individuale possono mettere tante pezze, così come le rotazioni molto più lunghe, aspetto cruciale giocando tre giorni. Per questo rimane la cliente più difficile, in una serie ravvicinata. Difficile, ma forse non ingiocabile. l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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