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Reggiana, il nuovo direttore generale dell’area tecnica Marroccu si presenta: «Reggio è una piazza appassionata, sono qui per dare una mano»

Nicolò Valli

Coordinerà le varie aree, con un occhio particolare all’aspetto sportivo

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Reggio Emilia «Reggio è una piazza appassionate e la società è serissima. Sono qui per dare una mano». Francesco Marroccu, 60 anni compiuti pochi giorni fa, ha le idee chiare su quello che è il suo impegno all’interno della Reggiana, che proprio una settimana fa lo ha annunciato come nuovo direttore generale dell’area tecnica. Un ruolo non così comune e che lui stesso chiarisce: «Dopo tanti anni di carriera sentivo di aver concluso il percorso da direttore sportivo e ora vorrei aiutare il club sotto tanti altri aspetti–dice–. Ho ricoperto diversi ruoli, ora sarò direttore generale, vale a dire coordinatore delle varie aree, con un occhio particolare all’aspetto sportivo».

Quindi avrà voce in capitolo sul mercato?

«Il segreto è il lavoro di squadra. Ho trovato bravissimi professionisti a partire da Marco Bernardi e Nicola Simonelli. Le trattative le porterà avanti il ds, ma tutti insieme potremo aiutarci: chi dando un consiglio, chi rispettando pratiche e bilancio, chi, come il mister Tesser, avallando le scelte o bocciandole. A proposito del mister, ha garantito serietà rimanendo in un momento complicato (dopo gli addii di Tosi e Vacondio, ndr)».

Com’è nata la possibilità di arrivare alla Reggiana?

«In più occasioni, negli ultimi anni, ho avuto la possibilità di firmare per questo club. Dopo l’addio di Roberto Goretti, il presidente Salerno mi contattò ma avevo già preso accordi con l’Hellas Verona. Poi, l’anno scorso, una cordata di imprenditori interessati all’acquisto della società mi ha chiesto di fare da general manager, ma alla fine non se ne fece niente. Infine, sempre Salerno mi ha chiesto di subentrare a stagione in corso, ma non me la sentivo».

E stavolta, cosa l’ha convinta?

«Salerno e Fico mi hanno parlato al centro sportivo illustrandomi di cosa aveva bisogno la società e così ho risposto presente».

Dunque non sarà il tramite per eventuali imprenditori?

«In questo momento, con le condizioni di salute del nostro patron Amadei, mi sembra ingeneroso speculare. Il Cda ha nominato un advisor (Corrado Baldini, ndr) dedicato a queste tematiche, noi dobbiamo pensare ad altro; in ogni caso, mi pare che Amadei abbia detto che vuole fare una squadra ambiziosa e che sino a fine anno non vuole cedere il club. Come andare contro la sua volontà?».

Incontrerà il patron?

«Sarebbe un onore, la Reggiana è riconosciuta come società che ha alla guida una delle famiglie più solide della Regione. So che l’età è quella che è ma da quello che leggo non è mai banale in quello che dice. Gli faccio un grosso in bocca al lupo».

La vedremo più al campo o più in sede?

«In entrambi i posti. Questa società ha bravi professionisti ed è anche bello, alla mia età, valorizzare i talenti. Anche a livello amministrativo il bilancio che avevo visto era perfetto. Bernardi e Simonelli saranno il mio braccio destro e sinistro, ma ci sono altri ottimi capi area».

Come ha trovato la squadra?

«Si sta allenando bene, sapiamo l’obiettivo ma non diciamo niente anche perché il girone è complicato. Un plauso va fatto a quella che io chiamo la “squadra fantasma”: magazzinieri, pulizie, custodi. Il primo giorno ho visto in via Agosti come funziona questa macchina ed è tutto perfetto».

Per cosa vorrebbe essere ricordato a Reggio?

«Come uno che se dice una cosa, la mette anche in pratica. Poi, ovviamente, per il risultato».

C’è poi il tema del settore giovanile...

«È bello vedere che cinque ragazzi sono inseriti in pianta stabile in prima squadra. Il calcio ormai va sempre di più nella strada della sostenibilità. Vogliamo rendere il nostro settore giovanile un’eccellenza». Nella sua carriera ha lavorato in piazze importanti, cosa sa di Reggio? «Non ho mai affrontato la Reggiana ma ammiravo Gianfranco Matteoli, sardo come me. Ho iniziato presto, da giocatore: studiavo medicina per volontà della mia famiglia ma ai posti dei globuli rossi c’era il pallone. Dopo Nuoro e Cagliari, ho vissuto ottime esperienze tra Ascoli, Feralpisalò, Brescia, Genoa e Verona senza tralasciare l’estero».

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