Il presidente Salerno: «Dobbiamo ritrovare il concetto di famiglia. Il mio errore più grande? Fracchiolla»
Il presidente della Reggiana spiega i motivi che hanno portato alla retrocessione nella terza serie e riflette sul futuro
Nessun passo indietro ma un “mea culpa” che il presidente Carmelo Salerno, nel corso del suo intervento al fianco dei soci Giuseppe Fico e Romano Amadei, ha ripetuto più volte. Infatti inizia la sua analisi, prima di parlare di presente e futuro, spiegando i motivi che hanno portato alla retrocessione nella terza serie. «Prima di parlare del futuro – premette Carmelo Salerno – voglio chiudere con il passato per spiegare come sono andate le cose non solo nell’ultimo anno ma negli ultimi due anni, perché secondo me siamo retrocessi anche l’anno scorso. E lo faccio, oltre che per assumermi tutte le responsabilità, soprattutto per non commettere gli stessi errori del passato. Perché quest’anno ci aspetta una stagione difficile e serviranno entusiasmo, compattezza e unità d’intenti». «Il Catanzaro ha fatto qualcosa di straordinario – dice – e il presidente Floriano Noto l’ha sintetizzato parlando del suo club come un insieme di cuore e famiglia. Le società di calcio è un’azienda a tutti gli effetti. Ma cosa produce? Produce delle emozioni. Quindi il fattore umano incide per l’80/90% sui risultati». Ed è su questo aspetto che Salerno mette l’accento.
«Ecco a noi negli ultimi due anni è mancato il fattore umano. È mancata la compattezza tra i soci – ammette senza giri di parole – tra presidente e direttore sportivo, tra direttore sportivo e allenatore, tra gli allenatori degli ultimi due anni e i calciatori». E anche su questo aspetto la sua visione torna al Catanzaro. «Avete visto l’espressione di Aquilani che io volevo portare già due anni fa alla Reggiana? Trasmetteva emozioni, anche io mi sono emozionato e gliel’ho scritto. Trasmette la voglia di giocare, la gioia di allenarsi duramente, il senso di appartenenza, il coraggio e lo stare bene insieme. Tutte cose che a noi sono mancate. Di questo mi potete accusare, ma non di aver interferito nella gestione tecnica. Sono tutte cavolate. Un allenatore non accetta consigli da nessuno». Tra le tante colpe che si assume Salerno, tutte per la verità, ce n’è più rilevante rispetto alle altre. «L’errore più grosso che ho commesso è stata la scelta del direttore sportivo Fracchiolla perché non era adatto a quel tipo di allenatore. Così come forse avrei dovuto evitare alcune dichiarazioni, per me goliardiche, come dire che avremmo vinto a Modena. O forse non direi che abbiamo la squadra più forte degli ultimi tre anni. Ma non si retrocede per un errore, ma perché negli ultimi due anni non c’è stata compattezza. E lo dico adesso perché quest’anno vorrei iniziare in un modo diverso altrimenti non arriviamo neanche a dicembre - conclude -. È fondamentale ritrovare il concetto di famiglia, ripartire dal fattore umano e ricucire anche il rapporto che si è perso da febbraio tra tifosi e proprietà».
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