Sul palco dell’Ariosto la danza del ballerino-filosofo Dubois
Oggi (alle 18) l’appuntamento è con “Souls” con sei danzatori di paesi africani Il coreografo: «Sono anime che attraversano il deserto, dalla vita alla morte»
REGGIO EMILIA. La danza ritorna al Festival Aperto presentando Olivier Dubois, uno tra i coreografi più interessanti del momento, erede nella direzione del Ballet du Nord (Centre Chorégraphique National de Roubaix Nord-Pas de Calais) di Carolyn Carlson.
Danzatore molto speciale e coreografo di punta, Dubois ha conquistato il pubblico e la critica con un catalogo di pièces ormai importante, del quale occorre almeno ricordare i recenti “Prêt à baiser”, “Révolution” e “Tragédie” applauditi anche in Italia. Approdato nel mondo della danza in maniera non canonica, si è aggiudicato il Premio speciale del pubblico dal Syndicat professionnel de la critique nel 2007 per il suo percorso di interprete e per la produzione “Pour tout l’or du monde”.
Nell’ambito del Festival promosso da I Teatri presenta oggi, alle 18, al teatro Ariosto il suo “Souls”, per “sei danzatori di diversi Paesi africani”. Lo stile coreografico di Dubois, subito riconosciuto come interprete di grande spessore, pur filosofico e meditativo, non rinuncia mai ad una propria solidità visiva, calando sempre lo spettatore in mondi suggestivi da cui trarre riflessioni estetiche ma anche etiche. “Souls” fa dell’Africa il proprio materiale drammaturgico. È Il Cairo, infatti, che ha visto nascere questo titolo, presentato al Falaky Theatre nel dicembre 2013. La capitale egiziana è stata il luogo d’incontro dei sei interpreti, differenti per formazione e fisicità, cercati da Dubois percorrendo il Continente nero in lungo e in largo. Per Dubois sono come sei anime che attraversano il deserto, un cammino dalla vita alla morte, una danza macabra, un’inutile fuga da un destino ineluttabile, un percorso sabbioso e accidentato per sei danzatori africani accompagnati dal rullare ossessionante e ostinato di tamburi.
«Immaginate se noi, sei miliardi di persone, decidessimo contemporaneamente di fare un passo nel senso inverso alla rotazione della terra... metteremmo l’ordine del mondo e il destino in discussione e quindi giocheremmo a fare gli dèi – spiega Dubois pensando a “Souls” – Qual è il peso della nostra umanità? Come valutare l’impatto dei nostri passi? Non ci sono spiegazioni concrete, nessun proposito particolare che giustifichi l’emergere di questo desiderio... Un paradigma artistico. L’assoluta necessità di incontrare “l’autentico e arcaico” battere della terra, la “danza” originale, il perché dei nostri corpi agitati. La nascita della danza e afferrarne l’eredità».
Giulia Bassi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
