I gioielli artistici della Ghiara tornano visibili
Terminato l’intervento di restauro del museo: sabato il nuovo percorso sarà aperto al pubblico
REGGIO. Ci sono il disegno originale di Lelio Orsi del 1569, dal quale Giovanni Bianchi detto Bertone ricavò 4 anni dopo il celeberrimo dipinto della Madonna della Ghiara conservato sull'altare laterale della basilica, la corona d'argento della Madonna, dorata e ornata di gemme, realizzata nel 1674 dall'orafo Matteo Augusta, pregevolissimi quadri e arredi sacri del Seicento e del Settecento. E' davvero una “miniera abbandonata” di tesori da riscoprire il museo della Ghiara che verrà riaperto al pubblico sabato alle 16,30 dopo i lavori di restauro e riallestimento curati dal Soroptimist Club reggiano nel cinquantesimo anniversario della sua fondazione.
IL COMPLESSO EDILIZIO. La basilica, con gli attigui chiostri, è da sempre di proprietà del Comune, che la fece erigere alla fine del Cinquecento presso il convento dei Servi di Maria nel luogo in cui alla venerata immagine della Madonna era attribuito il primo miracolo, la guarigione del sordomuto Marchino. Ora il Comune ha l'intenzione di valorizzare appieno il patrimonio artistico conservato nel museo situato al piano terreno del corpo di fabbrica che separa i due chiostri del convento.
«L'insieme di questi edifici – spiega Gino Farina, presidente della Fabbriceria della Ghiara – è affidato ai Servi della Chiesa, che non hanno forze sufficienti. Quindi il museo, fondato nel 1982, era abbandonato da anni. Lo si poteva visitare durante la Giarèda, nelle principali feste religiose e solo su appuntamento in altri giorni. Occorre la collaborazione dei volontari per aumentare i periodi di apertura. Intanto lo si aprirà a dicembre il giorno 8 e nelle domeniche». In passato la basilica attraeva anche da terre lontane folle di pellegrini in cerca della grazia. Oggi il museo potrebbe aumentarne l'attrattiva turistica.
COSTI DEL RESTAURO. Per rimetterlo a nuovo sono stati spesi circa 20mila euro, di cui 14mila per l'impianto di illuminazione e gli altri per il risanamento dei muri scrostati, la pulizia delle teche e il riordino delle collezioni. Vi hanno contribuito le aziende Credem, Edilgrisendi, Keracoll, Antico cotonificio veneziano, Tecton, B&B, Viabizzuno, Cacciavillani e Arte Arredo. Domenica Tassoni, presidente del Soroptimist, ed alcune iscritte hanno fornito una preziosa collaborazione professionale.I Musei civici, sotto la guida della dirigente Elisabetta Farioli, hanno sovrinteso ai lavori.
LE OPERE ESPOSTE. Il restauro ha fornito l'occasione di riorganizzare il percorso espositivo ed arricchirlo con opere prima esposte nei musei civici o custodite nei magazzini. Di fronte all'ingresso spicca la Beata Vergine della Ghiara dipinta nel XVII secolo da Carlo Bononi e acquistata dalla direzione museale nel 1986. Nella prima sala sono esposte una pala dell'Annunciazione di Carletto Caliari, un'opera di Biagio Spagni di proprietà dell'ospedale Santa Maria Nuova, un pregevole gruppo scultoreo e la sinopia del quadro di Bertone. Nelle altre sale si notano il quadro di Giuseppe Romani con San Rocco, San Francesco ed altri santi, la tela di Lorenzo Franchi con San Girolamo, San Giovanni e gli angeli intenti alla traslazione della casa di Loreto e un dipinto raffigurante i sette padri fondatori dell'ordine dei Servi della Chiesa. Sono degni di nota, inoltre, i candelieri realizzati dagli orefici romani Gian Francesco Frangi e Marco De Marchi fra il 1631 e il 1634, che furono donati dal duca Francesco I d'Este dopo la pestilenza, i preziosi gioielli donati al santuario, le pianete e gli altri abiti liturgici riccamente decorati. Luciano Salsi
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