Gazzetta di Reggio

Dopo più di 80 anni la pulitrice da semole ritorna... a casa

Dopo più di 80 anni la pulitrice da semole ritorna... a casa

Fu costruita negli anni ’30 alle Reggiane e spedita in Sicilia Riatti padre e figlio l’hanno trovata e rimessa in sesto

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La storia di questa macchina parte da Termini Imerese, in provincia di Palermo. Ma la Fiat non c’entra. È una pulitrice da semole costruita alla fine degli anni Trenta alle storiche Officine Reggiane e inviata in Sicilia, dove rimase per oltre mezzo secolo e da poco ha fatto rientro nel suo luogo “di nascita”, recuperata e ricostruita da persone che da anni spendono il loro impegno per non fare andare disperso il patrimonio della celebre azienda della nostra città.

L’ingegner Adriano Riatti, insieme al figlio Paolo, ha recuperato a oggi oltre 18mila documenti (schede, manuali, fotografie, fogli tecnici e tanto altro) che sono stati scannerizzati e archiviati nella mediateca dell'università.

Una passione, quella per la storia delle Reggiane, che gli è stata trasmessa: «Mio padre ci ha lavorato per 35 anni, quindi in casa ne ho sempre sentito parlare. I racconti poi si sono tramutati in un interesse che ho trasmesso a mio figlio. Da vent’anni insieme ci occupiamo della digitalizzazione di un patrimonio che è a disposizione di tutti da quando è diventato un archivio digitale tutelato dall’università. Poi con l’Auser di Cavriago è nato il resto, ovvero coi modellisti Lino Terzi e Franco Cucchi è iniziata la realizzazione di modelli volanti di velivoli; col tempo si sono aggiunte altre preziose mani esperte, come quelle dei componenti del Safre, gli amici della ferrovia».

La pulitrice da semole – un “gingillo” da 15 quintali, lungo tre metri e alto due che oggi si trova nel Tecnopolo – ha funzionato per tanti anni all’interno di un pastificio siciliano. Un giorno Riatti venne contattato dal signor Nunzio Russo, che ricordava che nel pastificio del nonno c'era una macchina costruita proprio alle Reggiane.

Il nonno ordinò il macchinario alle Reggiane nel 1939, ma a causa dei venti di guerra che spiravano a quel tempo, decise di non ritirarlo, e di farlo nascondere nei sotterranei dell’azienda fino a tempi migliori. Erano gli anni nei quali le Reggiane producevano caldaie, carri ferroviari, macchine agricole e si cimentavano anche in un filone forse meno noto ai più, quello delle macchine per mulini e pastifici.

Nel periodo post bellico continuò la produzione ferroviaria, quella di macchine per le miniere (tanto per restare in Sicilia, tutta la zona del nisseno utilizza macchinari e attrezzature delle Officine Reggiane), e quella di aerei – molti dei quali utilizzati proprio anche in guerra – sulla quale si incentra gran parte della ricerca di Riatti. A guerra finita, la macchina venne spedita in Sicilia dove rimase fino a pochi mesi fa, quando venne organizzata una nuova spedizione, questa volta con rotta opposta, e completamente smontata.

Nel corso delle operazioni di rimontaggio Riatti, coadiuvato dall’amico Gabriele Cabassi – anche lui ex lavoratore delle Reggiane – ha potuto ammirare da vicino la perfezione e il funzionamento degli ingranaggi, che non hanno per nulla risentito dell’usura e del tempo a dimostrazione della grande qualità del lavoro delle storiche officine.

Dopo circa quattro mesi di montaggio, la pulitrice sarà ufficialmente inaugurata domani.

Andrea Vaccari

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