Pallacanestro Reggiana, mercato: manca un play per chiudere il roster
Il gm Sambguaro cerca il regista d’ordine. Si vuole provare a replicare lo schema visto negli ultimi mesi del 2025-2026
Reggio Emilia Un volto nuovo per dare ordine e ritmo alla Una Hotels. Manca solo un tassello straniero, per completare l’organico biancorosso in vista della stagione 2026/27. Dopo le tante conferme, ben sette, e gli arrivi del centro Ogbeide e della guardia Rob Edwards, serve un regista per definire la rotazione base a dieci giocatori. L’undicesimo uomo sarà il rientrante centro Fainke, il dodicesimo un ragazzo del vivaio, probabilmente Luca Manfredotti. Dopo l’addio a Vitali, si potrebbe valutare anche un rinforzo italiano esperto, un elemento che non chieda troppo spazio ma in grado di dare un contributo in caso di emergenze, ma non è detto che questa squadra venga percorsa. E a ogni modo, la priorità riguarda il pezzo principale, il sesto straniero.
Un playmaker puro, si è detto, che quasi certamente sarà una novità per il mondo della Pallacanestro Reggiana. Mai trattato Weber, giocatore di valore ma per nulla adatto al nuovo impianto tattico, al momento anche Stephen Brown appare lontanissimo dalla Una Hotels. Non è un rifiuto a priori dell’atleta, anzi, ma semplicemente la volontà di puntare su un regista con caratteristiche differenti, ritenute più adeguate all’incastro con Edwards e coi confermati Barford, Rossato, Uglietti e Woldetensae. A inizio giugno, sul fronte esterni stranieri si puntava sulla permanenza di Barford da unire alla ricerca di un altro Caupain, ovvero un trattatore di palla che potesse dare punti e creatività e capace di dividersi tra i due ruoli.
Il terzo straniero sarebbe andato a cascata, come complemento dei due titolari. Poi, l’andamento del mercato ha condotto verso altre scelte. Forse saltata qualche trattativa, si è giunti alla possibilità di ingaggiare Rob Edwards, grande talento offensivo con fisico robusto alla caccia di una consacrazione europea dopo tanti anni di vagabondaggi in mezzo mondo. La dirigenza e Priftis hanno ritenuto che l’occasione fosse quella buona e hanno chiuso l’operazione, mutando quindi in corsa i piani iniziali. Edwards può portar palla, certo sa creare vantaggi con suoi 1 contro 1 e smazzare assist, ma di sicuro non è un playmaker. Discorso similare per Barford, grande difensore con punti nelle mani e buon trattatore dal palleggio. Si parla di due guardie in grado di adattarsi, e ora serve un regista puro, che dia ordine e si possa alternare con entrambi.
Si punta a replicare l’assetto costruito nel gennaio 2026, quello con Stephen Brown in quintetto a fianco di Caupain spostato in guardia e Barford impiegato come sesto uomo, anche per alzare la pericolosità della panchina. Per tre mesi, sino all’infortunio di Brown, questa impostazione ha regalato un basket spettacolare e vincente, una Una Hotels schiacciasassi e mai così scintillante. Pur con protagonisti diversi, e la solida efficacia di Caupain quasi impossibile da replicare, da qui si riparte. Il play dovrà dare equilibrio e rifornimenti, anche sotto canestro, affiancato dal cambio di ruolo Uglietti e da altri buoni palleggiatori, Rossato, Barford e Edwards. Che giocatore scegliere? La stazza non fa mai schifo, ma anche un elemento leggero non sarebbe un problema, visto gli "armadi" al suo fianco. Dovrà avere doti di lettura, saper trattare la palla e non soffrire troppo in difesa, prima di tutto. Rispetto a un Brown, vien da pensare che si cercherà qualcuno con maggior pericolosità perimetrale.
Edwards e Barford sono prima di tutto degli assaltatori, i loro tentativi dall’arco spesso arrivano dal palleggio, e un tiratore puro sugli scarichi, da affiancare a Rossato e Woldetensae, tornerebbe sicuramente utile. Se poi desse rapidità nel battere l’uomo, tanto meglio. Con questo scenario, si sondano quindi profili abbastanza distanti da Brown. Almeno per ora. Se poi tra qualche settimana non si fosse arrivati al dunque e Brown fosse ancora disponibile, magari il discorso potrebbe riaccendersi, ma al momento si guarda su soluzioni differenti. Il mercato Usa degli esterni è sempre fertile.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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