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Guidonia-Reggiana, Menichini avverte i granata: «Squadra forte e ambiziosa, sarà una gara difficile»

Wainer Magnani
Guidonia-Reggiana, Menichini avverte i granata: «Squadra forte e ambiziosa, sarà una gara difficile»

L’ex tecnico granata conosce bene i laziali. Su Tesser: «È esperto, sa far giocare bene le sue squadre e ottenere risultati»

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Reggio Emilia Da una parte la Reggiana, dall’altra il Guidonia, società che Leonardo Menichini conosce molto bene avendola allenata quando portava ancora il nome di Monterosi Tuscia. L’esperto tecnico, che conserva anche un ottimo ricordo dell’esperienza sulla panchina granata, analizza il momento delle due squadre e le prospettive della stagione. Per Menichini il Guidonia rappresenta una realtà in forte crescita, sostenuta da una società ambiziosa e da una struttura dirigenziale di primo livello. «Il Guidonia - racconta - ha una proprietà forte e una società che ha alzato notevolmente l’asticella. Il presidente è molto determinato e il direttore sportivo è Fabrizio Lucchesi, un dirigente di grande esperienza che ha lavorato in Serie A e conquistato uno scudetto con la Roma. Conosce il calcio in maniera profonda e ha costruito una squadra importante». Secondo l’allenatore, la filosofia del club laziale è chiara: puntare alle posizioni che contano senza affidarsi alle logiche del minutaggio.

«Non hanno costruito la squadra pensando agli incentivi per i giovani - sottolinea -. Hanno allestito un organico esperto e competitivo, con l’obiettivo di stare nelle zone alte della classifica e non semplicemente di salvarsi. Hanno preso giocatori di valore come Ferrari, attaccante che ha giocato in piazze importanti come Vicenza e Salernitana, senza dimenticare Vertainen e diversi giovani molto interessanti». Menichini ha seguito da vicino anche l’esordio stagionale del Guidonia. «Li ho visti contro il Gubbio e mi hanno fatto un’ottima impressione. Hanno disputato una grande partita vincendo 3-0 e dimostrando qualità in tutti i reparti. Per la Reggiana sarà una gara difficile ed equilibrata» dice. A incidere potrebbe essere anche il contesto ambientale. «Si gioca su un campo sintetico e in un ambiente generalmente tranquillo. Alla prima giornata erano presenti circa mille spettatori - racconta -. Con l’arrivo della Reggiana probabilmente ci sarà qualche tifoso in più. Rimane comunque una piazza dove la pressione è decisamente inferiore rispetto a città come Reggio Emilia o Spezia, anche se le ambizioni della società sono aumentate». Sul fronte granata, l’ex ha osservato alcuni spezzoni delle prime uscite stagionali. «Ho visto la partita con il Gubbio. La Reggiana non ha disputato una delle sue migliori prestazioni e probabilmente gli umbri, alla lunga, avrebbero meritato il pareggio. Però parliamo di una squadra di livello. Mancavano alcuni giocatori e nel frattempo il gruppo sarà certamente cresciuto sotto l’aspetto dell’intesa e della condizione. La Reggiana deve sempre puntare in alto e giocare per vincere». L’ex allenatore granata si sofferma poi sul livello generale della Serie C, un campionato che conosce alla perfezione. «Per fare bene servono giocatori forti che conoscano la categoria. Vanno bene gli elementi esperti, purché siano trainanti e positivi per il gruppo. Qualcuno può arrivare anche dalla Serie B, ma deve avere le motivazioni giuste. Avere un passato importante non basta: in Serie C bisogna correre, lottare e sporcarsi le mani ogni domenica. La Serie B è un’altra realtà». E sulle favorite del girone aggiunge: «Vincere non è facile per nessuno. La Reggiana troverà avversarie di valore come Spezia, Pescara, Perugia, Ravenna e altre squadre attrezzate. Sarà un campionato molto competitivo». Parlando della panchina granata, Menichini spende parole di stima per Attilio Tesser. «Lo conosco bene. È un allenatore esperto, capace di fare giocare bene le sue squadre e soprattutto di ottenere risultati. Poi sul concetto di bel gioco si può discutere all’infinito: alla gente interessa vincere. Una prestazione sufficiente diventa ottima se arrivano i tre punti, mentre la stessa partita senza vittoria viene criticata. L’ideale è giocare bene e vincere, ma non sempre è possibile. E poi per vedere una bella partita bisogna essere in due». Inevitabile un passaggio sui suoi anni a Reggio Emilia, esperienza che ricorda con grande affetto. «Conservo un bellissimo ricordo. Nel primo anno subentrai a Colucci e riuscimmo ad arrivare fino alla finale playoff di Firenze, disputando una stagione da protagonisti. Rimasi anche l’anno successivo, ma subentrarono alcune problematiche legate alla proprietà dell’epoca. Nonostante questo mi sono trovato benissimo. Ho trovato una città accogliente, uno stadio importante e tifosi meravigliosi, passionali ma sempre corretti e sportivi». Il futuro, infine. «Gli stimoli non mi mancano. Ho ancora voglia di rimettermi in gioco e sento di poter dare molto al calcio. L’esperienza è un valore importante, ma non basta mai: bisogna restare aggiornati, lavorare e stare sempre sul pezzo» conclude.l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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