I 50 anni dell'Autosole raccontati in tv
Da domani su Raiuno la fiction sulla costruzione della “strada dritta” che cambiò Reggio Emilia e l’Italia
REGGIO EMILIA. C’erano i campi coltivati, quasi sterminati, a perdita d’occhio, i filari di viti, gli olmi e il tutto punteggiato dai casolari delle famiglie contadine. Fino a qualche decennio fa era praticamente tutta così la Val Padana. Poi, era il maggio 1956, arrivarono le ruspe, le gru, i camion, centinaia di operai e tecnici. Tutti insieme per un’impresa importante, quasi ciclopica: costruire una nuova strada, anzi meglio, un’autostrada. Quella passata alla storia come l’Autostrada del Sole.
Anche Reggio Emilia e il suo territorio furono direttamente coinvolti in questa straordinaria opera di ingegneria. Oggi sembra tutto “normale”, ma 50 anni fa si trattò di un’impresa quasi epica.
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Tratto dal romanzo di Francesco Pinto, il film “La strada dritta”racconta le vicende degli uomini impegnati nella progettazione e costruzione di un'opera impossibile. La prima strada a scorrimento veloce, per unire finalmente il nord e il sud dell'Italia. Uno dei simboli del progresso di quegli anni. L'Autostrada del Sole accorciò così le distanze: permise agli italiani di andare in vacanza, trasportare merci più velocemente lungo lo stivale, intraprendere nuove avventure.
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Una storia tutta italiana, fatta da uomini italiani e interpretata da un cast artistico tutto made in Italy. Ennio Fantastichini interpreta l'ingegnere Fedele Alcova, amministratore delegato di Società Autostrade. Il trascinatore di un manipolo di uomini con una storia personale da riscattare. Uomini che dicono e fanno. Accanto a lui vuole il progettista Giovanni Nigro, interpretato da Giorgio Marchesi, scampato alla campagna di Russia al prezzo del suo onore. Gli uomini venuti dal sud, per salvarsi dalla fame in un lavoro dignitoso sono tanti.
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