Gazzetta di Reggio

Le Officine Reggiane rivivono nell’opera di Alessandra Calò

SIlvia Parmeggiani
Le Officine Reggiane rivivono nell’opera di Alessandra Calò

L’artista è stata segnalata al Premio internazionale Celeste. Ha sovrimpresso il volto di un lavoratore a una carta tecnica

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Non è arrivata in finale ma con il suo ritratto “Vita senza fine”, opera che unisce la grafica alla fotografia, Alessandra Calò è stata segnalata dal CelestPrize2014 , costola internazionale del più antico Premio Celeste dedicato alla promozione del lavoro di artisti sia affermati che emergenti.

L’immagine con cui Alessandra ha partecipato al premio ritrae uno storico dipendente delle ex Reggiane ancora vivente, Luciano Iemmi: un ritratto su cui l’artista reggiana ha sovrapposto disegni tecnici trovati in terra alle ex Officine Meccaniche per un lavoro che ha unito fotografia, grafica e ricerca estetica.

Perché proprio un progetto sulle Reggiane?

«Sono sempre stata affascinata dalle zone industriali – spiega Alessandra – e quindici anni fa, finalmente, ho avuto la fortuna di averne una vicino casa, sormontata dalla scritta gialla “Reggiane”. E poi per me Santa Croce è un quartiere esotico: è quello che ho sempre desiderato ma non ho mai avuto, avendo trascorso gran parte della mia vita in una zona residenziale vicino al mare. Santa Croce mi ricorda l’Iran, in cui ho vissuto dai sei ai nove anni: popolare, unico, solidale. Anche a Bandar Abbas, all’interno del campo dove vivevano solo le famiglie dei lavoratori (tra cui la mia), ognuno si metteva a disposizione per il bene della comunità. A Santa Croce, quando c’erano le Reggiane le mogli dei dipendenti sfamavano un quartiere con il raccolto portato dai contadini dei dintorni».

Quanto è durato questo progetto?

«Il mio percorso è cominciato verso la fine del 2012 quando ho recuperato cianocopie ed elicopie che in seguito ho poi sovrapposto ai miei scatti. Nell’inverno del 2013, grazie ad Antonio Canovi e al circolo Pistelli – che ora si chiama Atelier Bligny e che una volta era il “dopolavoro” delle Reggiane – ho intervistato e fotografato chi aveva lavorato nella fabbrica dalla metà degli anni Quaranta fino alla chiusura. Il primo progetto ha preso forma nel maggio dello stesso anno all’interno del circuito Off di Fotografia Europea. L’ho intitolato “Vite senza fine” per rievocare il ricordo degli anni di lavoro dei dipendenti, ma anche in riferimento a una dicitura tecnica usata in ambito industriale (indica una ruota cilindrica elicoidale con una filettatura incompleta). È un progetto a cui tengo particolarmente: le storie che ho ascoltato mi sono rimaste dentro».

Ma come si è sviluppata concretamente l’idea?

«La mia ricerca parte sempre dal recupero della memoria. Dalle interviste fatte ai dipendenti sono emersi degli aspetti che non avrei mai immaginato: ho parlato con una testimone oculare dell’eccidio delle Reggiane, con un novantenne che ha creato uno dei primi sindacati in Italia, con un ex “scalda-chiodi” che a quattordici anni raccattava rottami e macerie di guerra per far ripartire la fabbrica. Queste storie hanno contribuito a costruire lo spessore del mio lavoro fotografico. Da spettatrice ignara dei fatti mi sono concentrata sull’emotività. Volevo che le immagini parlassero delle Reggiane, senza tuttavia descriverle: ho creato una sorta di allegoria sul tema del lavoro, dove i lavoratori ci guardano e si raccontano».

Perché accostare le carte tecniche ai volti dei dipendenti?

«Sovrapporre immagini mi fa pensare al tempo che passa e alla vita che si arricchisce di strati. E poi i disegni tecnici sono capaci di sollevare inquietudini e interrogativi sul rapporto fra l’uomo e la macchina: quali saranno le nuove forme di lavoro? In che modo queste metteranno al centro l’uomo e le sue idee? I lavoratori ci guardano: la risposta spetta anche a noi».

Ora la segnalazione del Premio Celeste. Una bella soddisfazione?

«Un risultato inaspettato: è una bella opportunità essere valutata e segnalata da una giuria internazionale».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google