I selfie che “barano” di Torelli in una collettiva a Venezia
L’opera dell’oste-fotografo di Poviglio tra quelle di 50 artisti internazionali
POVIGLIO. È stata inaugurata pochi giorni fa la mostra “Internetion Art in Venice 2014” alla galleria d’arte Cà Zanardi, di Venezia. La mostra è una collaterale della Biennale di Architettura ed è organizzata dal fotografo professionista di fama internazionale Fausto Brozzi. Saranno presenti installazioni di oltre 50 artisti provenienti da tutto il mondo, e una di queste opere sarà quella di Gianni Torelli, di Poviglio. L’opera si intitola “Bar...ando!” ed è un’allegoria della manìa sempre crescente del farsi i famosi “selfie” e della moda, ormai stucchevole, del voler apparire sempre e in ogni luogo, magari sperando nel dono dell’ubiquità.
«Lo scatto, ritrae l’amico e collega fotografo Simone Zarotti – ha spiegato Torelli – che si è prestato a fare da modello in diverse pose e che ringrazio per la pazienza: all’interno dello stesso ambiente (un bar, appunto), ed è una prova tecnica sia sul campo, che in post-produzione, per poter ottenere l’effetto visivo desiderato. La stessa fotografia verrà esposta anche nella mostra, organizzata sempre nelle suggestive aree della galleria Cà Zanardi, dal titolo “Venezia Misteriosa” che rimarrà aperta al pubblico fino all’inizio di dicembre. Dal 7 novembre un altro mio scatto, tutt’ora in fase di realizzazione, farà parte dell’esposizione che si terrà presso il “Grand Hotel de la Ville” di Parma e che si protrarrà fino all’inizio del 2015». Gianni Torelli svolge principalmente la professione di oste all’Osteria da Bortolino di Viadana (Mn). Impegno che assorbe gran parte delle sue giornate ma, nel tempo libero, coltiva la sua passione per la fotografia che si è pian piano trasformata in un secondo lavoro, con alcune decine di servizi all’attivo, tra aziendali, sportivi e reportage matrimoniali. Nato e vissuto a Poviglio per 40 anni, da qualche mese risiede nel mantovano dove lavora da ormai un decennio. È in terza media che si affascina alle macchine fotografiche, e che comincia a sviluppare pellicole tra acidi e fissanti. Insieme a un grandissimo appassionato, il professore di educazione artistica, si trovavano fuori orario scolastico in un sottoscala a sviluppare foto in bianco e nero in una vera e propria camera oscura.
È grazie all’avvento del digitale e alla possibilità di avere una “camera oscura sul computer” personale che la voglia di scattare è rientrata prepotentemente nella vita di Torelli. «Dapprima i paesaggi, partendo dalla nostra piatta e difficile pianura fino all’altro capo del mondo, con viaggi tanto affascinanti quanto indimenticabili, da ricomporre e creare con i miei scatti dei reportage di viaggio per condividere le emozioni – ha detto ancora Torelli – E protagonisti assoluti delle mie “fughe dall’ordinario” diventavano pian piano i volti e le espressioni, i sentimenti e gli sguardi, i gesti e le situazioni quotidiane delle persone che incrociavano il mio obiettivo, trasformandosi in reportage di viaggio. Tante prove, tanti errori, tanta passione, tante “sbirciatine” ai più bravi, tanto studio, tanti corsi e poi hanno cominciato ad arrivare le prime soddisfazioni: piccole mostre sui muri di locali di amici (che ringrazio caldamente), opere commissionate da amici & sconosciuti, un fotolibro-raccolta autoprodotto». Nel corso di una mostra viene notato da Fausto Brozzi, che lo invita all’esposizione di Cà Zanardi. «Questa partecipazione – ha concluso Torelli – in realtà, è la mia “seconda volta”: già nel 2011, sempre a Cà Zanardi, la mia opera “Fuori Rotta” è stata vista da oltre 3.500 visitatori in meno di 25 giorni di esposizione. Esser stato invitato nuovamente, mi riempie, ovviamente, di orgoglio».
Mauro Pinotti
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